Messaggi in bottiglia. Elvira Federici, presidente della SIL 2020-2024

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*Opera di Maria Lai fotografata da Elvira Federici

Si chiude con questo messaggio in bottiglia l’impegno preso con le socie dalle singole componenti del direttivo e si conclude, con la prossima votazione del 4 marzo il lavoro del direttivo stesso.
Questo messaggio è quindi un saluto e, per me come presidente, un bilancio, dato che ho accompagnato in questa funzione, insieme a Donatella Saroli, Anna Toscano, Gabriella Musetti, Viviana Scarinci, la SIL per due mandati consecutivi.
Due mandati: il primo cominciato nella costrizione inimmaginata, nello stupore, nello spaesamento, nella frattura profonda causati dalla pandemia; il secondo impegnato nel riposizionamento, nel riadattamento attraverso una riflessione attiva di fronte ad un quadro generale radicalmente cambiato, interrogandoci politicamente su questo passaggio, imparando nuove forme di comunicazione, cercando occasioni diverse di confronto intergenerazionale.

Sono stati, questi quattro anni, un tempo in cui tutto precipita: sono infatti messe alla prova le acquisizioni – godute peraltro in uno spazio-tempo privilegiato – sulla pace in primo luogo, e poi sui diritti, la salute, l’istruzione il lavoro, l’ambiente, sulla cura della vulnerabilità del vivente e del mondo.
Minacce tendenziali su cui pure riflettevamo sono diventate improvvisamente tutte presenti, precipitandoci nella tempesta perfetta. Contemporaneamente, in modo inaspettato e per certi versi inesplicabile, tutti i temi che da un cinquantennio le donne, attraverso femminismi, transfemminismi, femminismi postcoloniali, ecofemminismi hanno portato avanti, temi legati all’invisibilità nella storia, all’irrilevanza nel pensiero, alla cancellazione nel linguaggio, alla colonizzazione patriarcale di tutte le forme di rappresentazione simbolica e politica, sono rimbalzati all’attenzione di tutte e tutti. Nessuno ha potuto più fingere che non esistessero o relegarli alle questioni del mondo femminile.
Dai premi letterari, alle questioni del linguaggio, alla presa d’atto politicamente urticante per chi detiene il potere, dell’esistenza – persistenza- del patriarcato come l’evidenza per tutti di una forza femminista che sola si mostra capace di contrastare, nei movimenti la deriva politica dell’Europa; il meraviglioso proliferare di luoghi di presa di parola di donne e lgbtq+ come registe, scrittrici, scienziate, podcaster…

La piccola luce accesa dalla SIL, come dalla SIS e altre non numerose realtà femministe di riviste e gruppi, è divenuta un grande fuoco luminoso. E se sul fronte della politica istituzionale non possiamo dire altrettanto, se avvertiamo un attacco come mai prima d’ora, dobbiamo sapere che questo dipende proprio da questa forza ormai manifesta e incontenibile e imparare in fretta come renderla più efficace.

Quando qualcosa per noi cambia in meglio, dobbiamo aspettarci sempre un contrattacco. I femminicidi
stanno lì a dimostrarlo. Ma anche Elena e Gino Cecchettin, a ricordarci il contrario. Siamo tutte su un crinale difficilissimo in cui può accadere di perdere tutto proprio mentre guadagniamo al mondo idee e pratiche di libertà, di desiderio, di agency, di immaginazione. E come può la SIL e tutte le nuove realtà politiche sbocciate in questo deserto, dare il suo contributo?
E’ questa la domanda che mi ha accompagnato in questi quattro anni. Saperci –includendo soprattutto me stessa– piccole ma capaci di complessità, domande politiche, reti di relazioni, progetti fra soggettività di generazioni e collocazioni diverse.

Sento, personalmente, di aver realizzato meno di quanto mi ripromettessi astrattamente all’inizio ma di aver lavorato molto più di quanto immaginassi, mossa dalla passione che mi hanno trasmesso le giovani che si sono associate scrivendo frasi come queste: “in questo momento siete un punto di riferimento necessario” così come le socie “storiche” che non hanno mai smesso di dar vita a momenti di incontro e confronto, in qualsiasi modo sia stato possibile. E le compagne del consiglio direttivo, che considerando anche gli avvicendamenti, ringrazio tutte, con le nuove che arriveranno portando la loro creatività e la loro forza.

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