La muta lotta della coppia

felici“E da quando in qua mangi il morbier? Chi è che lo vuole il morbier? (…) A chi piace quella schifezza di morbier?! Sottointeso «a parte tua madre»”, grida Odile al marito Robert, strattonando il carrello e avviandosi verso le casse del supermercato. Attraverso le vicende delle personagge e dei personaggi di Felici i felici, ultimo romanzo della commediografa e scrittrice francese Yasmina Reza, veniamo condotti in un mondo solo apparentemente distante. Odile e Robert Toscano, Raoul e Hélène Barnèche, Paola Suares e Luc Condamine, e le altre voci narranti, di volta in volta diverse, sono tutte appartenenti e rappresentanti dell’ottima borghesia parigina, sono giornalisti e avvocate, medici e intellettuali e sono coppie.

Con tagliente precisione e garbato distacco, Yasmina Reza ci narra dunque la vita di alcune coppie borghesi, vita spesso – sempre? – dominata da risentimenti, nevrosi e perplessità, solitudini alimentate dai silenzi dei viaggi in macchina, dalle ambiguità e da “una serenità a uso e consumo degli altri”. Donne e uomini che, nelle loro diversità, appaiono identici, tutti alle prese con un “misto di conformità e autoinganno”. Forse perché, come afferma Reza e come ci dimostrano le sue storie, “non c’è tutta questa differenza tra stasera tesoro facciamo una buona cenetta e conto fino a tre Odile, in entrambi i casi è una specie di costrizione dell’individuo per riuscire a essere in due”. Individui mossi e divisi da e tra un “bisogno di autonomia [che] entra in contrasto col bisogno di amore”, per dirla con Carla Lonzi nel suo dialogo con Pietro Consagra.

Il tema della “civile convivenza” borghese era già stato affrontato, in forma di commedia teatrale, ne Il dio del massacro (Adelphi 2011) in cui Reza, con lucidità e sarcasmo, svelava la falsità di un certo vivere decoroso. Felici i felici ci narra ora le vite di diversi individui colti in momenti apparentemente secondari, evidenziandone le peculiarità più intime, drammatiche e nascoste. In fondo, le verità più segrete e dolorose, quelle che invano e maldestramente tentiamo di nascondere, si affermano nell’apparentemente secondario: in fila al supermercato, infilandosi nel letto e spegnendo (subito) la luce del proprio lato, nell’anonima sala d’attesa di uno studio medico.

Che siano coppie sposate da molti anni o di amanti clandestini, il riuscire a essere in due è e rimane una “lotta muta e completamente idiota”.

Una lotta condotta alternando attimi di ebbrezza a risentimenti improvvisi, presagi di abbandono a cupi sollievi, in un “tutto [che] è fraintendimento e torpore”. Nel romanzo i presagi di abbandono sono continui ma raramente si concludono con una reale separazione; le coppie di Reza si amano, si tradiscono e si cercano senza mai spogliarsi completamente degli abiti (e dei ruoli) propri della coppia di amanti. Abiti caldi e ruoli rassicuranti o forse ormai comodi, se costa tanta fatica abbandonarli.

Il titolo del romanzo è tratto da un’epigrafe di Borges, “Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell’amore. Felici i felici”. Con le sue storie Reza intende suggerire che la felicità è un talento, un dono e solo coloro che lo posseggono possono e potranno essere felici, tanto più in amore.

Ma cosa le e li spinge a continuare nella loro illusoria e disperata ricerca d’essere felici attraverso la coppia nonostante essa si dimostri ben lontana da quella “confortevole nicchia, al calduccio, da cui guardare il mondo”?

Forse una risposta viene dalle riflessioni di Lea Melandri quando si domanda se “non è forse il fascino che ha ancora il sogno di una ideale riunificazione di «nature» diverse e complementari a rendere così difficile la volontà e la fantasia necessarie per ripensare il piacere e la responsabilità del vivere fuori dalla divisione dei ruoli, dalle gerarchie di potere e di valore che hanno segnato disastrosamente, non solo la relazione tra uomo e donna, ma anche tra natura e cultura, individuo e società?”

Nel raccontarci le vite delle sue personagge e personaggi, Yasmina Reza non giudica, descrive piuttosto ciò che osserva. E non giudichiamo neppure noi lettori e lettrici, accompagnate durante la lettura da spiacevoli sensazioni di disagio e vergogna nel ritrovarci più volte descritte e osservate con tanta fedeltà e precisione.

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Yasmina Reza, Felici i felici, Adelphi Milano 2014, 163 pagine,18 euro.

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