Non si deve sempre morire per essere ascoltate

di Gabriella Musetti

Diciotto scrittrici del Nordest raccontano storie di ordinaria violenza, collocate in un territorio da sempre espressione di sviluppo rapido e sacche di arretratezza. L’operazione, collegata strettamente al Centro antiviolenza operante a Padova, composto da operatrici specializzate, psicologhe, avvocate, educatrici e volontarie che da anni lavorano sul campo, appare una intelligente operazione culturale che collega bisogni reali della società a scritture letterarie, coniugando il valore della parola come mezzo di educazione e diffusione di idee a problematiche sociali contemporanee urgenti.

Non è solo la conoscenza dettagliata dei problemi a emergere dalle scritture, sono gli approcci differenti e soggettivi a dare una panoramica allargata delle questioni in campo, proprio in un territorio che si pone come luogo di discreto benessere, vivace dal punto di vista culturale, collegato alle grandi direttrici di movimento centroeuropee che ne favoriscono la dinamicità e i contatti internazionali. Eppure le storie narrate parlano di violenza disseminata in luoghi e modi consolidati nella nostra società contemporanea, senza mostrare alcuno spazio privilegiato libero e coerente con le proprie aspirazioni al rinnovamento e alla modernità culturale e sociale.

Il libro sostiene i progetti messi in atto dal Centro di Padova: dunque non soltanto la diffusione e la consapevolezza su di un tema urgente e critico, anche la raccolta di un concreto supporto materiale diviene obiettivo del volume. E che l’operazione abbia una sua finalità mirata e ben progettata lo si vede anche dal sito appositamente costruito (www.iosonoilnordest.it) che dà voce alle tematiche e ai racconti, raccoglie i profili delle autrici, indica le diverse presentazioni svolte e da svolgersi, colleziona le recensioni e gli articoli apparsi su diversi quotidiani.

Le autrici sono scrittrici, giornaliste, imprenditrici, donne attive e di talento che prestano il loro supporto intellettuale a questa operazione dal forte valore sociale. Alcune note, altre esordienti, tutte scelte per «una storia di vita intensa, significativa» dice nella Introduzione Francesca Visentin che ha curato il volume. «Donne che nella vita hanno affrontato prove molto dure. Ma non hanno mai perso il sorriso. Nella loro scrittura c’è profondità. Un’umanità intensa, un’energia unica», continua, e chiude con una frase assai efficace che racchiude il senso stesso della operazione: «Non si deve sempre morire per essere ascoltate».

I nomi delle scrittrici sono: Antonia Arslan, Isabella Bossi Fedrigotti, Irene Cao, Mary B. Tolusso, Gabriella Imperatori, Barbara Codogno, Federica Sgaggio, Michaela K. Bellisario, Francesca Diano, Elena Girardin, Anna Laura Folena, Annalisa Bruni, Antonella Sbuelz, Micaela Scapin, Maria Pia Morelli, Serenella Antonazzi, Irene Vella, Francesca Visentin.

Le storie narrate trattano di amore, violenza, maternità, lavoro, famiglia, potere, vendetta, e vanno da storie recenti, contemporanee, a eventi collocati nel passato, come il genocidio degli Armeni, o le vicende delle Zigherane, operaie di una Manifattura Tabacchi, che ottennero la costruzione di un ponte pagato di tasca propria, a fine Ottocento, che faceva loro risparmiare molto tempo nel raggiungere il luogo di lavoro. Anche lo stalking tra adolescenti e persone adulte, che mette a nudo soggetti insicuri, bisognosi di compiacere, prevaricare, insidiarsi negli spazi di altri per dare un senso al proprio vissuto; oppure la maternità giocata come una risorsa per ottenere vantaggi, vendette; o ancora la disperazione di tante donne attirate dall’Est Europa in vista di facili guadagni e poi preda di storie mostruose caratterizzano le narrazioni, come suggerite dalla cronaca quotidiana. Vicende fortemente vere, che appartengono al nostro presente e danno uno spaccato impietoso della nostra contemporaneità.

Partenze, cambiamenti, risorse nascoste da attivare, intelligenze capaci di contrastare gli eventi, scelte difficili da intraprendere, ripensamenti, decisioni importanti, ma anche uso dei social network, relazioni affettive cresciute in condizioni improbabili, accanimenti, sospetti, tormenti, invidie, ingenuità: è tutto un campionario di azioni e comportamenti crudelmente comuni, quelli che vediamo agire nelle famiglie, sui posti di lavoro, tra le amicizie e le conoscenze, nelle nostre stesse esperienze.

Una sorta di narrazione collettiva che getta luci e ombre sulle vicende di una società in crisi, narrate da punti di osservazione diversi e singolari, con voci proprie da parte delle autrici (e alcuni racconti sono davvero profondi, belli), ma collegate dal medesimo tessuto sociale, dal desiderio di esporre il malessere alla vista di tutti, perché se ne prenda atto, lo si consideri nelle giuste condizioni, lo si affronti apertamente. Con un disegno di rinnovamento e chiarezza che rende questa operazione un esempio da seguire.

Io sono il Nordest. Voci di scrittrici per raccontare il territorio, a cura di Francesca Visentin, prefazione di Marina Salamon, Rovigo, Apogeo editore, 2016, pp. 236, euro 15,00.

www.iosonoilnordest.it

www.centrodonnapadova.it

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