Napoli/ Il Molo Beverello secondo Anna Maria Ortese

Monica Farnetti a Port'Alba

Monica Farnetti a Port’Alba

L’appuntamento è a Port’Alba, in cui si sbuca dopo poche decine di metri percorsi in un vicolo stretto tra bancherelle di libri usati e su cui si aprono a loro volta vecchi negozi di librai antiquari. Lì, sotto quel passaggio aperto nelle mura angioine quasi a furor di popolo nel 1625, comincia la passeggiata guidata da Monica Farnetti e che ci condurrà attraverso la Napoli di Anna Maria Ortese, una città con la quale la scrittrice intrattenne un rapporto intimo e complicato. L’anello ideale che racchiude la città vecchia, la città di tenebra, cupa, disperata (ma splendente di una luce interiore che improvvisamente ferisce gli occhi e l’anima) ci è indicato da Monica sulla mappa “innamorata” che ha preparato e che ci aiuterà nel nostro percorso a situarci rispetto alla struttura urbana.

Floriana Coppola e Wanda Maresco a Port'Alba

Floriana Coppola e Wanda Maresco a Port’Alba

Sono quattro le opere che Ortese dedica alla sua città alterandone e metabolizzandone i luoghi, i palazzi e i quartieri per restituirli in una sua personale e significativa topografia. La voce a tratti severa di Wanda Marasco che legge brani da Il mare non bagna Napoli, Il cardillo addolorato, Il porto di Toledo e L’infanta sepolta, si alterna ai nostri passi e mi trovo a domandarmi tra me e me come doveva essere la voce di Ortese, se altrettanto vibrante o non invece più monotona, trattenuta allo stremo. Ma Wanda è bravissima e l’emozione sua e nostra è un tassello prezioso.

Scendiamo così lungo via Toledo, la spina che taglia la città vecchia per arrivare verso piazza municipio, vicino a dove sorge/sorgeva la chiesa di san giacomo degli spagnoli con all’interno l’infanta sepolta, la madonna nera davanti alla quale si recavano giornalmente a pregare Toledana e sua madre dopo la morte di Manuele. Alcune pagine ci richiamano il batticuore di Toledana nel vedere pubblicato il suo primo scritto davanti al chiosco dei giornali, lì appunto in piazza municipio (la plaza Guzmano o del quiosco). Per l’autrice sarà l’inizio della propria carriera di scrittrice.

Fuori dall’anello ideale di cui dicevamo prima, verso il mare e verso Posillipo, si intuisce la Napoli verde e vitale de Il cardillo, la Napoli giocosa e settecentesca entro le cui ville si consuma il dramma di Elmina, del guantaio e dei tre aristocratici viaggiatori.

dietro la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli

dietro la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli

Bisogna riconoscere che Monica Farnetti assieme a Floriana Coppola e Serena Guarracino (che si sono fatte carico dell’organizzazione delle due giornate napoletane che la SIL ha dedicato a Ortese) hanno fatto miracoli e sono riuscite a estrapolare in poche strade da percorrere a piedi più che una sintesi dell’opera della scrittrice. Farnetti racconta ancora, mentre scendiamo al molo beverello, il rapporto tra Napoli e Ortese. Di come Ortese avesse fatto della città (dove mai volle tornare dopo essere partita nel 1953) la sua matrice espressiva, cogliendone e accettandone l’ammaestramento. Il segreto di questa città – continua Monica – è fatto dalle contraddizioni, dagli opposti che convivono e che non si lasciano separare.

Questa “contraddizione non escludente” è il senso alto e segreto che Ortese prende da Napoli e trasmette a chi legge. Bellezza e squallore (“la felicità più cantante e il dolore più lacerato”) sono solo i due estremi che Ortese dispone sullo stesso ordine ammaestrandoci sulla vita molto più di quanto avessimo mai pensato.

A tenere assieme gli opposti, poco lontano dal Molo Beverello a cui siamo lentamente arrivate/i sopravvive ancora (anche se non la visitiamo) la chiesetta di Portosalvo, la chiesa del mare interrato, del mare nascosto che perdura celato, cerniera agli occhi di Anna Maria tra il mare e la terra, e tra i vivi e i morti.

piazza municipio (plaza Guzmano)

piazza municipio (plaza Guzmano)

Al Molo Beverello, se spingiamo oltre lo sguardo verso via Cristoforo Colombo, possiamo immaginare come doveva apparire prima di essere distrutta dai bombardamenti del 1943 in via del piliero (via del pilar) la casa della famiglia Ortese, una casa povera e sovraffollata ma che la presenza affettuosissima dei fratelli rendeva felice. Proprio lì, negli scritti che recuperano quelle memorie d’infanzia – suggeriva il giorno precedente Maria Vittoria Vittori nel corso della densa giornata di riflessione sull’opera della scrittrice – occorrerebbe scavare per tirare fuori un’altra Ortese, una Ortese portatrice di gioia. Trovo significativo che la passeggiata si svolga dopo e in stretta connessione con la giornata pensata dalla SIL e dall’Università Federico II sull’opera di Anna Maria Ortese, giornata su cui troveremo modo di ritornare perché i ragionamenti e le piste lanciate meritano di avere un seguito. Da quanto ascoltato ieri arrivavano a rendere i nostri passi più saldi e consapevoli così tante suggestioni e questioni che sarebbe troppo lungo qui anche solo tentare di riassumere. Ma, dicevo, troveremo il modo.

molo beverello

molo beverello

Sono veramente le ultime battute e lì sul Molo Beverello ci salutiamo. Con il pensiero ritorno a Port’Alba, a quelle bancarelle di libri usati. Stamattina la Napoli della cultura ci ha dato il buongiorno con la svendita proprio su quelle bancarelle del magazzino dell’editore Guida. 700 mila volumi a prezzi stracciati per far fronte in qualche modo al fallimento di un editore con novantacinque anni di storia alle spalle. Non so se tutte le partecipanti alla passeggiata napoletana sui luoghi di Anna Maria Ortese si sono rese conto del valore simbolico dell’essere state lì, in quel momento, a parlare (e sembrava un atto di resistenza) di una delle più grandi scrittrici italiane e non solo, mentre andava al macero un patrimonio librario che ha segnato la storia editoriale della città. Sono sicura che anche Ortese ne sarebbe stata colpita.

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2 Comments
  1. lilliana ferro

    Ho ancora nella mente e nel cuore l’eco della voce di Monica Farnetti, quando, qualche anno fa abbiamo cercato Anna Maria Ortese per le piazze e le strade di Napoli Questa volta non ho potuto essere con voi, .ma il mio amore per Anna Maria Ortese ritrova tutto il suo incanto nelle parole di Giuliana Misserville.
    Una sola annotazione malinconica: possibile che non troviamo la forma linguistica per inserire la scrittura femminile all’interno di un discorso generale sulla letteratura? L’espressione ” scrittrice”, per quanti aggettivi la possano accompagnare, risulta limitativa. Anna Maria Ortese non è meno grande di Gadda o di Italo Calvino: come faccio a dirlo?
    Grazie sempre per il vostro lavoro Lilliana ferro

  2. Ancora grazie per quelle due bellissime giornate napoletane, la passeggiata naturalmente ma anche, in particolare, la relazione di Monica Farnetti il venerdì, che mi ha fatto pensare al paradosso doloroso della scrittura: solo sviluppando una certa forma di egocentrismo si riesce a scrivere opere grandi che dicono la bellezza e il tormento del mondo, e anche – qui il paradosso diventa quasi insostenibile – l’amore per le creature più fragili. Un tema a mio parere centrale nella riflessione sulla scrittura delle donne.
    Carissimi saluti
    Silvia

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