Il Mediterraneo è un mare plurale

 

cop.aspxI racconti/saggi di Toni Maraini si connotano con l’immagine dello scrittore Abdallah Zriqa che – rievocando la sua infanzia in un quartiere popolare di Casablanca mentre la famiglia si trova attorno al vassoio del tè a parlarsi – scrive: “per me la teiera è simbolo inseparabile del racconto… un racconto senza fine in perpetuo movimento circolare”. È un modo per invitare chi legge questo libro a sostare attorno al Marocco, e a considerare ad esempio che come per il tè – che lì ”accompagna la vita e anche l’aldilà” – così è successo con il caffè e il pomodoro in Italia: “introdotti circa tre secoli fa da estranei”, sono diventati simbolo nazionale. L’intento appassionato dell’autrice, fra analisi storicopolitiche, testi di scrittori arabi e racconti poetici, è quello di sottolineare il variegato patrimonio che arricchisce ogni cultura e educa la persona a convivere. Infatti il Mediterraneo “non è nostro né loro”, è un mare plurale: ricorda così, ritrovando una cartolina degli amici Abdlkhébir Khatibi e Vincenzo Consolo, la pluralità delle radici maghrebine per cui il primo invitava a “saper essere l’Altro dell’Altro”, impegnandosi in un “esercizio di alterità” mentre il secondo criticava le chiusure verso altre culture, tessendo così legami tra le due rive del mare di mezzo.

Se è vero che oggi abbiamo più che mai bisogno di riferimenti che incarnino profondità di legami e antidoti alla paura, Averrorè per Toni Maraini rappresenta tutto questo, tramite un percorso oltre il muro delle incomprensioni. Anche in tempi recenti nel mondo arabo-musulmano (e non solo) è stato studiato a fondo e ne è emersa una figura “attuale, prismatica e complessa”, che pone al centro degli scritti “il dialogo interculturale, la laicità, il pensiero critico moderno, il primato della ragione”. Perciò la scrittrice attinge ad una memoria comune, per “contrastare una visione monolitica, tenebrosa e conflittuale dell’Islam”, in un’ Europa che applica misure disumane e alimenta propagande xenofobe di fronte alle tante persone in fuga da una “guerra infinita”. Propone così “l’Islam che non fa paura” – con particolare riguardo al Marocco di cui attraversa la storia coloniale – grazie a incontri con donne e uomini, intellettuali e gente comune, da Lalla Ftuma a Abdallah Zriqa e tanti/e altri/e, che ci aiutano a capire il nuovo volto sofisticato del colonialismo odierno.

In “Muro d’acqua, 1993 “ (ripreso da Ultimo tè a Marrakesh) la storia di Bilal che vuole emigrare negli anni Ottanta, epoca della grande siccità, s’intreccia con il racconto dell’Europea/Toni che torna a Tangeri a salutare gli amici: tutto sembra uguale, ma nota lunghe file di giovani africani, pronti ad un passaggio clandestino verso l’Europa per mezzo di un’organizzazione internazionale di trafficanti. Ma allora nessuno voleva sapere. E riprende ora il tema in “Post-scriptum: Cristo si è fermato a Lampedusa”: le politiche delle multinazionali e il loro accaparramento delle terre africane, le armi fornite ai peggiori gruppi per destabilizzare i paesi, l’avvelenamento delle acque con le scorie del mondo determinano, come spiega l’amico Samir, aree che regrediscono e giovani che fuggono, ma il silenzio su tutto questo in Marocco si riflette nella rimozione in Europa dopo la commozione suscitata dall’esodo albanese. Dopo 25 anni circa tuttavia il crescente numero di guerre e scardinamenti ha provocato fughe sempre più drammatiche, in un aumentato lucroso affare dei traffici, e dai cosiddetti viaggi della speranza si è passati a viaggi della disperazione. Né fili spinati, né muri, né respingimenti risolveranno il problema.

Di fronte alle stragi mediterranee, con lo sconforto, commenta Toni Maraini, tuttavia emerge anche la presenza di un’ampia rete di impegno da parte di gruppi, persone e associazioni per aiutare e sensibilizzare, per denunciare abusi in nome del bene comune. L’Europea “da sempre convinta cittadina di uno spazio, quello euro-mediterraneo,” nei cui mari non possono morire migranti esuli e rifugiati, si pone domande per una prospettiva diversa di civiltà, ineludibili anche per chi legge: “Ma esiste un’altra ragionevole tabella di marcia che non comporti conflittualità, insicurezze, sofferenza e una nuova ignominiosa era di campi, muri, detenzioni e fili spinati?”

Non possiamo che pensare alle suggestioni offerte dal racconto di una teiera o di un piatto di ceramica, per ricordare le trame confluenti nel mare detto un tempo crogiuolo delle civiltà. Credo che abbia senso più che mai riproporre oggi, come fa Toni Maraini, un Mediterraneo plurale, realtà e utopia necessaria. Di fronte agli archivi marini del dolore, di fronte agli scenari inquietanti di ‘scontro tra civiltà’ grazie anche ad un montaggio mediatico che favorisce l’islamofobia, con i governi pronti a ricorrere alle armi, bisogna vedere le tante ingiustizie che pongono interrogativi, che chiedono ascolto e riflessione, perché esistono storie comuni ed aspirazioni ad intrecci che non vogliono fossati tra noi e loro. È la letteratura che contribuisce ad illuminare il tragico presente: “Al momento più brutale e buio dell’occupazione militare francese degli anni ‘50 in Algeria, alcune bellissime poesie sulle sofferenze della gente e gli ideali di libertà – ricorda Toni Maraini in un’intervista – scritte in prigione da una manciata di donne poetesse militanti […] e i versi del poeta Bashir Haj Ali, venivano imparati a memoria, ricopiati e diffusi circolando di mano in mano e furono più efficaci che le bombe[…]. Il Manifesto del primo gruppo di artisti moderni algerini riprendeva questa idea – “il segno è per noi più possente delle bombe”. Contro ogni violenza, arte e parole”. La letteratura, sostiene Hoda Barakat “è un grido, sono delle grida. Occorre risvegliare le coscienze”. Mi piace immaginare, dopo una tale lettura, il Mediterraneo che si trasforma nel tayfor, la tavola rotonda intorno a cui i tre continenti – che vi si affacciano – si riuniscono ad ascoltare il canto della teiera.

 

Toni Maraini, Ballando con Averroè. Racconti di viaggio in un mondo musulmano che non fa paura, poiesis 2015, pp. 122, euro 16,00.

Toni Maraini, Ultimo tè a Marrakesh, Edizioni Lavoro 1994.

Toni Maraini, La disarmante intensità dell’arte. Intervista a Toni Maraini, di C. Barbarulli, Letterate Magazine, 4 giugno 2013.

Bianca Tarozzi dialoga con Hoda Barakat, Sconfinamenti, a cura di Adriana Chemello e Gabriella Musetti, Il ramo d’oro 2008.

 

 

 

 

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One Comment
  1. Giovanna Covi

    splendida recensione, letta in occasione dell’intervento a Trento delle nostre amiche Kaha Mohamed Aden, Pina Mandolfo, Paola Zaccaria proprio sugli sbarchi nel Mediterraneo e sulla necessità di trasformare il cimitero in un tavolo per bere insieme il té, o anche il caffè.

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