Camille Claudel e le altre

unknown-1Camille Claudel non è stata soltanto l’allieva, la “musa” e la passione dello scultore Auguste Rodin, ma una grande artista misconosciuta nella sua epoca. A lei la studiosa Chiara Pasetti, presidente dell’Associazione culturale “Le Rêve et la vie”, ha dedicato il libro “Mademoiselle Camille Claudel e Moi (Aragno, 2016) che il 30 settembre viene presentato nel Centro sociale dell’ex manicomio di Genova Quarto (Via G. Maggio, 4) in occasione dell’inaugurazione della mostra dell’artista parigina Colette Deblé intitolata “Scrittura, arte, vita: Camille Claudel, Séverine, Antonia Pozzi. Dall’esilio in manicomio all’addio alla vita, tre grandi donne di fronte alla loro vocazione e al loro destino”.

“Quando, nel 2013, ho visto le sue sculture esposte all’ospedale psichiatrico di Montfavet, dove fu internata a trent’anni e dove terminò i suoi giorni nel 1943, ho deciso che anche io avrei lavorato per restituire il posto che si merita a questa grande artista”, spiega Chiara Pasetti, che nel proprio libro ha raccolto sia le lettere di Camille sia alcuni saggi critici di studiosi francesi, primo fra tutti una recensione positiva al suo lavoro del 1886 firmata da Paul Leroi e ultimo il fratello Paul Claudel, poeta e diplomatico, cui la sfortunata artista chiese per tutti i lunghi anni del suo internamento di essere liberata dal manicomio in cui era stata chiusa con la diagnosi di mania di persecuzione.

70692-1Sempre il 30 settembre (ore 21) viene rappresentato nell’ex manicomio lo spettacolo teatrale “Moi, un monologo affidato a Lisa Galantini per la regia di Alberto Giusta, tratto dal volume di Chiara Pasetti.

La mostra di Colette Deblé (che sarà visitabile fino al 15 ottobre, ingresso gratuito) rende però omaggio a tre donne vissute tra Otto e Novecento, la scultrice Claudel appunto, la poeta e fotografa Antonia Pozzi e la giornalista e scrittrice Séverine, accomunate dal talento, dall’avere dedicato la propria vita all’arte e dalla difficoltà di essere valorizzate in un’epoca e in un contesto sociale e culturale in cui la figura maschile occupava l’intera scena. Due di loro, la francese Camille e l’italiana Antonia, sono legate anche da un destino drammatico: la follia e l’internamento a vita per la scultrice, un suicidio a 26 anni per la poetessa. Séverine, una donna libera e combattiva, non ha avuto fortunatamente un destino tragico, ma fu molto attaccata e contestata per le sue idee sul diritto al voto e sull’aborto.

Alla mostra si affiancano, fino al 15 ottobre, proiezioni e presentazioni di libri, tra cui – il 6 ottobre – il libro, appena edito da Ponte alle Grazie, di Gaia De Pascale “Come le vene vivono del sangue”, sottotitolo “Vita imperdonabile di Antonia Pozzi”. Si tratta di una emozionante biografia scritta da De Pascale in forma autobiografica: a parlare è Antonia stessa che, nelle ore che precedono la sua morte, racconta del clima culturale italiano ed europeo nei drammatici anni Trenta che precedono la seconda guerra mondiale.

Tutta l’iniziativa lunga due settimane è a cura dell’Associazione culturale “Le Rêve et la vie” in collaborazione con l’I.M.F.I. (Istituto per le Materie e le Forme Inconsapevoli) e Quarto Pianeta, con il patrocinio di Alliance Française e del Comune.

Centro sociale dell’ex manicomio di Genova Quarto (Via G. Maggio, 4)

Chiara Pasetti, Mademoiselle Camille Claudel e Moi (Aragno 2016)

Gaia De Pascale, Come le vene vivono del sangue. Vita imperdonabile di Antonia Pozzi (Ponte alle Grazie 2016)

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