Cinema 1/ Nate Storte

  723_Alba_Rohrwacher_in_VERGINE_GIURATAHana è la protagonista di “Vergine giurata”, primo lungometraggio di Laura Bispuri ambientato tra le montagne dell’Albania e una non ben precisata città del Nord d’Italia. Tratto dall’omonimo romanzo di Elvira Dones e unico titolo italiano in concorso alla 65esima Berlinale, il film racconta la storia vera di Hana che, restata presto orfana, viene adottata da una coppia e cresciuta, insieme alla loro figlia Lila, in una remota comunità montana dell’Albania, al confine con il Kosovo. Qui domina il Kanum, un codice arcaico fatto di leggi e obblighi che per secoli hanno regolato la vita albanese e contro cui la protagonista cercherà di lottare.

Secondo il Kanum “la donna non beve prima che l’uomo beva, non fuma, non tocca il fucile, non va da sola nel bosco, non parla prima che l’uomo parli, non sceglie il marito, non svolge lavori da uomo, non sceglie prima che l’uomo abbia scelto”. Ma Hana vuole fumare, andare da sola nel bosco, usare il fucile e, soprattutto, scegliere. Scegliere e poter scegliere ciò che vuole lei, non ciò che prescrive un codice patriarcale.

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Ingabbiata in una società secondo cui nei dati biologici sono fatalmente inscritte le nostre vite (e libertà) e dominata dal potere assoluto degli uomini sulle donne, la protagonista poco più che adolescente diviene una “vergine giurata” rinunciando, davanti ai dodici uomini più importanti della comunità, all’amore, ad avere una vita sessuale, ad avere delle figlie e dei figli. Hana diventa uomo, sarà Mark e dovrà rinunciare a sé per poter avere la libertà – dopo essere stata costretta a perderla? – di fare e dire ciò che viene concesso solo agli uomini.

Mentre la sorella Lila scappa in Italia per evitare un matrimonio combinato, Hana Mark resterà in Albania e fumerà, berrà il raki e userà il fucile.Unknown-7

Dopo dieci anni, alla morte dei genitori adottivi, la protagonista raggiunge Lila e diventa migrante in una città italiana, calata in una società molto diversa dalla comunità montana di origine ma, al contempo, simile nell’imporre di “essere per forza qualcosa” e nell’associare alcuni comportamenti a un certo genere.

Hana Mark sarà accolta dal marito e dalla figlia di Lila, Jonida, un’inquieta adolescente immersa nella realtà italiana (“io dell’Albania non so niente, so solo che la capitale è Tirana”) che, incuriosita, le (gli) dirà “tu non sei un uomo, sei un frocio o una lesbica travestita”. Anche in Italia insomma la vergine giurata continua a essere quel “soggetto in-generato […] non unificato ma multiplo, non solo diviso ma anche contraddetto” (Teresa De Lauretis) alle prese con la costruzione della propria esistenza, indipendentemente dal genere di obbligata appartenenza.

images-1In una lettera della madre, Lila e Hana venivano definite due figlie “nate storte”. Nel ringraziare la sorella per averla ospitata in Italia, Hana dirà: “grazie per avermi accolta quando non ero niente”.

“Vergine giurata” è ben fatto, costruito su lunghi piani sequenza, con la cinepresa che segue costantemente la protagonista – ricorda i film dei fratelli Dardenne – e giocato alternando il passato in Albania e il presente in Italia. Ed è un film che stimola importanti interrogativi sulla libertà di essere ciò e come si è.

La protagonista ci porta a riflettere sulla faticosa ricerca di realizzarci quali esseri liber*, ovunque, prima ancora che una legge arcaica ci imponga di diventare “Mark” o un modulo di una civile società avanzata ci obblighi a porre una crocetta scegliendo tra una ‘F’ e una ‘M’. Hana Mark e Lila ci raccontano la fatica e il diritto a nascere e a diventare ed essere storte e libere.

Vergine giurata. Un film dii Laura Bispuri. Con Alba Rohrwacher, Flonja Kodheli, Lars Eidinger, Luan Jaha, Bruno Shllaku.  Durata 90 min. – Italia, Albania, Svizzera, Albania, Germania, Kosovo  2015. – Cinecittà Luce

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