OMOFOBIA/ 1 We are Orlando

Fino alla tragedia di Orlando, ho atteso con gioia e ottimismo l’arrivo del Pride che, previsto per il prossimo sabato 18, nella mia città, Genova, quest’anno sarà dedicato a tutte le famiglie, comunque siano composte e al diritto di amarsi in piena libertà, diritto violato dall’assassino che si ispirava all’Isis. Il Pride ligure 2016, per il quale si è coniato lo slogan All families Pride, ha ricevuto adesioni da moltissime e diverse associazioni liguri, tra cui anche quelle femministe.

Un piccolo ma prezioso segnale mi era venuto anche dal Premio internazionale Andersen arrivato quest’anno alla sua 49vesima edizione e chiuso con la premiazione l’11 giugno, proprio il giorno della strage in Florida. Una delle fiabe finaliste – “La principessa ranocchia”- si conclude con l’immancabile “e vissero felici e contente”… Contente, avete letto bene. Sì, perché non arriva un principe a togliere la ranocchia dal sortilegio che l’ha mutata in anfibia, ma una bella principessa che, dopo averla baciata voluttuosamente, la trasforma in giovinetta. Arguta e battagliera, la bella fiaba non ha vinto premi, malgrado la segnalazione mia e di un altro giurato e direi l’attenzione, seppure vigilata, di tutta la giuria. Resta però il fatto che, tra le oltre 900 fiabe inviate da ogni dove, per la prima volta ci sia stata la storia di un amore lesbico e per di più giunto nella rosa dei finalisti.

La realtà, fortunatamente, ci ha mutato e sempre più sono riconosciuti e tutelati i legami non eterosessuali, almeno nella sfera occidentale del pianeta. Lo conferma, solo per fare un esempio tra i mille che potrei portare, il notevole successo, nel 2015, del film “Carol”, tratto dal romanzo omonimo di Patricia Highsmith e interpretato dalla coppia amorosa di Cate Blanchett e Rooney Mara. Il film, che racconta dell’amore contrastato di due donne nella New York degli anni Cinquanta, sembra parlarci di un mondo passato perché una delle due rischia di perdere addirittura la figlia, data la colpa di cui si è macchiata.

Valeria Gennero nel libro L’invenzione delle personagge ricorda come – esattamente nel 1985 – il romanzo dell’inglese Jeanette Winterson Orange are not the only fruit (Non ci sono solo le arance, tradotto da Mondadori) divenne il primo best seller che aveva per protagonista una giovane dichiaratamente omosessuale, una personaggia che assomiglia molto all’autrice, costretta ad allontanarsi per molti anni dalla famiglia per vivere liberamente. Sempre Winterson è autrice di un magnifico romanzo, Scritto sul corpo, in cui l’io narrante, pazzo d’amore per una donna, non si dichiara mai: sarà maschio o femmina?

Ieri lady Gaga, ricordata sempre da Gennero in quanto icona queer e per essere una di quelle donne che si distinguono per la resistenza e la manomissione ai codici di genere, a Los Angeles in una veglia pubblica ha ricordato commossa “le sorelle e i fratelli uccisi in Florida a cui va tutto il nostro affetto e stima”.

Eppure. L’uccisione di 49 ragazzi e ragazze del mondo Lgbtqi che in Florida erano in un locale solo per ballare e amarsi in libertà, mostra quanta strada abbiamo ancora da fare. L’assassino, che tra l’altro era un frequentatore di quel locale gay, era già stato denunciato dalla prima moglie perché la picchiava. La violenza sessista ci accomuna in un destino che vogliamo rovesciare, dunque. Forse nessuno, quanto le donne, ha denunciato le libertà negate e le violenze subite in nome dell’ordine patriarcale.

Questa, proprio questa, è stata la ragione che ha spinto la Rete di donne per la politica di Genova (di cui la Società delle letterate è parte fin dalla sua creazione nel 2012) a lavorare al Pride ligure già dallo scorso anno, quando lo chiamammo Human Pride, partendo dalla comune volontà di batterci contro il machismo patriarcale. Quest’anno noi femministe abbiamo rilanciato all’interno del coordinamento Liguria Rainbow la domanda di Simone De Beauvoir: donne si nasce o si diventa? E l’abbiamo allargata a: uomini si nasce o si diventa? E, citando Vittorio Lingiardi: gay si nasce o si diventa? L’idea, ha detto Giulietta Ruggeri della Rete di donne per la politica, è che “se si mette in discussione il patriarcato, il binarismo sessuale, l’eteronormatività, allora donne, uomini, gay, lesbiche e tran, si trovano uniti nella stessa condizione di decostruzione e riaffermazione di identità libere. Contro stereotipi, pregiudizi e discriminazioni ci siamo tutti e tutte. Con il medesimo desiderio e lo stesso impegno”.

In gennaio è stata approvata, tra l’altro, la legge sulle unioni civili, un evento epocale per l’Italia, che però ha distinto tra famiglie eterosessuali di serie a, legate da matrimonio, e famiglie di serie b, quelle tra persone dello stesso sesso che sono formazioni sociali e non famiglie. Di qui, nasce l’idea del All families Pride 2016, che si rivolge a tutti e tutte, un evento che vuole essere inclusivo, come mostra lo slogan scelto – LO STESSO AMORE UGUALE PER TUTTE /I – che sabato sarà dedicato alle vittime americane.

Silvia Neonato, Roberta Mazzanti, Bia Sarasini (des) L’invenzione delle personagge, Iacobelli 2016

Jeanette Winterson, Non ci sono solo le arance, Mondadori, 1994

Jeanette Winterson, Scritto sul corpo, Mondadori, 1995

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One Comment
  1. Loredans

    Ottima iniziativa. Soprattutto la partecipazione delle femministe al movimento Lgbt. Viviamo in una società immatura dove tanti “ego” danzano insieme. E fino ad oggi ha prevalso l’ego più prepotente non quello più partecipativo. In una sorta di età violenta del del ferro… arrivare alla evoluta età dell’oro pare un obbiettivo lontano.

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