Palermo, incontri di parole in movimento

Sessantatré gli incontri, cinquantatre artisti tra poeti/e, scrittori/trici, registi, otto le sessioni dai titoli che affascinano. Questi i numeri della seconda edizione del Festival delle Letterature migranti che si è tenuto a Palermo dal 12 al 16 ottobre. E poi. Sconfinamenti, ovvero “l’altrove della letteratura, del giornalismo, dell’editoria”. Vie di fuga: “verso dove andiamo o potremmo andare”; In un’altra lingua: “lingue e immaginari migranti, erranza e nuovi radicamenti”. Nomadismi: “spaesamenti dovuti alle trasformazioni di terre, diaspore e migrazioni umane e culturali”. Dialoghi “capaci di scardinare pregiudizi e stereotipi”; Terra promessa: “terre negate dai colonialismi di ieri e di oggi”. E ancora: Arti visive “come narrazione istantanea del tempo”. Testimonianze di operatori nel campo dei diritti e dell’accoglienza. Sette documentari, tra cui: 87 ore di Costanza Quatriglio e Queens of Syria di Yasmin Fedda. Un racconto di poesia audiovisiva sulla cultura materiale beduina. Due workshop sui lanciatori di luce con la partecipazione della comunità bengalese di Palermo; Due mostre sulla “migrazione come spostamento ma anche come fuga di se stessi”: Check point (collettiva) e Project#Refugeecameras (immagini scattate dai rifugiati) di Kevin Mc Elvaney. E ancora tavoli sull’ editoria piccola e grande, sulla traduzione e l’autotraduzione. Gli incontri curati e condotti da Paola Caridi, Evelina Santangelo, Lucia Goracci. Le letture di Giuseppe Cederna. E infine la Notte dei poeti, festa di musica e poesie dietro la piazza del municipio con l’ospite d’onore Wole Soyinka, premio nobel per la letteratura, poeta e drammaturgo incarcerato durante la guerra civile nigeriana, che ha letto dal palco una delle poesie di “migrations/migrazioni”. Mentre quasi in contemporanea, in occasione della giornata europea contro la tratta degli esseri umani (18 ottobre) si svolgeva non lontano dalla piazza la fiaccolata dell’associazione Donne di Benincity Palermo contro le vittime nigeriane della tratta, preceduta dalla distribuzione di volantini ai clienti delle prostitute.

Questo e molto altro è quanto si è svolto nel festival palermitano, con la direzione artistica di Davide Camarrone, responsabile e coordinatrice del programma Evelina Santangelo con la collaborazione di Paola Caridi, esperta in questioni mediorentali, Alessandra Di Maio esperta letterature africane, Alessandra Rizzo, anglista, Assunta Polizzi e Floriana di Gesù, ispanista, Domenica Perrone, italianista.

Diversi i luoghi istituzionali – università, archivio storico, palazzo del municipio, Gam, teatro stabile, palazzo Steri – e le associazioni private coinvolti.
Spiazzante, illuminante, inusuale, sorprendente, antiretorico sono state le parole di commento dopo la chiusura della manifestazione, di Evelina Santangelo nel suo blog. Parole che ben si addicono allo spirito informale, militante oserei dire del Festival in omaggio alla personalità dell’ospite d’onore “irriverente, irriducibile, capace di dialogare col mondo”, Wole Soynca, che ha ricevuto la cittadinanza onoraria.
Ciò che è stato spiazzante, scrive Evelina Santangelo, è per esempio aver fatto dialogare Omar Khouri (fondatore della rivista di fumetto libanese Samandal) con Piergiorgio Paterlini fondatore di Cuore che a sua volta ha intrecciato una riflessione con Teresa De Sio su diritti LGBT.

O Chiara Valerio, scrittrice-matematica, con gli studenti del dipartimento studi umanistici e il dipartimento di matematica. E’ stato inusuale sentire Wlodek Goldkorn intervenire sulla questione Europa insieme al greco Deliolanes e al franco armeno Manoukian. E Domenico Scarpa dialogare con il senatore Luigi Manconi di corpi violati e con Giovanni Fiandaca di giustizia, libertà individuali e garanzie sociali. Interessante ascoltare Sabrynex, autrice della piattaforma Wattpad con tre milioni di lettori, ma consapevole della irrealtà/finzione del web contro la realtà del cartaceo, confidare a Caterina Bonvicini la sua dipendenza dal cellulare “per non sentirsi sola”, ma quando ha bisogno di rendere “reale” la sua amicizia a qualcuno scrive una lettera cartacea.

O ascoltare Ornela Vorpsi, albanese che scrive in lingua francese e italiana, e Elvira Mujcic, serba che scrive in italiano, parlare di migrazioni linguistiche e del rapporto tra lingua madre e la necessità di una lingua d’adozione “dietro cui nascondersi, lingua svestita dall’infanzia e dal vissuto che non porti il peso delle parole” (Ornela Vorpsi). Di migrazioni umane hanno invece conversato Jenny Erpenbeck e Paolo di Stefano attraverso “le biografie e l’ascolto delle voci di chi arriva in Europa in cerca di salvezza”. Illuminante è stato ascoltare, con la mediazione di Marta Bellingreri, la marocchina Raja Rhouni parlare di femminismo islamico con Igiaba Scego e dell’eredità lasciata dal pensiero di Fatema Mernissi “per ribaltare lo sguardo e interpretare la Storia da una prospettiva stravolta”.

“L’attraversamento da nord a sud”, da est a ovest; la continua dislocazione a cui gli incontri volutamente ti sottoponevano non ha coinvolto solo la mente, ma il corpo. Nel senso che dovevi continuamente spostarti, e di corsa, da un punto all’altro del centro storico “lungo il percorso arabo normanno dove più si colgono i segni di una città che nell’etimologia del nome (tutto porto) custodisce l’idea di un luogo dove genti sono transitate, approdate, salpate, stanziate” (E. Santangelo). Per raggiungere in tempo i luoghi degli incontri che incalzavano ad ogni ora mettendo a dura prova il tuo “centro interiore”, il tuo usuale “orientamento”: Ed è questo che alla fine di ogni giornata, almeno per quanto mi riguarda, ti portavi a casa stremata ma soddisfatta: la sensazione di uno smottamento interiore, di uno stravolgimento: “Dov’è il centro? Dov’è la periferia?” per dirla con Paola Caridi.

L’esser costretta a sconvolgere i tuoi abituali punti di riferimento – l’oriente e l’occidente per cominciare -, modificando lo sguardo con una torsione di 360 gradi perché “la rivoluzione spesso parte dagli occhi” (Caridi). Per entrare in una nuova dimensione, sconosciuta ma fluida, in continua evoluzione, dove tutto si mescola, si contamina. Alla ricerca di una “terra promessa” un luogo/non luogo che non esiste se non come “altrove” immaginato “per colmare un senso di vuoto che nasce dalla nostalgia” (Vorpsi). Perché esiste solo il viaggio, per poi alla fine scoprire, come Elvira Mujcic, in viaggio continuo tra la ex Jugoslavia e l’Italia, che l’altrove ha a che fare col “senso di perdita e d’abbandono” e l’unico posto dove stare veramente bene è sulla nave nel mezzo del mare.

O scoprire che il sud dove spesso, con ostinazione, si torna attraverso la scrittura è una sorta di “depistaggio di se stessi” (Franco La Cecla). “Un topos, non solo geografico, affollato di presenze che si presume ci siano ma non ci sono e a cui continuamente ritornare per prendere le distanze come forma di pudore” (Jorjoliani). Un cammino alla ricerca di una “lingua del futuro” per declinare il presente la cui chiave di lettura potrebbe essere la parola “migrazione”. “Perché oggi a migrare non sono solo le genti ma anche gli immaginari, le lingue, le letterature” (Evelina Santangelo).

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La rivista della SIL si occupa di scritture, politiche, culture delle donne. E non solo. Alla ricerca di parole, linguaggi, narrazioni che interpretino e raccontino cambiamenti e spostamenti in corso. Nello scambio tra lettrici, autrici e autori – e personagge. Dal 2017 sul sito www.letteratemagazine.it Redazione Barbara Bonomi Romagnoli, Laura Marzi, Gisella Modica, Gabriella Musetti, Silvia Neonato. Direttora Bia Sarasini.

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