Speciale Scarpe/5 Zapatos Rojos contro la violenza

Il centralissimo Palazzo Ducale di Genova ospita in questi giorni Zapatos Rojos – Scarpe Rosse – l’installazione collettiva d’arte pubblica dell’artista messicana Elina Chauvet composta da decine di paia di scarpe rosse messe in fila sul pavimento del Cortile Maggiore.

Ogni paio di scarpe rosse – reperito appositamente attivando prima una rete di solidarietà tra donne con il passaparola e poi con la pubblicazione su social network e stampa – è un no alla violenza di genere e rappresenta una donna, la traccia della violenza subita e però anche la volontà di continuare insieme il cammino verso l’eliminazione della violenza maschile sulle donne. Le scarpe, sistemate ordinatamente lungo un percorso, visualizzano una marcia di donne assenti, una camminata che sottolinea il dolore provocato dalle donne che, nel mondo, hanno subito violenza, sono state uccise e rapite e di cui si sono perse le tracce.

Per Elina Chauvet (Casas grandes Messico, 1959) Zapatos Rojos è una chiamata ai cittadini perché manifestino la propria solidarietà verso le vittime della violenza maschile e un invito a “entrare” nella sua opera: il suo progetto vive per essere incrementato durante i giorni dell’esposizione in cui ognuno è invitato a portare, in ogni città in cui c’è la mostra, un paio di scarpe da donna, rosse o tinte di rosso.

Elina Chauvet, da tempo ospitata in mostre e installazioni in Europa, in America del Sud e negli Stati Uniti, è testimone della violenza di genere e come lei coloro i quali vivono a Ciudad Juárez, città di frontiera nel nord del Messico, dove centinaia di donne vengono stuprate dalle gang criminali e centinaia assassinate nell’indifferenza di polizia e governo locale e federale, come denunciato dalle inchieste portate avanti dal 2001 da alcuni

organismi internazionali. È proprio nella città di Ciudad Juárez, al confine con El Paso, in Texas, che l’installazione è stata realizzata per la prima volta, il 20 agosto 2009.

Oramai Zapatos Rojos viaggia per il mondo, nutrendo la rete di solidarietà che il progetto mira a creare: “il suo cammino è l’aggiunta di sempre più passi per rendere visibile l’assenza di solidarietà e il dolore che esso provoca nella nostra società”, dice Elina Chauvet.

Contemporaneamente all’installazione al Palazzo Ducale di Genova, curata dalla critica d’arte genovese Francesca Guerisoli, il progetto pubblico in novembre è stato allestito nella città di Trelew Chubut, in Argentina, e domenica 25 all’Instituto de Investigaciones Sociales, Universidad Autónoma de Baja California, Mexicali, B.C. Mexico.

 

 

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