Via Castellana Bandiera, libro, film, luogo d'origine

PASSAPAROLA:
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In un dialogo con Luisa Cavaliere Emma Dante racconta della madre che un giorno la mise sul treno e le disse: vai!

“Mi ha autorizzata a sognare, a vivere i miei desideri, le mie ambizioni … assumendo su di sé la responsabilità di una scelta controcorrente”.

La madre dunque l’autorizza ad osare “a oltrepassare il limite dell’isola per affrontare un inquietante mondo sconosciuto”.

Così Emma, a 18 anni, si trasferisce a Roma per studiare all’Accademia. Diventa attrice, ma non è soddisfatta. Ritorna a Palermo, molti anni dopo, a 32 anni,  perché la madre è gravemente ammalata, e le ripiomba addosso tutto il fallimento delle sue scelte. La morte della madre, inaspettatamente, si trasforma in quello che Emma definisce “un miracolo”: “é stato come se lei mi avesse passato il testimone … ho capito che dovevo andare in altra direzione”.

La direzione è scrivere di teatro, e fonda la compagnia Sud Costa Occidentale.

“Quel dolore mi ha aperto al mondo dandomi un’altra chiave di lettura”.

In via Castellana Bandiera, il film tratto dal suo libro omonimo, e di cui è regista e attrice insieme a Alba Rohrwacher ed Elena Cotta (premio Coppa Volpi), Emma Dante nei panni di Rosa, emigrata da tempo a Milano, rivive il suo ritorno al luogo d’origine – la strada dove da piccola si sedeva a terra a contare “uno cento mille quattromila” – che è anche ritorno al luogo materno. Non a caso il film comincia con le riprese sott’acqua di Nicolas, moderno Colapesce della fiaba siciliana che in fondo agli abissi sostiene la terza colonna tra Scilli e Cariddi.

via Castellana Bandiera è un vicolo in discesa fangoso e senza via d’uscita, su cui si addossano case con gli infissi d’alluminio abusive e mai completate. Ci vivono famiglie al  di là della soglia dell’umano e delle regole civili al punto che ognuno sceglie il suo numero sulla porta di casa. Uomini e donne accomunati da vincoli di sangue, dall’esistenza senza sbocco come il vicolo, e ideale terreno di coltura della mafia. Come la famiglia Calafiore, i cui componenti si nutrono dell’odio reciproco, succubi e pronti ad obbedire alla legge del più forte, quella di Saro, capofamiglia e boss di quartiere, più per assuefazione e incapacità ad assumersi le proprie responsabilità che per convinzione.

Una famiglia dal “ventre molle e deforme … dove troppi figli scalciano, spingono ma non riescono ad uscire” perché incapaci di vedere un centimetro più avanti del proprio naso. Tema di tanti spettacoli di Emma, come la “Trilogia degli occhiali”, dove i protagonisti delle tre storie portano tutti gli occhiali che tolgono e mettono di continuo “per difendersi dal mondo che rifiutano e per guardarlo come meglio credono”.

Sul vicolo sovrasta, quasi a soffocarlo, monte Pellegrino. Dal lato opposto il mare dell’Acquasanta, a cui però non si può accedere per via di uno sbalanco delimitato da transenne.

In quella città che odia perché “si perde sempre” Rosa ritorna, riluttante, in compagnia della sua donna, Clara, per il matrimonio di un amico, in un giorno di scirocco bestiale. Cercando la sala delle nozze Rosa infatti si perde. Si blocca ad un bivio, per imboccare alla fine “una straduzza a doppio senso molto stretta” che lì per lì non riconosce seppure vi abbia abitato da piccola.

Rosa è bloccata ad un bivio anche nella vita.

E’ rimasta il tipo di donna “corna dure”, come la chiamavano da nica. Non accetta la sua omosessualità che vive come peccato – il padre la puniva per questo a colpi di cinghia – e non si lascia andare come invece vorrebbe Clara, che se ne frega, e urlerebbe al mondo il suo amore.

Rosa invece si sente “frutto di un innesto sbagliato” e “si ritirava sempre più nella colpa lasciando dietro di sé una bava inodore”.

Il loro rapporto è in crisi, stanno per lasciarsi, ed è proprio nel momento in cui Clara dice “non so se ti amo ancora” e Rosa sente “una lama ficcarsi nel petto” che nel senso opposto di marcia compare l’Altra, Samira, alla guida di una Fiat Punto rossa.

Non ha intenzione di indietreggiare, e visto che non indietreggia nemmeno Rosa, spegne il motore. “Rosa risponde automaticamente con lo stesso gesto”.

Asserragliate nei rispettivi abitacoli coi finestrini serrati e l’aria condizionata al massimo per sopportare lo scirocco, Rosa e Samira “si talìano con odio … per motivi diversi dichiarano guerra alla propria sottomissione”.

Come due uomini in duello si contendono il territorio segnandolo con la loro urina i cui “rivoli scorrono paralleli sulla via”.

Samira, suocera di Saro, è vecchia e albanese. Ed è “corna dure” come Rosa. ‘A patruna di via Castellana, la chiamano. Ha rischiato la vita molti anni prima per venire da Valona in Italia portandosi dietro la figlia Thana, “l’unica cosa bella della sua vita … a cui stava aggrappata come il marinaio al suo timone”, che muore troppo giovane per un cancro. “Mangiata dal dolore e imbambolata nel presente” ma forte di questa ferita insanabile, Samira è al di sopra di tutto. Al di sopra della legge del più forte che regna nel vicolo. È imprendibile, muta, e imprevedibile. Tranne che per Nicolas che la adora e le parla in albanese.

E in modo imprevedibile, quando Rosa finalmente si decide ad uscire dalla sua Multipla, e bussa al finestrino della Punto pensando che l’Altra stia male, Samira “la guarda con amore e le sorride”. Rivede nel volto di Rosa “bello e sensuale” quello di Thana.

Rosa è spiazzata da quel sorriso di complicità che interpreta come un invito a non mollare. La vecchia con “quella faccia da schiaffi … muta, testarda e silenziosa” come la montagna che incombe sopra di loro, le fa ricordare la bambina che era. Cocciuta e dispettosa contro tutto e tutti. E oggi, più di ieri è decisa a non mollare. “Tanto più scuro di mezzanotte non può fare!”

La strada, regno incontrastato degli uomini che “si azzuffano come animali per predominanza sul territorio” è avvezza a questi scontri, e di lì a qualche ora si attiva la solita scommessa in denaro su chi vince. Rosa diventa pedina di un gioco che non le appartiene e non controlla.

“In realtà il blocco è pretesto per le due donne per guardarsi dentro” dice Emma Dante.

Incapace di fare di se stessa campo di battaglia, Rosa rivolge la sua aggressività in quel duello “a chi molla per prima” nel quale gli uomini sono maestri eccellenti.

Samira, dal canto suo, che “cercava un posto sicuro e l’ha trovato dentro quella macchina”, non molla perché ha deciso “di rientrare nella terra prima di cominciare a puzzare” portandosi per sempre appresso la figlia Thana rimasta dentro di lei.

Solo quando Rosa, specchiandosi nel volto mostruoso di Samira ormai rigida “come una statua di tufo sgretolata dal tempo e macchiata dal sole” ma  “con lo sguardo di potenza che ha soltanto chi è riuscito ad osare”, riuscirà a riconoscere dentro di lei la paura che l’attanaglia e le impedisce di amare Clara – “mi vergogno di questo amore perché è troppo più grande di me” le confesserà – riuscirà finalmente anche lei ad osare. Come le aveva insegnato la madre mettendola quel giorno sul treno.

Farà l’amore con Clara nell’abitacolo “con una passione impetuosa, incalzante, fottendosene del pudore”.

Scegliendo di morire Samira mette fine alla scommessa dei maschi che non si aspettavano certo quel finale. E mentre le donne del vicolo gridano “‘a castellana d’a via misi ‘a bandiera!” la Punto rossa scivola in folle verso lo sbalanco lasciandoci immaginare Samira e sua figlia che volano abbracciate come Thelma e Louise.

Rosa, che adesso vede il mondo con altro occhi, riconoscerà invece la strada dove ha abitato, e che al suono della canzone dei fratelli Mancuso “com’è sula sta’ strata” si allarga al punto da contenere tutti. Una folla di donne, uomini e bambini in jeans, in vestaglia, in pigiama, scalzi o con le tappine, come stanno le donne in casa quando sfaccendano, sbucano infatti da ogni dove e invadono la strada che li accoglie.

Nell’intervista citata Emma Dante dice che i suoi testi li scrive Palermo “un ventre che cova”; e che i fantasmi del suo teatro vivono in precisi luoghi della città: a Ballarò, alla Vucciria, al Capo, alla Cala. “Me ne andrei, dice, ma dovrei scontare un esaurimento mortale del mio sguardo”.

Palermo è infatti i personaggi del suo teatro: marginale e barocca; pigra ed eccessiva; grida, gesticola, tace, recita, vive di cerimonie continue: funerali, battesimi, cresime, matrimoni, di nuovo funerali. E usa poco la parola. E’ muta, oltre che cieca. Da sempre in attesa, si posiziona sul limitare della scena.

Come i personaggi e gli spettatori di molti spettacoli di Emma.

 via Castellana Bandiera a Palermo infatti esiste davvero e Emma Dante vi ha abitato per dieci anni.

Né quartiere, né periferia, è luogo liminale, in divenire. È resto, degrado e munnizza. Ma è anche il Monte, luogo sacro che custodisce le ossa della santa Rosalia.

Ed è solo partendo da quel luogo, tra bellezza e orrore,  dove tutto potrebbe avvenire come in teatro; dove tutto, fatti e personaggi, è sopra le righe; dove si parla quella lingua “sgraziata e disgraziata” fatta di ritmo e assonanze più che di parole alla stessa artista spesso incomprensibili, che Rosa riuscirà ad elaborare il lutto e a ripartire per una nuova vita.

*Le frasi virgolettate sono tratte dal libro via Castellana Bandiera , da Carnezzeria e da interviste

Emma Dante, via Castellana Bandiera, Rizzoli, Milano, 2008, pg.137, euro 15

Emma Dante, Carnezzeria, Fazi editore, Roma, 2007, pg.173, euro 14,50

Emma Dante, La trilogia degli occhiali, Rizzoli, Milano, 2011, pg. 94, euro13

Andrea Porcheddu, Emma Dante, Palermo dentro, ed ZONA, Arezzo, 2010, pg 186, euro 17

Anna Barsotti, La lingua teatrale di Emma Dante, ETIS ed., Pisa, 2009, pg. 266, euro 18

Luisa Cavaliere, Anticorpi, Liguori, Napoli, 2010, pg. 96, euro 11,90

Via Castellana Bandiera, film, REGIA: Emma Dante SCENEGGIATURA: Giorgio Vasta, Licia Eminenti, Emma Dante ATTORI: Emma Dante, Alba Rohrwacher, Elena Cotta, Dario Casarolo, Carmine Maringola, Elisa Parrinello,Giuseppe Tantillo, Sandro Maria Campagna, Renato Malfatti PRODUZIONE: Vivo Film, OffSide, Ventura Film, Wildside Media; in collaborazione con Rai Cinema, RSI Televisione Svizzera, SRG SSR idée suisse, Cofinova 9, Cinecittà Luce DISTRIBUZIONE: Cinecittà Luce PAESE: Svizzera, Italia 2013

 

 

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  1. Letterate Magazine ha detto:

    […] Modica parla di Emma Dante, e del suo Via Castellana Bandiera, che prima di diventare il film presentato al festival di Cannes e da poco nelle sale, è stato un […]

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