Per Liana Borghi di Daniela Bertelli

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Molte le immagini di Liana Borghi comparse in questi giorni sui social,  molte e belle  eppure non ce la fanno a restituire la ricchezza della sua personalità, della sua cultura, dei suoi interessi, del suo impegno, della sua generosità, dei suoi amori. Ma dicono molto della intensità e della dolcezza del suo sorriso, manifestazione tangibile della sua apertura verso gli altri e le altre, della sua “accoglienza” e del suo interesse all’ascolto dei pensieri e degli sguardi altrui.

Grande il rigore nei suoi studi e nelle sue ricerche ed insieme l’impegno politico di fare della sua conoscenza patrimonio di molte e di molti, sempre in relazione feconda con altre donne: è così che con lei ho condiviso molte delle mie esperienze, che affiorano, giorno per giorno, dalla matassa dei ricordi.

Nel 1984 a Livorno il Centro donna, una creatura allora originale, frutto dell’impegno comune di tante donne viene inaugurato con una bellissima mostra,  “Oltre la posa”;  la mostra e il catalogo sono a cura della Libreria delle donne di Firenze, di cui Liana è stata una delle socie fondatrici.

Da allora non si è mai interrotto il rapporto tra Liana ed il gruppo di donne livornesi, alcune delle quali daranno poi vita alla associazione Evelina De Magistris.

Alcune partecipano  fin dalla sua nascita nel 1996 alla Società Italiana delle Letterate di cui  Liana è stata una delle sei “madri” fondatrici.

Importante il suo contributo ai corsi per insegnanti  organizzati   dal 1996 al 2001 dal “gruppo operativo “ del Centro Donna di Livorno:  é attraverso la bellissima traduzione del 1985 di Liana che incontriamo Lo spacco alla radice di Adrienne Rich e, attraverso un suo testo, L’impronta del corpo, lo scavo autobiografico di bell hooks  e la poesia di Irena Klepfisz e di Muriel Rukeyser.

Questa relazione tra le livornesi e Liana ha significato anche il rapporto mai interrotto  e la collaborazione con Il giardino dei ciliegi di Firenze,  l’incontro con il  Laboratorio Raccontar/si, attraverso la presenza costante  di Lori Chiti e la partecipazione nel 2001 di due giovanissime nostre compagne, Linda Bertelli e Giulia Simi.

La capacità di  coinvolgimento di giovani donne è  una caratteristica non banale né scontata  delle diverse iniziative (laboratori, seminari, conferenze) promosse da Liana insieme alle compagne del  Giardino dei ciliegi : così è stato anche per la scuola estiva residenziale del 2013 “Soggetti e oggetti dell’utopia: archivi dei sentimenti e culture” che  si è svolta a Livorno e alla cui organizzazione e realizzazione Evelina De Magistris  ha contribuito, e con grande piacere.

Livorno per Liana è una delle sue città, qui ha trascorso periodi anche lunghi, amava il suo mare, e qui ha dato vita a incontri e iniziative; desidero  ricordare, come esempio della continuità del suoi interessi e del suo impegno,  la presentazione nel 2016 di   Zami- Così riscrivo il mio nome  in cui   Audre Lorde (1934-1992),  poeta nera femminista madre lesbica guerriera – come lei stessa amava presentarsi– parla della sua prima vita, dai vividi ricordi dell’infanzia a Harlem alle lotte per i diritti civili agli incontri nei bar lesbo-gay degli anni Cinquanta.

Del libro  Liana ha curato l’edizione per ETS, in àltera. Collana di intercultura di genere (diretta da Liana Borghi e Marco Pustianaz), scrivendone anche l’Introduzione.
Molte delle iniziative a Livorno sono  nate dalle  conversazioni affettuose e ricche,  al telefono o in occasione di momenti conviviali (il tè di Natale delle Eveline, la cena estiva a Castellina) o   nelle cucine delle nostre case, in un intreccio fertile e felice tra dimensione privata e impegno pubblico.

Ciao Liana, lasci un grande vuoto, ma non nel mio cuore e nei miei ricordi.

 

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