Pensieri sparsi sulla giornata che Sil ha dedicato a Laudomia Bonanni, 11 settembre, L’Aquila

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Maristella LippolisC’erano stati segnali che il nostro incontro, preparato con tanta cura, sarebbe stato un successo: uno per tutti, il fatto che già dieci giorni prima avevamo raggiunto la quota di sessanta prenotazioni, il massimo consentito dalle norme sul distanziamento, e che ben prima dell’orario di inizio i posti erano già quasi tutti occupati. Chi vuole ripercorre tutta la mattinata può vedere e ascoltare il video qui e sul canale YouTube, anche se l’audio non è dei migliori, a causa di problemi di connessione della rete dell’Università che ci ha ospitate. Ma la connessione dei cuori funzionava benissimo, ed era emozionante: battevano all’unisono, e mettevano in circolo emozione, stupore tra chi non conosceva la potenza della scrittura di Bonanni e la scopriva dalle tante voci che la raccontavano e le restituivano il posto che merita nel panorama delle grandi scrittrici del ‘900, capace di interloquire con noi anche oggi. Lei, orgogliosamente certa di essere una “donna di domani”, così vicina alle problematiche che le sue contemporanee vivevano, così capace di svelarne le trappole e proprio per questo guardata con sospetto nonostante i successi dei primi anni che avevano svelato il talento di quella sconosciuta scrittrice aquilana. Per me l’emozione più grande è stata il passaggio di testimone tra noi, esperte dell’Oltrecanone, e giovani generazioni di studiose, scrittrici, editori e appassionate lettrici, nel segno di una genealogia che sta già mostrando i suoi frutti preziosi. E questo per me rappresenta moltissimo, qualcosa che mi ha commosso fino alle lacrime. Durante la passeggiata letteraria del pomeriggio attraverso i luoghi da lei vissuti e rielaborati in scrittura, tra i molti momenti suggestivi la sosta davanti alla sua abitazione, dalle cui finestre osservava il Casamento, con il suo brulicare di vite, dove immaginava si svolgesse la vicenda raccontata nel romanzo L’Imputata. Il sapiente restauro post sisma ne ha conservati intatti gli elementi architettonici che descrive con tanta cura, fino a farli diventare anch’essi protagonisti della storia. Ognuna di noi del Direttivo Sil lascia qui di seguito i propri pensieri sull’esperienza che abbiamo condiviso. Maristella Lippolis

Bellissime giornate a L’Aquila, dove siamo ritornate per Laudomia Bonanni dopo il Convegno del 2013 su Terra e Parole, Donne riscrivono paesaggi violati, che vide l’intervento di Maria Vittoria Tessitore sulla scrittrice aquilana. Il seminario negli spazi dell’Università dell’Aquila e la bellissima passeggiata nel pomeriggio ha avuto grandissima partecipazione e ha dato vita a nuove ipotesi di lavoro per restituire alle lettrici ai lettori, una scrittrice imprescindibile, potente e visionaria. E la presa di parola di giovani brillanti studiose, la tessitura di relazioni delle donne aquilane, studiose, lettrici, attrici , esponenti della politica sul territorio, dalle TerreMutate, all’associazione Donatella Tellini, ci hanno restituito anche una città bellissima e vitale. Di questo stare insieme, in presenza, intorno ad una grande scrittrice, avevamo bisogno. Elvira Federici

Un’opportunità straordinaria di conoscenza e incontro con la scrittura di Laudomia Bonanni, con L’Aquila, con quel mondo tanto necessario di relazioni e scritture che fanno la vera cultura. L’esperienza del seminario ha dato modo di coniugare gli interventi accademici con quelli delle studiose e delle lettrici che vivono il territorio, e ciò ha realizzato un’alchimia capace di rendere a pieno l’intensità e l’autenticità di una scrittrice come Bonanni. La passeggiata ci ha condotto in uno spaziotempo fuori da tutte le ragioni che non fossero puramente poetiche e politiche di un incontro, e ritorno a L’Aquila, che la Sil ha fortemente voluto. Grazie a Gianfranco Giustizieri per gli spunti di riflessione tratti dai testi letti per via e alle donne aquilane dell’associazione TerreMutate e Donatella Tellini che hanno raccolto di fatto l’eredità di Laudomia dando un esempio tangibili e necessario di ciò che le buone pratiche femministe sanno e possono realizzare. Viviana Scarinci

Una esperienza piena, forte, colma di momenti di vera felicità. Trovare una città così bella, ricostruita nella gran parte, dopo la mia lontana visita del 2013 in occasione del Convegno SIL “Terre e Parole. Donne riscrivono paesaggi violati”, anche allora conclusa con una Passeggiata Bonanni condotta da Maria Vittoria Tessitore, è stata una emozione intensa. Il seminario è stato pieno di sorprese coinvolgenti e acute nelle relazioni delle giovani studiose, vera aria nuova trionfante di cui andare fiere, e confermato da chi da più tempo tratta la materia. La passeggiata con letture, pomeridiana, ha avuto il merito di portare noi lettrici e lettori in un itinerario fantastico ma molto concreto, di vita e relazioni dell’autrice, tracciandone con più vigore la fisionomia letteraria. Voglio ringraziare tutte le organizzatrici, in particolare Maristella Lippolis, per questa imperdibile avventura della mente, e chi ha contribuito a dare vita a questa magnifica giornata così ricca di pensiero ed emozioni, come la letteratura sa creare. Gabriella Musetti

Nel 1932 una giovanissima Laudomia Bonanni pubblicava, spronata da un solerte ispettore, colpito dal carattere originale e non burocratico dello stile, le sue Notarelle di cronaca scolastica, che appaiono oggi il primo vero documento della passione osservativa dell’umano e delle sue fragilità, che animò sempre la scrittrice aquilana. Passione che la spinse, oltre a indagare il mondo borghese e contadino, che attraversa nei romanzi con una scrittura scabra e irta, mai compiaciuta e molto moderna, a venire a contatto con gli inferni dei riformatori e dei Tribunali dei Minori, proprio perché in lei la letteratura non poteva esimersi dall’avere un compito etico: di denuncia, solidarietà e riscatto. La violenza sociale che pervade i suoi libri, ce li rende difficili e poco consolatori: come donna, maestra e poi giudice conciliare, comprende e denuncia la sofferenza individuale e sociale che pesa come un macigno sulla condizione dei fragili, dei diversi, e soprattutto delle donne. E’ per questo che protagoniste assolute della sua scrittura sono sempre figure femminili, non pacificate e ribelli, potremmo dire “donne di oggi”, come lei definì “la Rossa” del romanzo “La rappresaglia”, più volte rifiutato dagli editori proprio per la sua carica di denuncia e dolore quasi insopportabile. E’ stato bello ritrovare i suoi luoghi e le sue parole lungo le strade dell’Aquila, in questa densa camminata letteraria piena di forti emozioni. Loredana Magazzeni

Mi ci sono avvicinata per la prima volta. Spesso è così che succede quando si è circondate di buone amiche. E maggiore è la gratitudine. Laudomia mi è entrata subito nel cuore e nella carne. Al momento sono a quota due: L’adultera (1964) e Il bambino di pietra. Una nevrosi femminile (1979); per gli altri romanzi tento la sorte online, sperando che un colpo di fortuna mi porti a trovare qualche volume di seconda mano. Succederà, mi dico. In questi giorni ho provato spesso ad immaginare cosa avrebbe significato leggere Laudomia a scuola. Nella scuola dell’obbligo. Stream of consciousness, punteggiatura che salta, potenza lessicale che resta nella memoria ma inafferrabile – ah, se ogni giorno potessi allenarmi con quel lessico, come in palestra, starei al mondo con più agio!
Le personagge di Laudomia sono spesso lettrici – Linda in L’Adultera, ultimamente vira più sul noir e Cassandra in Il bambino di Pietra impara a leggere precocemente. Noi tutte sappiamo cosa ha significato e significa leggere nella nostra vita. Salvezza totale. E’ per questo che sabato mattina durante la tavola rotonda, le testimonianze dei due gruppi di lettura delle nostra amiche della Biblioteca delle donne e dell’Associazione TerreMutate sono state incisive, “situate” e profondamente commoventi: leggere è complesso ma leggere insieme alle altre o con le altre in mente è un grande motore. L’Aquila è uno splendore e io sono ancora in treno, in viaggio da Milano a Napoli con Linda, e le tendine dello scompartimento continuano a battere sul vetro. Evviva Laudomia, evviva la SIL! Donatella Saroli

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