Libere negli anni

“Per rimuovere il piano dei pregiudizi e degli stereotipi sulla vecchiaia femminile è necessario smobilitare il pensiero che ha costruito le asimmetrie e le diseguaglianze fra i sessi a svantaggio di quello femminile, e svincolare l’immagine della donna dall’interpretazione ideologica e dimidiante che l’ha accompagnata nel tempo”. Comincia con il racconto della costruzione sociale delle differenze discriminanti il saggio“ Invecchiare al femminile” scritto da Eide Spedicato, sociologa e docente dell’Università d’Annunzio. Per le donne la vecchiaia comincia presto e prima, anche se c’è chi dice che l’avanzare dell’età fa diminuire le differenze di genere.

Valutazione parziale se si presta attenzione al linguaggio, alla rappresentazione “poiché la vecchiaia si vive sì nel corpo, ma soprattutto nel contesto in cui si è parte” fa notare la sociologa, che propone un percorso attraverso la storia, la filosofia, la letteratura, il cinema, il giornalismo offrendo a chi legge materiali per capire quanto siano state e siano ancora forti le resistenze culturali nei confronti delle donne anziane. Una dietro l’altra si susseguono le citazioni che ci aiutano a ri-costruire il racconto deformato che ci è stato consegnato: da Esiodo a San Paolo, da Oddone di Cluny a Rabelais, a Rousseau che scriveva “piacere agli uomini, essere loro utili, farsene amare e onorare, allevarli da giovani, curarli da adulti, consigliarli, consolarli, rendere loro la vita gradevole e dolce, ecco i doveri delle donne in tutti i tempi, e ciò che si deve insegnare loro fin dall’infanzia”. Poche le eccezioni e le voci dissonanti.

Spedicato ricorda Socrate che riconosceva come sua maestra di retorica una donna, Aspasia, e poi Christine de Pizan, scrittrice laica del Quattrocento sostenitrice dell’eguaglianza tra i sessi e dell’istruzione come strumento per eliminare le asimmetrie tra maschile e femminile. Nei secoli successivi cresce il dibattito e il numero di coloro che credono che nel ruolo della conoscenza. In Inghilterra Mary Astell invita le donne a nell’educazione per creare dentro di sé una bellezza permanente che possa avere la meglio anche sulla vecchiaia. Poi c’è il secolo dei Lumi che crede nella pedagogia, ma nel Dizionario Filosofico di Voltaire la voce “Donna” non sfugge al cliché: “Fisicamente, la donna è, per la sua fisiologia, più debole dell’uomo, il flusso periodico di sangue che la indebolisce, le malattie provocate dalla sua soppressione, la durata delle gravidanze, la necessità d’allattare i figli e di accudirli assiduamente, la delicatezza delle loro membra, le rendono poco atte ad ogni tipo di lavoro, a tutti i mestieri che richiedono della forza e della resistenza”. Eide Spedicato non si arrende e va alla ricerca della voce delle donne che si opposero, contrastarono: sovrane, intellettuali, badesse e sante, ma è soprattutto nel Novecento che la donna “prende la parola, assume il controllo della propria rappresentazione, propone per sé modi di realizzazione diversi dal passato, quantunque in uno scenario mai del tutto sgombro da inerzie culturali inceppanti e non egualitarie. Va da sé che delegittimare gli articoli di quel codice sociale filisteo che di loro ha dato il passato, e disfare il discorso sociale e simbolico che le ha congelate in finzioni e prassi imposte, non è operazione semplice”.

Il cammino è iniziato, anche se i volti segnati dalle rughe quando appartengono alle donne fanno fatica a farsi vedere. Rughe fisiche e spirituali che rendono difficile anche l’accettarsi forse perché consapevoli del non essere accettate, dell’essere invisibili. “Non mi togliere neppure una ruga. Le ho pagate tutte care” raccomandava Anna Magnani al suo truccatore scardinando conformismi e trite equazioni tra decadenza e senilità. E se la vecchiaia fosse la stagione della vera libertà? Di una realizzazione di sé a lungo inseguita e realizzata solo in parte? Ma quando inizia la vecchiaia? E soprattutto esistono “pari opportunità” di vita non solo tra i generi ma all’interno di uno stesso genere? C’è un cambiamento non solo possibile, ma già in atto, donne impegnate a riscattare, scrive Spedicato:“ il peso di un destino di doppia marginalità: di genere e di età”.

Cita dati e studi l’autrice, parla di inciampi e soluzioni. Tra i primi ci sono i limiti biologici, l’insufficienza del sistema dei servizi, c’è che “la donna è bruscamente spogliata della sua femminilità” come ha scritto Simone de Beauvoir, ci sono i contrastati percorsi esistenziali tra l’essere e il voler essere in una realtà sociale non facilitante, c’è il fatto che le donne anziane hanno sperimentato “la cultura delle impari opportunità e della cittadinanza incompiuta e limitata”, ci sono le logiche paternalistiche e androcentriche della politica, ma c’è anche un punto di forza ed è per molte che invecchiano l’essere “viaggiatrici senza bagaglio e senza itinerario prefissato”, l’avere la capacità di progettare e non di interpretare copioni prestabiliti.

Né nonna grassoccia della pubblicità di una famosa varechina né velona di una tv imbarbarita, né befana deforme o strega di tanta favolistica. Certamente continua a pesare il significato simbolico del corpo, ci sono due pesi e due misure come fa notare a ragione Lorella Zanardo: “…dal momento che la nostra è la società dell’apparire non è bastato, per esistere, lavorare come gli uomini. In più rispetto a loro, dovevamo preoccuparci anche del nostro aspetto”. Insomma c’è ancora molto da fare contro la dittatura di un pensiero ruvido per uscire dalla “prigione dei significati simbolici” che hanno imbrigliato la donna.

 

Eide Spedicato Iengo Invecchiare al femminile, Franco Angeli Milano 2015, 192 pagine, 25 euro

 

 

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