Chi compra il sesso

«Gli uomini che pagano per il sesso possono farlo una volta sola o lungo l’intero corso della vita, cercare donne sempre nuove o diventare clienti abituali della stessa lavoratrice sessuale, cercare un ruolo attivo o passivo, comportarsi con violenza o con delicatezza, desiderare un contatto freddo o una storia romantica. E’ un mondo irriducibilmente plurale quello della prostituzione, ed è nel rispetto di questa multiformità che sarà presentato nelle pagine che seguono».  Queste le parole di Giorgia Serughetti per descrivere il suo corposo saggio sulla prostituzione contemporanea. Uomini che pagano le donne. Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo è l’ultimo volume della collana sessismoerazzismo di Ediesse curata da Lea Melandri, Isabella Peretti, Ambra Pirri e Stefania Vulturini, collana che edita libri che diventano necessari strumenti politici per stare alla complessità del reale, con un approccio interdisciplinare e intersezionale.

Il lavoro di Serughetti è stato motivato «dall’esigenza di interrogare i rapporti tra genere e potere nella prostituzione al di fuori delle visioni pregiudiziali che fissano gli attori in gioco nei ruoli – disegnati a priori – di carnefici e vittime. Fin dalla definizione dell’oggetto ho voluto trattare la prostituzione come una relazione, anziché come l’appropriazione di un oggetto da parte di un soggetto; una relazione che si situa in contesti attraversati da diseguaglianze di genere, economiche e di potere, rispetto a cui gli attori coinvolti trovano possibilità per diversi posizionamenti».

Grazie a questa visione non stereotipata del variegato mondo del sesso mercenario, il libro delinea uno spaccato di tutta la società contemporanea: dai diversi modelli di maschilità alla gestione politica di corpi e desideri; dalle norme antiprostituzione alle forme di messa al lavoro dell’affettività; dal controllo repressivo del lavoro sessuale ai movimenti per la difesa dei diritti delle sexworkers.

«La prostituzione è oggi parte di un variegato mercato di beni e servizi, leciti e illeciti, che va sotto il nome di sex business e che comprende anche materiale pornografico, live sex show, locali di intrattenimento sessuale, linee erotiche, webcam chat, oggettistica erotica, turismo sessuale -ci ricorda Giorgia Serughetti- È parte, insomma, di un sistema di scambio globale in cui le forme di imprenditoria legate al piacere sessuale si moltiplicano e si diversificano. Ciò che accomuna i diversi settori di questo mercato è l’intermediazione del denaro e di altri beni materiali come controparte diretta di un servizio o di un bene di tipo sessuale».

Serughetti parte da domande inevase nella riflessione pubblica sulla prostituzione: «quali modelli di mascolinità, nuovi e tradizionali, veicola la figura del cliente? Quali forme del desiderio porta alla luce? Si tratta di una pratica senza tempo (uno specchio del “patriarcato”), di una pratica residuale o di una pratica con caratteristiche nuove? Esprime la resistenza di una configurazione tradizionale delle relazioni tra i generi o la perdita di potere del maschio? O piuttosto la relazione stessa di genere e potere nella prostituzione deve essere interpretata a partire da nuove configurazioni della sessualità e del mercato?»

I clienti sono i protagonisti del mercato del sesso ed attorno a loro si sviluppa la ricerca della studiosa, che sottolinea un recente ed importante cambiamento: lo spostamento dell’attenzione dalla prostituta alla figura di chi il sesso lo compra. Serughetti traccia un interessante percorso storico dal mondo dei bordelli, individuati come elemento di riproduzione di modelli e relazioni tra i generi, tipici di un periodo in cui prevalente era la visione di una sessualità maschile come incontenibile sfogo biologico, con conseguente divisione tra donne per bene e donne per male, al contesto odierno dove con la legge svedese del 1999 si ritiene, per la prima volta, un reato l’acquisto di servizi sessuali e si considera quindi il cliente colpevole e in qualche modo complice del sistema della tratta che rende le donne vittime, seppur il mondo della prostituzione comprenda anche lavoratrici autonome che scelgono senza coercizione di esercitare tale professione.

Nel cambiamento in corso si vede l’esercizio della biopolitica sul desiderio maschile: la prostituzione da elemento connaturato alla natura maschile gestito dallo stato attraverso le case chiuse diventa oggetto di ordinanze che vietano il ricorso a prestazioni sessuali in cambio di denaro. «La sessualità maschile, nelle sue forme devianti, regressive e oppressive, viene così interpellata apertamente nel discorso pubblico di molti paesi occidentali come responsabile dell’esistenza della prostituzione». E lo stigma sociale ricade oggi non solo sulla prostituta ma anche sui suoi clienti.

Serughetti si interroga: perché gli uomini pagano ancora per il sesso? Perché anche dopo i cambiamenti sociali e relazionali tra uomini e donne avvenuti negli ultimi quarant’anni, dopo la rivoluzione dei costumi sessuali, ancora si ricorre a prestazioni erotiche mercenarie?

Per comprendere al pieno il fenomeno va introdotto un altro fondamentale elemento: il contesto del mercato dell’intimità. «Il ricorso alla prostituzione, in quanto pratica caratterizzata dalla mediazione di un mezzo monetario, è da considerare, oltre che sotto il rispetto dei significati che riveste all’interno della costruzione e dell’espressione della sessualità maschile, anche come comportamento economico». Il ricorso alla prostituzione fa parte del processo generale della commercializzazione delle vita affettiva, esiste un filo continuo tra attività economiche e intimità.

La prostituzione non è affatto il mestiere più antico del mondo, la sua origine coincide con la generalizzazione «di fenomeni connessi al capitalismo moderno- industriale, come l’aumento del lavoro salariato e il declino della famiglia come rete parentale estesa. La ridefinizione sia del lavoro sia della famiglia comporta il rafforzamento del confine simbolico tra pubblico e privato, che si traduce nell’assegnazione dei due generi a sfere separate e nella produzione di una categoria specifica di donne che, in quanto praticano i luoghi maschili e così facendo violano l’ordine morale e sessuale, perdono onore e rispettabilità». Avvenne così la costruzione della prostituta come donna pubblica e della prostituzione come lavoro. Oggi, in un’epoca di superamento di dicotomie e binarismi, si sono offuscati i confini tra privato e pubblico, maschile e femminile, sfera delle relazioni intime e sfera economica. E’ nel radicamento «della sessualità “ricreativa” nei meccanismi di mercato che vanno ricercati -per Serughetti- i fattori che permettono di spiegare la proliferazione contemporanea della prostituzione e delle relative domande maschili», sostenute indubbiamente dalla diffusione delle tecnologie quali internet.

Se da un alto la ricerca maschile di sesso a pagamento viene stigmatizzata e patologizzata nel discorso pubblico, dall’altro lato il consumo sessuale è stimolato in forme sempre più pervasive dal mercato, come mostra l’analisi di alcune pubblicità in cui discinte modelle ammiccano alla disponibilità sessuale dei loro corpi.

«Il sesso commerciale si presenta, da un alto come una delle molteplici manifestazioni di un’economia dei servizi che risponde a bisogni un tempo corrisposti all’interno della sfera domestica, dall’altro -proprio per questo- come la soddisfazione di domande non solo sessuali ma anche emozionali». Autenticità, romanticismo, intimità diventano oggetti di consumo. Non a caso, nei forum on-line dove i clienti si confrontano e confortano, le escort più desiderate sono quelle che regalano esperienze vere, «che non guardano l’orologio», che non lasciano percepire che per loro si tratta di lavoro alludendo a soldi e tariffe, ma che sembrano persone veramente vicine a livello sessuale ed emotivo: «è il massimo che si può avere! Da innamorarsi… Ti accoglie come se fosse la tua ragazza, che vuole festeggiare con te un anniversario, facendoti passare alcune ore di fuoco».

In questo redditizio business del sesso non si può tralasciare l’elemento della classe. Le leggi repressive della prostituzione colpiscono l’esercizio in strada, luogo pubblico e visibile, dove spesso lavorano le nuove prostitute, figlie della migrazione e della povertà, e in alta percentuale vittime di tratta, ricatti e violenze da parte dei loro sfruttatori. Il commercio sessuale in strada è quello sottoposto alle politiche di controllo, «che in molte città italiane hanno assunto la veste di ordinanze municipali per il decoro urbano» apparendo così come «dispositivi biopolitici di controllo della mobilità umana. Questo controllo, che sembra limitare la ricerca maschile del piacere, quindi contestare la configurazione dello spazio urbano incentrata sul privilegio maschile, si rivela invece funzionale al suo potenziamento, direzionandola verso nuovi spazi di consumo»: case delle prostitute, night club, eros center, sale massaggi. Questi luoghi di piacere discreti se non nascosti fanno parte della prostituzione indoor. «Il contrasto della prostituzione di strada è parte integrante del più vasto mutamento che investe gli spazi e la cultura dei consumi nella metropoli contemporanea: depurazione degli spazi pubblici, riconfigurazione dell’interiorità come luogo del consumo, privatizzazione degli interessi, delle passioni, della vita sociale, inclusa la sessualità».

Giorgia Serughetti osserva che le parole d’ordine del bordello post-industriale sono «personalizzazione (vs. standardizzazione) e normalizzazione (vs. devianza): il sesso a pagamento è offerto come esperienza di consumo allo stesso modo di (e spesso insieme a) altri servizi sessualizzati, più ampiamente integrati nell’economia mainstream». E proprio in quest’ottica di normalità e non di devianza, di fenomeno da indagare più che da stigmatizzare che la studiosa ha condotto questa notevole ricerca sulle relazioni di potere, affettive e sociali che si intrecciano nel mondo prostituzionale.

Segnalo, per approfondire ulteriormente i temi ben trattati da Giorgia Serughetti, il libro di Beatriz Preciado Pornotopia e lo spettacolo Sex machine di Giuliana Musso, che per certi versi sembra la versione teatrale di alcuni capitoli del libro.

 

Giorgia Serughetti, Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneoEdiesse collana Sessismoerazzismo, Roma, 2013, 360 pagine, 16 euro

Beatriz Preciado, Pornotopia. Playboy: architettura e sessualità, Fandango libri, Roma, 2011, 273 pagine, 16,50 euro

Giuliana Musso presentazione Sex machine

Giuliana Musso estratto video da spettacolo Sex machine

Sito libro

Video presentazione libro

Recensione di Elisabetta Ambrosi su Il fatto quotidiano

Recensione di Cecilia D’Elia su Il Manifesto

 Presentazione a Fahrenheit Radio rai 3

Intervista Radio Radicale

Intervista Radio Onda d’Urto

Articolo Giorgia Serughetti sul “porno chic”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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