"Fra me e te", di Mariella Gramaglia & Maddalena Vianello

Fra me e te. Madre e figlia si scrivono: pensieri, passioni, femminismi, di Mariella Gramaglia e Maddalena Vianello (et.al/EDIZIONI, 2012)

Il 16 gennaio esce Fra me e te, scritto a quattro mani da Mariella Gramaglia & Maddalena Vianello. Il 18 gennaio, il volume verrà presentato a Bologna alla Libreria Coop Ambasciatori.

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La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.

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6 Comments
  1. ALFREDO CRISPINO

    SONO UN ASSIDUO LETTORE DI REPUBBLICA E NON MI è SFUGGITA L’INTERVISTA A MAMMA E FIGLIA IN OCCASIONE DEL LIBRO IN USCITA. COME SIETE BELLE IN QUELLA PICCOLA FOTO!!! HO SENTITO IL DESIDERIO DI PARTECIPARE A QUESTO PER ME BELLISSIMO EVENTO CHE VI RITROVA TUTTE E DUE MANO NELLA MANO E UNA VOLTA SLEGATE ( LE MANI ) A QUATTRO MANI SCRIVERE QUESTO LIBRO. SPERO CHE POSSA AVERE UN BUON RISULTATO EDITORIALE; PER QUANTO MI RIGUARDA LO LEGGERò SICURAMENTE.
    CON SIMPATIA E AFFETTO ALFREDO CRISPINO

  2. Vado a comprarlo Mariella, mi stavo proprio chiedendo dove stessi usando le tue belle energie perchè non ti sentivo da un po’… a presto spero, baci, Francesca Capanna

  3. Ho inviato qualche anno fa una lettera a Galimberti su Repubblica, cui hanno risposto 300 persone, e ancora scrivono mail. Posso inviarvela. ma no credo farebbe oggi lo stesso effetto. Siamo diventati tutti molto isolati e individualisti. E’ il tempo delle passioni grigie. Dedico ora questo scritto alla mia amata figlia, malata sì, ma forse in via di guarigione. Grazie

    Demetra e Core

    Si ricomincia sempre daccapo.
    L’esperienza del materno-femminile declina in modo diverso con una figlia –un terreno della simbiosi e della rottura-l’appartenenza e la separazione, la comparsa del ‘terzo’ come ponteòla profonda visione in cui accettare l’ignoto, E nelle varie tappe della sua vita sarà tutto un generare, un fiorire, e una desolazione, un lutto:ogni volta che vivremo una una dolorosa separazione sarà Demetra-Core in noi che soffrirà l’inspiegabilità dell’assenza,con le figlie, con i figli, come con le madri, e con gli amorio che danno la vita e deludono nell’eterno ciclo dell’appartenenza d’amore,della perdita desolata, prima della rinascita..
    E ancora Louise Kaplan porta a riflettere sul cono d’ombra in cui siamo immersi:
    ‘Le leggende legate all’amore trovato e perso, al lutto della perdita, al ritrovamento degli amori perduti,all’immortalarsi dei passati amori negli amori presenti sono incastonate nel racconto di ogni vicenda umana. Chi di noi non è stato vittima di ferite irrimarginabili e di umiliazioni e di umiliazioni che persistono e che si infiltrano nell’esistenza adulta? La disperazione, le monotone ripetizioni di perdita e ritrovamento,l’alterno umiliare e farsi umiliare possono venire proprio da lì. Oppure come di tanto in tanto succede, gli strascichi dei traumi possono essere incentivi al cambiamento, sfide che ci tengono impegnati a riguadagnare le perdute perfezioni dell’infanzia.’
    O forse il mito della coppia Demetra_Core presenta sempre il conto della perfezione impossibile, e allude al nostro andare verso una completezza dinamica, in divenire,distante dal vuoto della perfezione, oltre cui c’è il nulla. E il “terzo” ,Ade ,chi è?
    Nell’ipotesi di Ade, non come metafora del maschile, ma come maschile interiore della coppia Demetra-Core, si scopre la forte esperienza di un materno-femminile non più scisso, complesso ma aperto alla generatività, che comprende anche l’uomo, che muove i sentimenti di dolore e gratitudine, come nei versi di Bertolucci” e di questo ti ringrazio, per l’età passata, presente e futura”.
    Riconoscendo la madre come imprendibile per le figlie e per i figli –ma vale anche l’inverso-, è nel vivere in prima persona il mistero dell’inestricabile materno-femminile che abbiamo necessità di imparare il passo d’addio

    Devota come un ramo
    Curvato da molte nevi
    Allegra come un falò
    Per colline d’oblio,

    su acutissime lamine
    in bianca maglia d’ortiche
    ti insegnerò,mia anima
    questo passo d’addio…. (C.Campo)
    E anche quando tocca alla figlia essere madre della propria madre, quella che si muove è la nostalgia della perdita, un tempo di non vita, il fondo del fondo in cui nuotano i tempi infiniti di Ade, e Demetra è una figlia smarrita e dolente e Core è una madre troppo bambina, e si confondono le due, e l’una diventa l’altra,recitando a turno il rosario dei giorni.

    …madre che non sei qui
    Madre dove sei?
    Io lo so che ci sei
    E sei sempre con me
    Ogni giorno che passa
    Ogni anno in più
    Sono vecchia adesso
    E tu sei qui con me
    Sei bella come me
    Ora sei calma
    Sei dolce come te
    Madre,che non sai che fare
    Per farmi sentire l’amore
    Madre che non capiusci più
    Come fare a entrare nel mio cuore
    Madre che fai mille sbagli
    Madre madre del mare
    Quando mi sento annegare
    Madre tu sai nuotare …(N.Malanima. Rosario.)
    Tendiamo tutti lì, alla madre del mare, comunque sia andata. Lo andiamo scoprendo a mano a mano che il tempo si dispiega, e la vita ci fa crescere, dentro la memoria, dentro e oltre la malinconia dilaniante della madre,della figlia e dell’infero Ade, del loro perdersi e ritrovarsi,del nostro errare e trovarci sul ponte.
    …Nel mistero della nostra esistenza, in cui improvvisamente viene a galla una memoria viva che placa o acuisce il dolore, possiamo perdonare e ringraziare le nostre madri di non essere state ‘tutto’ per noi, di aver permesso di tradirle –crescendo- perché loro stesse hanno tradito la nostra illusione infantile onnipotente, che le vedeva in una totalità compiuta,lineare ,solo tonda.
    Possiamo ringraziarle di essere state Demetra e Core, il tutto e la fuggitiva, l’eternamente presente e l’eternamente assente, la madre infinita e l’infinita fanciulla, entrambe racchiuse in sé, parti di noi rapite nel cambiamento che si compie nella nostra solitudine interiore…E dunque possiamo anche ringraziare le figlie nel loro essere Core e Demetra, di andare oltre, in quella femminile andatura che ci racconta la fatica e la passione e ci restituisce la pienezza senza tempo che continua da loro in noi,come da noi in loro, e oltre.
    Perché questo è l’andare che abbiamo potuto infine trovare in noi, come il ‘passo d’addio’, ma anche il passo della Gradiva, l’”avanzante” l’immagine del bassorilievo pompeiano, della donna in cammino, in evoluzione, che si avverte anche nei versi di S.Lagorio:
    Quando ti allontani e vai
    Parlando al vento
    Come l’animale rimango
    In bianco e nero a vedere
    La sera che sale
    L’ombra delle tue piccole spalle.

  4. mariella

    Grazie Francesca. Della stima e della fiducia nelle mie, diciamo così, energie. Quando hai letto il libro dimmi cosa ne pensi.
    Ti abbraccio,
    Mariella

  5. Mariella, vi sto leggendo e sto assaporando (anche nutrendo, in alcuni momenti) il vostro corraggioso show down, del quale vi ringrazio profondamente perchè immagino che vi (soprattutto ‘ti’) sia costato persino un po’ di sofferenza – oltre che piacere ovviamente, che comunque sempre traspare in quanto eterno piacere del confronto. Alcuni passi mi trovano con un sorriso sotto i baffi di riconoscimento, sorriso del quale non mi accorgo se non quando li ho finiti… e però ti scrivo adesso, ancor prima di aver finito di leggere, perchè ci sono accenni sul tuo privato che sento il bisogno di condividere con te più intimamente. Mi farebbe tanto piacere sentirti, questo mittente è il mio personale quindi se puoi rispondimi dandomi la tua mail (quella che avevo con @libero.it non mi da segni di vita). A presto spero, per ora baci, Francesca

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