Addio a Bianca Pomeranzi di Serena Todesco

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La SIL si unisce al dolore di Maria Rosa Cutrufelli e di tutte per la perdita di Bianca Pomeranzi e sceglie  di ricordarla con  le parole di amicizia, di stima, di gratitudine di Serena Todesco, che tutte condividiamo.


Bianca era, anzi è, una figura di maestra, una voce tuonante, allegra che non mi lascerà mai. Una maestra di femminismo, prima di tutto. Una volta, a cena, durante una delle nostre interminabili chiacchierate, ricordo che pensai tra me e me che mi trovavo a tavola con un pezzo del femminismo italiano. C’erano anche Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi, io stavo quasi sempre in silenzio, come una bambina che per caso si trova al tavolo di importanti personalità, ed era proprio così. Dalle parole di Bianca emergeva la storia, la lucidità dello stare insieme tra donne. La lucidità della politica delle donne, delle sue donne della cooperazione. Non era mai invadente, né parlava addosso, ma con quel suo formidabile accento aretino mi stendeva ogni volta, perché non mi stancavo mai di ascoltarla. Nelle registrazioni che poi sono diventate Campo a due Bianca intervenne spesso e volentieri, magari completava un ricordo o un’informazione che Maria Rosa mi stava regalando, magari questo succedeva – e in effetti ricordo che successe almeno una volta – mentre preparava la cena che sarebbe seguita alle interviste. Cucinava meravigliosamente, conosceva segreti, sapori, ricette, ma sembrava sempre che avesse preparato qualcosa lì sul momento, senza alcuna spocchia o orgoglio di sorta. Ricordo che una volta ci rimpinzammo di ciliege, buonissime, che aveva preso lei non so dove. Ridevamo tutte e tre come bambine, tra ciliege e sigarette.

Mi viene in mente, pensando a lei, quello che Virginia Woolf aveva detto quando aveva visto Vita Sackville-West per la prima volta: una donna alta e dritta, maestosa di bellezza, gambe slanciate, tronco forte come quello di un corazziere. Bianca era come il suo nome, sprigionava nobiltà e concretezza, la completezza piena del colore che comprende tutti i colori e li copre con grazia, senza farceli dimenticare. Bianca ha fatto la storia del femminismo e del lesbismo in Italia, così come la storia della cooperazione internazionale, con il CEDAW, le innumerevoli storie, lotte ed esperienze che avrebbe forse riversato in un libro che non potremo leggere. Ma di lei restano parole di saggezza e di lucidità immense, un patrimonio di pratiche politiche, anche su temi polarizzanti, come quello sulla maternità e l’intervento di tecnologie di surrogazione e di gestazione per altri – come non ricordare Mamma non mamma, il supplemento di Leggendaria del 2017, pieno di scritti intelligenti e stimolanti che insegnano, anche a chi non condividesse parte di quelle ragioni, a costruire percorsi di dialogo, di relazione, di filiazione e di rispetto affettuoso, sempre vivo. Ho ancora nelle orecchie la sua voce tonante che dice Mary, andiamo. Quanto amore, quanto davvero. Non lo perderemo, cara Bianca, questo tuo amore. Di certo no.

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