Un’amica speciale

Un’amica“Io all’amore sano non ci credo, dottore”, dice al suo psicanalista la narratrice, nella seconda metà del romanzo di Grazia Verasani “Lettera a Dina”.  Ma di quale amore parla? Non della passione amorosa per il musicista R., raccontata al contrario con invidiabile raziocinio, proprio di una donna ormai talmente consapevole di sé da non farsi assolutamente mettere in bilico, specie da un incontro passionale con un uomo impegnato.

L’amore che toglie il senno nel testo di Grazia Verasani, è quello che nutre un’amicizia tra due bambine che insieme diventano giovani donne: un legame fondamentale e unico per entrambe, nonché fonte inesauribile di dolore.
La narratrice incontra Dina alle elementari, in un giorno rimasto talmente memorabile che sono nitidi nella sua mente i particolari dell’abbigliamento della nuova compagna di classe, che diventerà anche una figura cruciale di tutta la sua esistenza. La forza con cui Dina, quella bambina bella e grassa, con addosso una pelliccia, colpì il suo immaginario è così potente da attraversare le pagine e colpire la nostra immaginazione di lettrici, con un impatto ugualmente forte.
Probabilmente sarà facile per chiunque abbia avuto un’amica del cuore a quell’età ricordare con raggiante trasporto le risate insensate, irripetibili e eternamente rimpiante con cui si trascorrevano i pomeriggi, a quel tempo. La condivisione della propria stanza, come se l’altra fosse ben più di una sorella, fosse appunto l’anima gemella; i furtarelli per far salire l’adrenalina, e sentirsi forti l’una agli occhi dell’altra. Per la narratrice il ricordo di quella amicizia folgorante è una canzone che con Dina cantavano per interi pomeriggi, consumando l’LP, senza intaccare la capacità tipica dell’adolescenza di ripetere dei tormentoni fino allo sfinimento, come se parte del lessico amicale fosse la creazione di ritornelli mai triti.
Quella stessa canzone, sentita per caso a distanza di decenni, è l’occasione per fare riaffiorare il ricordo di Dina nella narratrice, mentre per noi lettrici e lettori è il punto di partenza del romanzo. L’amicizia con Dina non ha avuto, infatti, il trasformarsi adulto di un legame lontano nel tempo, come capita alle amiche quando diventano grandi, si sposano o cambiano città. La fase delle risate e delle marachelle per Dina e la sua amica che chiameremo G., arrogandoci il diritto di dare al testo una connotazione autobiografica che sembra avere a tutti gli effetti, finisce presto e tragicamente, infatti.
L’estro e la forza magnetica di Dina, come già si poteva intuire dalla fame nervosa dei pomeriggi ancora felici, si trasformano presto in istanze di auto-distruzione sempre più evidenti e pericolose.
Dina non sopporta il divorzio dei genitori, più precisamente non riesce a confrontarsi con una madre seduttiva che ha la colpa insanabile di innamorarsi di un ragazzo più giovane di lei, iniziando così una relazione che si rivelerà non il capriccio di una poco di buono, ma un amore duraturo, che resiste a Dina stessa.
La scomparsa prematura dell’amica ci viene detta nelle prime pagine e subito sappiamo che Dina è morta a causa dell’abuso di eroina. Ma il corpo del romanzo ruota piuttosto sul tentativo di suicidio che Dina fece da adolescente e sulle conseguenti eterne cure a cui si deve sottoporre per evitare una zoppia che rimarrà indelebile, anche quando, ormai prossima alla morte, la narratrice la vedrà aggirarsi in città col fare dei tossici, e si nasconderà pur di non incrociare il suo sguardo.
G., però, non evita Dina a causa della sua tossicodipendenza, almeno non quella da eroina: scappa dal bisogno irresistibile che l’amica ha di lei, dalla sua incapacità di negarsi, dal desiderio che lei stessa nutre. Nonostante gli atteggiamenti via via più prepotenti e patologici di Dina affiora da ogni scena come G. scegliesse di vedere Dina, per il suo piacere, senza limitarsi ad esserne succube.
Il romanzo di Grazia Verasani affronta temi cruciali come la morte, la droga, l’amicizia. Lo fa senza mai perdere di vista il cuore pulsante del romanzo, la sua ragione d’essere: la necessità di dare voce al dolore quotidiano e intimo, per la perdita di quell’amica/o che morendo sembra aver voluto abbandonare prima/o fra tutti te, lasciandoti irrimediabilmente sola/o, come può accadere solo dopo che siete stati capaci di stare insieme, così.

Grazia Verasani, Lettera a Dina, Firenze, Giunti, 2016, pp. 158, euro 14,00

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