Perché il mondo respiri

L’Io della storia è un uomo, la scrittrice gli presta una voce ben impostata, e alla fine del libro ne riceve in cambio una trasformazione che è un inno all’essere donna.

L’uomo nel corso della storia acquisisce un corpo che non aveva (tutto intelletto, per lui il corpo era solo uno strumento: per spostarsi, parlare a lezione all’Università, accoppiarsi…che, in effetti, non era proprio un fare all’amore).

Respira è un thriller dell’anima, Valeria De Luca si compiace di condurci pagina per pagina in una crescente suspence dei sentimenti e delle emozioni, con una scrittura che incalza, che spinge avanti a leggere in fretta, benché sia chiaro che non c’è un’eccessiva tramatura. Anzi, la trama è assai leggera.

Come in ogni giallo che si rispetti, l’assassino lo intuisci dagli indizi generosamente sparsi sul tuo cammino di lettrice impaziente. Lo stesso per il deus ex machina, il marchingegno che scardinerà le oscurità della storia, portandola ad una conclusione. Ma come insegna Maurice Merleau-Ponty, teorico della Fenomenologia della Percezione, demolitore della dualità cartesiana fra mente e corpo, i pensieri non esistono senza un corpo che li percepisca. E, nel romanzo di Valeria De Luca, i pensieri possono persino incarnarsi in figure che ti sembra di poter toccare, o dormirci insieme. E altri pensieri possono invece inabissarsi al di sotto della soglia di una sensibilità senza la quale il pensiero diventa monco, privato della sua fondamentale ambivalenza fra esterno e interno di sé.

E il visibile e l’invisibile giocano nelle pagine del libro, così come nel pensiero del filosofo che appartiene alla prima vita della scrittrice (laureata in filosofia con una tesi su di lui), poi avvocato e, da sempre, scrittrice. Così come Merleau- Ponty appartiene al personaggio senza nome di Respira, nella sua prima vita di docente universitario; ma anche nella seconda, di regista che da quel pensiero trarrà – ne è convinto – un capolavoro di film mondiale.

Solo la donna-deus ex machina della storia, la produttrice del cambiamento (anche se a scapito di se stessa), ha un nome continuamente evocato, Véronique. Forse perché solo lei è consapevole del suo corpo?

Gli altri personaggi vengono chiamati per funzione: il Professore, il Maestro, l’Ambasciatore, il Fotografo (chiamato anche Jack). I due bambini, pure, non hanno nome ma è chiarissima la loro funzione narrativa e, se vogliamo, filosofica: rappresentano quel contatto ingenuo col mondo, primario, proclamato dal filosofo che, proprio per aver esaltato l’immediatezza della percezione, divenne anche ispiratore dell’esistenzialismo.

Il vissuto è dunque tutto. E solo attraverso un vissuto caotico, contraddittorio, finalmente riconosciuto come timone della propria vita, il nostro protagonista ritroverà se stesso. E persino l’algido ambasciatore, il cattivo della storia, dovrà capirlo.

Romanzo sul potere, sul successo che succhia tutta la vita, l’apologo filosofico di Valeria De Luca ci porta con leggerezza dentro le anestesie e le rimozioni dell’oggi, appello appassionato a vivere senza paletti ciò che sentiamo buono e giusto per noi, perché – avverte nei ringraziamenti finali – “Qualsiasi esperienza autentica è sempre deragliare da un binario sicuro.” Come solo le donne sanno fare, e gli uomini dovranno imparare, ci dirà il protagonista nell’ultima pagina.

E come riusciranno le donne? Insegnando al mondo a respirare.

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Valeria De Luca, Respira, Ianieri/editore, 2014, pagine 190 euro 13,00

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info@valeriadeluca.it

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video-intervista su Repubblica

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