"Finalmente racconto mia madre"

A sorpresa e per la prima volta, dopo aver narrato l’epopea della famiglia paterna in tanti romanzi, Camilla Salvago Raggi parla di sua madre, Yole Lubrano, la bella borghese che, trentenne, sedusse suo padre Paris, aristocratico e di undici anni più giovane. Iniziava la Prima guerra mondiale quando si incontrarono, Yole era già sposata. Fu uno scandalo. Camilla conobbe infatti il nonno, l’ambasciatore Pippo Salvago Raggi, soltanto nel 1936 quando morì suo padre Paris, che era figlio unico. Nonno e nipotina finirono per amarsi molto, lui la adottò e Camilla, ormai marchesa, a 22 anni si trovò a essere l’ultima del suo casato, l’erede della Badia cistercense di Tiglieto, dei boschi del Faiallo e della villa di Campale, nel Monferrato, dove tuttora vive.

A 88 anni la scrittrice, con l’usuale freschezza, rievoca in Memorie improprie l’amore tra sua madre e suo padre. E naturalmente parla anche di sé come mai prima di ora. «È uno spogliarello totale, mi espongo, ma ormai la frittata è fatta. Sono felice di aver finalmente raccontato di mia madre. Credo che abbia sofferto molto di non potersi sposare con mio padre, ma io sono stata una bambina felice e viziata e non facevo molte domande».

Il libro comincia con un aneddoto divertente. Il fratello Nino (figlio di primo letto di sua madre) era amico e socio in affari con Ronald Reagan con il quale allevava cavalli da corsa. Spiritosa la scrittrice racconta che forse Nino pensava a un matrimonio con il futuro presidente Usa, tanto da invitarlo a Genova a conoscere la giovanissima sorella. Reagan non arrivò ma in compenso le inviò una foto con dedica a lei, “Lilla”, riprodotta nel libro, che riporta molte altre fotografie, antiche e originali. Ecco l’incipit di Memorie improprie: «Nessuno dice mai tutto di sé. C’è sempre qualcosa che, coscientemente o meno, ha preferito tener nascosto. Ma, state pur certi, quel qualcosa ad un certo punto salterà fuori. Perché di questo non hai mai parlato? O se l’hai fatto,  perché l’hai fatto di passata, senza soffermatici come avresti dovuto? Diceva Marcello (cioè mio marito): “Se tu avessi sposato Reagan”  – e rideva – “io cosa sarei stato? Cognato del Presidente?».

La madre e poi i fratelli: Nino e Marisa, molto più adulti di lei. Come mai non aveva mai parlato neppure di loro? «In Paradiso bugiardo romanzavo in buona parte la storia di mia madre e l’ho tratteggiata anche ne L’ora blu, ma solo ora mi è venuta voglia di parlare di tutto, anche dei miei fratelli. Marisa era suora in Argentina, poi da anziana tornò in Italia e si sposò; io andavo a trovarla a Livorno, anziana e ormai vedova. Dei miei parenti rimasti in America ho perso le tracce, ma ricordo quando mia madre mi lasciò a Sanremo con mio padre. Prese il piroscafo Biancamano e andò a cercare il marito, sparito in America da anni, per avere il divorzio. Non lo ottenne e scrisse a mio padre che l’avrebbe lasciato per restituirgli la libertà di farsi una famiglia normale. Ma lui non ne volle sapere e restarono insieme fino alla morte di papà, nel 1936».

Del resto la scrittrice genovese non aveva mai neppure scritto del suo primo, brevissimo e sfortunato matrimonio. Alla fine degli anni ’40 era una donna separata, scriveva fin da bambina e spedì i suoi  racconti a Vittorini a cui piacquero e che la incoraggiò a inviarli a Sciascia e Anna Banti che glieli  pubblicarono sulle loro riviste. Camilla Salvago Saggi lo rivela nell’archivio on line della Sil Il mio primo libro, che trovate nel nostro sito e che raccoglie i racconti inediti di molte scrittrici italiane che spiegano come sono riuscite a pubblicare i loro primi libri. Cito solo, dello scritto di Camilla per la Sil, questo passaggio: «Trovai quella che posso chiamare la mia strada quando, negli anni Cinquanta, mi stabilii con mia madre a Campale, nella casa dove villeggiavo al tempo dei nonni. Bazzicavo il cortile, le stalle, le cucine dove mi sentivo di casa.(…) Andavo sull’aia a sfogliare granturco, nella vigna a aiutare a vendemmiare. E qui scaturirono i miei racconti, ambiente contadino, echi (lontani..) di Pavese, Fenoglio…» . Mi sembra importante conoscere i nomi dei suoi  primi maestri perché la scrittrice non trascurerà mai nei romanzi sulla sua famiglia – L’ultimo sole sul prato, Il noce di Cavour, e Prima del fuoco, trilogia sui destini dei Raggi negli ultimi tre secoli – di parlare, in parallelo e con la stessa attenzione, di mezzadri, cuoche, artigiani e cameriere che per quei signori lavoravano. E forse non avrebbe neppure sposato il figlio di un capostazione comunista. Comunque, come sottolinea spesso ridendo, le manca – per parte di madre – un quarto di nobiltà.

«Ero single fino all’osso quando ho incontrato Marcello Venturi, lavorava a Milano alla Feltrinelli. Lesse i miei racconti, ci scrivemmo e poi ci incontrammo. Mi fece pubblicare nel 1960 La notte dei mascheri., il mio primo libro, una raccolta di racconti. Lo stesso anno ci siamo sposati».

Il sodalizio tra i due scrittori è durato fino alla scomparsa di Venturi, nel 2008. A lui e alle risate che si sono fatti insieme è dedicato Memorie improprie. E ora Camilla sta già progettando un nuovo libro di racconti. «Scrivere è vivere per me. E poi io non ho avuto figli, i miei sono figli di carta. Mi sembrava importante lasciare traccia dei Salvago Raggi. Non ho tradito i desideri di mio nonno: ho mandato avanti le sue cose e la memoria della famiglia. Se non avessi sposato Marcello forse mi sarei persa e non avrei studiato gli archivi familiari, cercato lettere e fotografie e scritto così tanto. Condividevamo la vita e anche il mestiere e qui a Campale Marcello ha scritto tutti i suoi libri, compreso il più celebre, Bandiera bianca a Cefalonia».

Indimenticabili i suoi ritratti del nonno Giuseppe (Pippo), alto, vestito in lino bianco, illuminato, un liberale che era stato governatore in eritrea prima del fascismo e ambasciatore a pechino nel 1900, all’epoca della rivolta dei boxer. In questo ultimo libro parla anche della seconda moglie del nonno. «Era bella e antipatica. Ma molto adatta a fare l’ambasciatrice al suo fianco. Penso l’abbia sposata per questo quando è rimasto vedovo». Allora quando sarà pronto il nuovo volume? «Presto, se la vita me lo consentirà», conclude allegra e lieve come sempre.

Camilla Salvago Raggi:

Memorie improprie, Pacini Fazzi edizioni, Lucca 2012, pag.127, 14 euro

La notte dei mascheri , Feltrinelli Milano 1960

L’ultimo sole sul prato  Longanesi, Milano 1982. Ripubblicato  De Ferrari, Genova 2002

Il noce di Cavour , Longanesi Milano 1988

Prima del fuoco , Longanesi Milano 1992, Premio Rapallo Carige. Ripubblicato De Ferrari, Genova 2002

Paradiso bugiardo  La vita felice editore, Milano 1988)

L’ora blu,  Aragno editore Torino 2009

Marcello Venturi, Bandiera bianca a Cefalonia, Oscar Mondadori Milano  2001

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