| Scritture femminili in Toscana.VOCI PER UN AUTODIZIONARIO |
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| giovedì 18 gennaio 2007 | |
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Il termine “autodizionario” che tenta di definire il complesso e ricchissimo volume curato da Ernestina Pellegrini è da leggersi come una sorta di provocazione: se da un lato esso mette l’accento sull’importanza delegata all’autobiografia, all’autorappresentazione delle donne artiste in età contemporanea, dall’altro, proprio in quanto concetto legato al tema “identità moderna”, si fa termine allusivo, metamorfico, che sfugge a qualsiasi rigorosa e sistematica collocazione. L’“autodizionario”, proprio nel tentativo di definire, mette in discussione, inganna chi legge e suscita volutamente un ripensamento sulla scrittura delle donne di oggi nella cornice di un’identità contemporanea che, nella filosofia di Rosi Braidotti, menzionata anche dalla stessa Pellegrini a chiusura del suo saggio introduttivo, è di stampo “nomadico”. La lettura di questo volume, che Pietro Clemente nella sua bella postfazione considera a ragione un “libro” a tutti gli effetti, potrebbe essere paragonata alla metafora dell’“andar per mare”, non solo perché l’acqua è elemento femminile per eccellenza - ricordato dalla stessa curatrice nella sua introduzione/avvertenza -, ma anche per un remoto collegamento alla Virginia Woolf di Waves che guarda all’essere moderno come ad una creatura in perenne trasformazione, magmatica e mobile, dagli infiniti volti e dalle infinite forme. Ad essere menzionate accanto al termine “autodizionario” sono infatti le “voci” al plurale (quindi la coralità delle voci) che permettono di definire l’io “a partire da”, ossia nel confronto con l’altro da sé. Perciò l’identità di ciascuna autrice sembra acquisire valenza solo nell’“intersecazione”, nella rete che viene a stabilirsi tra un percorso e l’altro. Allo stesso tempo però ogni singolo ritratto ha senso già di per se stesso e funziona come una sorta di microcosmo. Potremmo pensare a questo volume come ad una sorta di “tappeto” dalle maglie fitte e variopinte, ad un “arazzo della modernità” che scompone per ricomporre. Se infatti molte di queste moderne esistenze femminili appaiono lacerate e frantumate è la scrittura a dare loro compiutezza, cornice e senso. Le singole biografie delle autrici sono da leggersi come tableaux, come dipinti, da un lato in quanto schede di un dizionario – ci sono ricchi riferimenti bibliografici e notizie dettagliate sulle singole poetiche – dall’altro come veri e propri testi letterari dalle molte forme, “autoritratti”, prose poetiche arricchite anche da intermezzi lirici. Le autrici si muovono qui in un campo di estrema libertà e giocano con se stesse, trasformandosi. Si tratta di un riviversi nel tentativo sfuggente di definirsi. Le protagoniste del volume, le cui vite, come scrive Pietro Clemente, “danno un’impressione di percorsi infiniti, di tracce non perseguibili, che vanno in tutte le direzioni” abbracciano un ampio arco di tempo che va dagli inizi del Novecento fino ad oggi e sono accomunate dal solo fatto di essere “artiste in terra Toscana”. Nella ricchissima e aggrovigliata mappatura che viene a crearsi ci sono, solo per citare alcuni nomi, le straniere, le inglesi anche molto note (Vernon Lee, Iris Origo, Dorothy Devile Lees), le tedesche e svizzere, meno note ma non meno numerose (Mariella Mehr fra le altre), le accademiche (Uta Treder, Maura Del Serra) e non (Giovanna Ceccattelli Gurrieri), le fiorentine famose (Oriana Fallaci, Anna Banti, Dacia Maraini, Margherita Guidacci), le poetesse già affermate (Mariella Bettarini anche a capo di un’importante casa editrice, Alma Borgini), le pittrici e scultrici (Kiki Franceschi), le numerose autrici che hanno scelto Firenze come patria d’elezione per studiare, vivere e lavorare (Giovanna Fozzer, Laura Orvieto, Donatella Contini, Idolina Landolfi, Clotilde Marghieri), per alcune, come vero e proprio luogo dell’anima (Rina Sara Virgillito). Qui dunque il termine “territorio toscano” acquista una valenza nuova perché la geografia si mescola alla storia per dar forma a un “paesaggio culturale” dove le presenze umane si fanno memoria viva, creativa, in perenne trasformazione. L’approccio al testo dunque è umanistico in un’accezione tutta contemporanea, più vicina alle “scienze umane” perché abbraccia discipline diverse che, solo nella loro empatia, creano un quadro complesso del reale e dell’identità odierna: l’antropologia, la sociologia, la filosofia, l’archivistica. Un libro dunque questo che si sottrae ad ogni univoca definizione, che poeticamente si lascia scoprire solo per immagini, per metafore - quella dell’acqua, del sottobosco, del vagabondare – che si muove su più piani e su più “luoghi immaginari e immaginati”, nel tentativo di tracciare le coordinate del complesso universo artistico delle donne in età moderna, in cui l’“Io”, soprattutto quello femminile, esiste solo in quanto “altro”. 10.01.2007
Claudia Vitale |
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Ernestina Pellegrini (a cura di) , postfazione di Pietro Clemente, Le Lettere, 2006