Era una notte buia e tempestosa
Giornata di studio e tavola rotonda sul gotico contemporaneo a firma di donne -Descrizione evento e programma
10 e 11 ottobre 2026
Sala Tosi – Casa Internazionale delle Donne di Roma
a cura di Paola Bono e Giuliana Misserville
Da oltre due secoli la narrativa gotica sembra continuare a dar voce e corpo alle ansie e alle paure che agitano l’immaginario collettivo. E le metafore a sfondo gotico, da Karl Marx a Mark Fisher, riempiono testi di filosofia e sociologia in un corto circuito assai complesso. Chiedersi perché gli scaffali delle librerie continuino a essere invasi dalle storie gotiche classiche e contemporanee, perché la serialità televisiva saccheggi la narrativa gotica con successo, significa domandarsi perché il gotico sia ancora oggi, soprattutto oggi, un immaginario così performante.
Nei decenni tra XVIII e XIX secolo la fioritura del romanzo gotico sembra paradigmatica rispetto ai cambiamenti storici e sociali dell’epoca[1], traslando in trame di successo inquietudini personali e pubbliche. La collocazione delle storie in castelli medievali e al riparo di boscaglie tenebrose in cui il mistero si addensava come una minaccia costituiva il palcoscenico più adatto a rappresentare l’aspirazione a un mondo in cui il male pareva poter ritrovare una sua collocazione precisa. Mentre dal periodo vittoriano in poi il terrore si sposta all’interno della mente umana e il confine tra bene e male si assottiglia radicalmente e sembra voler sottolineare i pericoli di un uso disinvolto della ricerca scientifica. Verso la metà del XX secolo assistiamo poi alla venuta sulla scena di nuove soggettività che trasformano la narrativa gotica in uno strumento efficacissimo per sovvertire un ordine del mondo fondato sulla libido maschile. In ambito letterario e nella vita reale. E da ultimo, in anni recentissimi abbiamo potuto registrare un ritorno in grande stile del gotico utilizzato, dalle scrittrici soprattutto, per mettere in scena gli abusi di potere perpetrati dal maschile, la violenza di genere[2], e il distacco dal paradigma patriarcale e antropocentrico.
Moltissimi i romanzi classici da citare e disporre sulle più diverse direttrici di lettura. La data del 1764 segna per convenzione la nascita del genere con il romanzo di Horace Walpole Il castello di Otranto. Ma lasciamoci alle spalle Walpole, Ann Radcliffe e i suoi Misteri di Udolpho (1794), o Matthew Gregory Lewis e Il monaco (1796), o Edgar Allan Poe e La rovina della casa degli Usher (1839). Senza dimenticarci di Sheridan Le Fanu e Carmilla del 1872 o di Bram Stoker con Dracula del 1897 che costruiscono l’itinerario significativo per una delle figure più iconiche del gotico, il vampiro o, per quello che più qui interessa, la vampira; un itinerario inaugurato da John William Polidori con Il vampiro nel 1819.
Perché è precisamente sullo snodo 1818/1819 che vi chiediamo di appuntare lo sguardo e prenderlo come punto di riferimento nostro, vero e fecondo. Perché nel 1818 viene pubblicato un romanzo che all’epoca segnò una svolta decisa e decisiva, e che ancora ci parla di quello che abbiamo attorno e ci dice quanto e perché il gotico sia una lente con cui guardare e scomporre la realtà che ci circonda, per capirla meglio, decostruirla e smontarne le dinamiche. Naturalmente parlo del Frankenstein di Mary Shelley, che irrompe con tutto il suo seguito in questa sala virtuale costituita dal progetto di una giornata di studio e una tavola rotonda sul gotico contemporaneo. Un seguito composto dalle creature protagoniste della narrativa gotica, quei fantasmi, streghe, demoni, vampiri e esseri mostruosi (liminalieni li chiamava Liana Borghi) che ben prima che bell hooks scrivesse il suo elogio della marginalità hanno dato carne e sangue di carta ai paria respinti e sospinti giù nel fango dalla società
borghese; una società che, come scrive Maya De Leo, a metà Settecento vedeva il processo di industrializzazione e urbanizzazione ridisegnare i confini della cittadinanza espellendo i gruppi sociali ritenuti portatori di diversità[1].
Gli approcci che utilizzeremo in questa nostra discesa nel gotico (che prenderà corpo nella giornata del 10 ottobre), seguono tre tipologie critiche.
La critica letteraria mainstream ha interpretato il gotico come una forza culturale che agisce in contrapposizione all’estetica realista operando su un confine instabile e esplorando ciò che è inspiegabile, misterioso e/o violento. La definizione è dello studioso inglese David Punter per il quale il gotico funziona da “storia non ufficiale”, una modalità con la quale la società effettua una sorta di autoanalisi culturale, dando voce a ciò che la storia ufficiale tende a cancellare; in sintesi il gotico è un linguaggio simbolico volto a discutere le preoccupazioni più profonde e rimosse dal periodo storico preso in esame. E’ interessante riprendere l’analisi di Punter del personaggio della istitutrice ne Il giro di vite (1898) di Henry James: tutto il racconto si basa sulla incertezza riguardo alla affidabilità della narrazione in prima persona della protagonista di cui non conosceremo mai il nome; e la sua razionalità ossessiva e la paura che le ispirano le apparizioni sono una risposta a ciò che non comprende e alla rottura delle barriere di classe e di decoro rappresentate da Quint e da Miss Jessel, la prima istitutrice dei bambini, a cui lei sembra opporre la sua moralità cristallizzata nella decadenza dell’epoca vittoriana.
Negli anni Settanta il termine “Female Gothic” fu coniato da Ellen Moers nel suo libro del 1976 Literary Women, un testo seminale per la critica letteraria femminista. L’approccio diverso e l’attenzione per l’evoluzione dell’agency femminile furono messi in scena poco dopo dalla scrittrice inglese Angela Carter nella sua fondamentale raccolta di racconti del 1979 The Bloody Chamber (La camera di sangue, traduzione di Barbara Lanati, Feltrinelli 1984). Il libro di Carter è una rivisitazione delle fiabe tradizionali, ma il suo intento era svelarne la facciata accomodante per rivelare quello che lei definiva il loro “contenuto latente”, ovvero tutta la violenza, l’orrore e l’erotismo che si celavano tra le righe. Le eroine gotiche di Carter ribaltavano le convenzioni del genere e ritraevano personagge che si riappropriavano del proprio destino. Una strada poi ampiamente battuta dalle scrittrici venute dopo Carter e da tutta una serie di studiose che negli anni hanno lavorato per riportare alla luce autrici dimenticate.
L’approccio dei queer studies in materia di gotico studia come quelle scritture utilizzino tropi classici come il doppio, gli spettri e i segreti innominabili per mettere in scena esperienze e trame legate alle sessualità non conformi e alla fluidità di genere. Paulina Palmer nei suoi studi ha esplorato e analizzato come gli spazi domestici possano diventare spazi del perturbante. E la posizione marginale delle persone queer (Sara Ahmed le definisce slantwise) è funzionale alla messa in discussione del senso comune di realtà. Inoltre, la figura del gay o della lesbica si riconosce nell’altro fantasmatico e l’invisibilità dell’esistenza omosessuale è assimilabile a una sorta di spettralità sempre riaffiorante. Secondo Palmer il perturbante definisce l’esperienza queer come una negoziazione tra ciò che è familiare e ciò che è estraneo e il gotico riesce perfettamente ad articolare questa dinamica. Da qui il successo dei romanzi di autrici come Sarah Waters in cui il conflitto è anche conflitto di classe.
Dicevamo prima del Frankenstein – oggetto di una riscrittura portata in scena dai Motus – che irrompe a ragione perché quei nodi sono ancora dentro di noi, dentro il nostro immaginario, dentro il nostro desiderio di storie. Nodi che, e veniamo al gotico dei nostri giorni, sono stati straordinariamente messi in scena dalle autrici contemporanee di qua e di là dell’Atlantico. Come per esempio, la nuova narrativa delle scrittrici latino-americane: autrici come Agustina Bazterrica, Fernanda Ampuero, Mariana Enriquez e tante altre hanno utilizzato la borsa degli attrezzi di questo genere letterario per parlarci di violenza di genere, di abusi di potere, di soggettività emarginate, di mostruosità metaforiche e reali, di una scienza che sembra percorrere sentieri maledetti, di sterminio di animali non umani, di angoscia
per l’avvento di un’intelligenza artificiale che ha con noi un rapporto che richiama quello tra la creatura e Frankenstein (l’abbiamo creata e adesso ci fa orrore e ci tormenta). E accanto a loro ci sono non solo le narrazioni che provengono dagli altri paesi occidentali ma altre prove letterarie che provengono da paesi come il Giappone, la Cina, la Corea, dai paesi dell’Africa[1] che fortunatamente la nostra editoria ha cominciato a pubblicare. Non ultime ci sono (sorprendentemente vista la lunga condanna del fantastico che ha imperato nel nostro paese[2]) le autrici italiane che praticano il gotico con la stessa radicalità e autorevolezza delle scrittrici straniere come, solo per fare alcuni pochissimi nomi, Lorenza Ghinelli, Loredana Lipperini, Chiara Palazzolo, Sandra Petrignani, Marina Pierri, Tiziana Triana, Chiara Valerio, Tiffany Vecchietti, Simona Vinci, e alcune di loro le potremo ascoltare nella tavola rotonda prevista per l’11 ottobre prossimo. Un dialogo che sarà interessante anche per riflettere sul confine poroso, scivoloso e a volte inesistente tra narrativa gotica e horror.
In conclusione, se siamo ancora lì, a riflettere sul confine tra vita e morte, sulla linea (velleitaria) tra naturale (sic) e artificiale, se continuiamo a chiederci chi siamo come in ogni quest che si rispetti, e soprattutto quanta umanità scorra ancora nelle nostre vene e nei nostri desideri, la narrativa gotica allora è in grado di accompagnarci nel viaggio e di sollevarsi davanti ai nostri occhi come una lampada a olio.
C’è un’immagine che conclude il film L’ospite (Lenny Abrahamson, 2018) tratto dal romanzo di Sarah Waters, The Little Strangers. Il romanzo è la storia di una casa infestata di proprietà di una famiglia aristocratica inglese nei primi anni dopo la Seconda guerra mondiale. La casa sembrerebbe abitata da uno spirito maligno e nella scena finale del film il protagonista scruta il suo volto nello specchio lasciandoci col dubbio di che cosa o chi sia in realtà il male che ha distrutto la casa e i suoi abitanti.
Per tutto quanto detto, e per quello che abbiamo attorno e che angosciat3 leggiamo sui quotidiani di carta e online, il titolo di questa introduzione modifica quello scelto per l’iniziativa che, scherzoso omaggio a Snoopy, recita “era”; perché tuttora “è” una notte buia e tempestosa, e in questa notte anche noi cerchiamo di capire chi siano le vittime e in che cosa consista il male. E la narrativa gotica potrebbe essere lo specchio in cui guardarci per decifrare viltà e responsabilità. La notte in cui siamo è fatta di incubi che si chiamano stragi, guerre, genocidi, stupri, abusi, indifferenza. Una notte in cui possiamo inoltrarci insieme leggendo e insieme, in un’inedita alleanza tra viv3 e mort3, come suggeriscono alcune scritture gotiche più recenti, cercare di ritrovare la luce[3].
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[1] Fabio Camilletti ne scrive come di un confine nel quale si inabissa l’universo politico sociale e cultura dell’Antico Regime e in cui cambia tutto, il modo di sperimentare il tempo, di vivere l’amore e la cultura, il valore della vita umana, l’etica del lavoro, il rapporto con la religione. (Fabio Camilletti, Guida alla letteratura gotica, Odoya 2018).
[2] La violenza di genere è uno dei temi principali della narrativa delle scrittrici contemporanee dell’America latina. Per approfondire si rimanda allo speciale di Leggendaria n.173/2025 “Fantastiche. La violenza trasfigurata”
[3] Cfr. Maya De Leo, Queer. Storia culturale della comunità LGBT+, Einaudi 2021.
[4] Si veda di Nicoletta Vallorani, “New Black Horror come romanzo sociale”, doppiozero, 17 dicembre 2025. Consultabile in https://www.doppiozero.com/new-black-horror-come-romanzo-sociale
[5] Sulla condanna del fantastico in Italia si legga il saggio di Fabio Camilletti ‘Timore’ e ‘terrore’nella polemica classico-romantica: l’Italia e il ripudio del gotico, Italian Studies, vol. 69, n. 2, 2014, pp. 231-245.
[6] Che la ricerca della luce possa essere uno dei tropi del gotico contemporaneo era quello che intendevo dimostrare nel saggio “Eversioni gotiche. Intrecci intertestuali di scrittrici in cerca di guai”, in Geometrie del terrore. Lo spazio architettonico nella letteratura weird, a cura di Agostino De Rosa, Giulia Lazzaretto e Giulia Piccinin, Anteferma, 2025.
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PROGRAMMA
Sabato 10 ottobre
Ore 10.30 – Accoglienza e ratifica dell’iscrizione
Ore 11-11.40 – Giuliana Misserville: Dalla parte dell’ombra
Ore 11.40-12.20 – Paola Bono: Nell’antro di Angela Carter
Ore 12.20 -13 – Bruna Mancini: Metamorfosi del gotico
Ore 13-14 – Discussione
Ore 14-15.30 – Intervallo per pranzo a buffet
Ore 15.30-16.10 – Lorenza Ghinelli: Abitare la soglia. Creature dell’altrove
Ore 16.10-16.50 – Loredana Lipperini: La via dell’incanto
Ore 16.50-17.30 – Marina Pierri: Il narcisismo della casa infestata
Ore 17.30-18.30 – Discussione e conclusioni
Domenica 11 ottobre
Ore 11-13,30 – Tavola rotonda aperta al pubblico: partecipano Lorenza Ghinelli, Marina Pierri, Tiziana Triana, Tiffany Vecchietti. Introduce e modera Giuliana Misserville.
A seguire, chi vuole può fermarsi alla Casa da Lunaelaltra per il pranzo, cui seguirà una sessione di letture da romanzi gotici contemporanei a firma di donne
PER ISCRIVERSI
Quest’anno l’erogazione liberale, comprensivo di iscrizione e pranzo a buffet è di 25 euro, grazie a un contributo di Megera APS (www.megeraaps.it). Per consentire una discussione distesa e approfondita, si accetta un numero massimo di 35 partecipanti.
Le iscrizioni si aprono il 18 giugno e si chiudono il 17 settembre 2026 (o appena sia stato raggiunto il numero massimo). Le richieste di iscrizione vanno inviate a Paola Bono (pmbono123@gmail.com) che risponderà confermando la ricezione della domanda e fornendo i dati per il versamento della quota
L’iscrizione si considera definitiva al ricevimento di tale quota, e dopo il 17 settembre ad ogni iscritta verranno inviati materiali preparatori alla giornata di studio.
Grazie a Megera per il contributo
PUOI SEGUIRE LA SIL SU:PASSAPAROLA:
