Sempre più strenne

PASSAPAROLA:
FacebooktwitterpinterestlinkedinmailFacebooktwitterpinterestlinkedinmail

 Francesca Bolino

Fernande e André sono due giovani in fuga dal nazismo. Insieme ad altri ebrei trascorrono il tempo della guerra in un isolamento angosciante. Ma ne escono vivi: “Siamo sopravvissuti. Non ti basta?”. No. Non basta. Fra Parigi, la Costa Azzurra e l’Italia la loro sarà una vita brillante e agiata. Fernande intreccia un legame intenso e ambiguo con il Poeta, ispirato a Jean Cocteau. André ama un’attrice. I protagonisti del romanzo, che si dirama lungo la rete ferroviaria che trasportava i vagoni piombati diretti ai campi di sterminio, sono condannati a fare i conti con quella storia: “Quello che abbiamo vissuto non passa affatto”. Da allora, da Auschwitz, cade la “lenta nevicata dei giorni” che dà il titolo al libro e spunta da una poesia di Primo Levi dedicata a “Mario e Nuto”. Quel Mario è Rigoni Stern… “Che razza di esistenza si può mai condurre, senza ricordi, senza neanche un’ombra da provare a inseguire?” C’è la casa del sogno, una villa sul mare, sotto un enorme faro bianco. Intorno ad essa Elena Loewenthal torna sul tema della Shoah. Durante, dopo. Ma soprattutto “dentro”. Un passato che non passerà.

Elena Loewenthal, La lenta nevicata dei giorni, Einaudi Torino 2013, 244 pagine 17,50 euro

 

 

Fabiana Paci

Tutte noi conosciamo la storia di Elizabeth Bennet e Fitzwilliam Darcy, che l’indimenticabile Jane Austen ha raccontato nel suo capolavoro senza tempo Orgoglio e pregiudizio. Ma l’abbiamo sempre conosciuta attraverso le parole di un narratore onnisciente, e mai dal punto di vista dei protagonisti. Proprio per questo Amanda Grange ha deciso di scrivere Il diario di Mr.Darcy, una riscrittura del grande classico in cui il protagonista parla in prima persona, conquistando le lettrici dalla prima all’ultima pagina.

Un libro avvicente, per nulla scontato, che anche gli uomini potrebbero leggere, per identificarsi nel protagonista e forse anche per prendere esempio da lui. Inizialmente respinto dalla donna amata, Darcy non si dà per vinto e alla fine la sua nobiltà d’animo e la forza del suo sentimento lo porteranno a conquistarla. Come si fa a non tifare per lui e a considerarlo un grande esempio per tanti uomini?

Amanda Grange, Il diario di Mr. Darcy, traduzione di G.Parisi, Tre60 Milano 2013, 320 pagine, 12,90 euro

 

 

Maristella Lippolis

Un romanzo potente sul potere della riconciliazione, è stato definito questo bellissimo e coinvolgente ultimo lavoro della scrittrice israeliana Zeruya Shalev, un’esperta nel tracciare le mappe dei rapporti familiari senza arretrare davanti a temi forti come la vecchiaia, la morte, i rapporti tra le generazioni, l’amore che finisce  e quello che ritorna. Protagonista è una madre anziana e malata, Hemda, che rivive in continui flash back la propria vita; accanto a lei appaiono e scompaiono i suoi figli, malamente amati. E’ ormai tempo di bilanci per tutti,  e non serve fingere: Hemda rivive tutto il passato in maniera impietosa e autentica, dal suo essere stata una bambina poco amata a tutta le vita che ne è susseguita. A loro volta i suoi figli oggi appaiono stretti dentro affetti faticosi, con partner sbagliati e figli problematici, alle prese con i bilanci, i fallimenti e gli scacchi dell’età ormai adulta, che non consente più scappatoie, se si vuole andare avanti. E il cuore del romanzo è proprio qui, nel tentativo di ognuno dei personaggi e delle personagge di aprirsi una strada verso una propria personale ricerca della felicità possibile, che sia inclusiva di quella dei propri cari, nonostante tutto. Per quel che resta della vita. Lo stile con cui è condotta la narrazione è molto personale, quasi un continuo flusso di coscienza che consente a chi legge di entrare con immediatezza  dentro i più reconditi nascondigli della mente. Di Elena Loewenthal la traduzione

Zeruya Shalev, Quel che resta della vita, traduzione di Elena Loewenthal, Feltrinelli Milano 2013, 373 pagine, 17 euro

 

 

Antonella Viale

Questo non è un libro per esperte di Social e blog, del tipo informato su ogni trucco e sulle frenetiche leggi che regolano mercato del nulla: la microfama sul web. Morti di fama. Iperconnessi e sradicati fra le maglie del web di Giovanni Arduino e Loredana Lipperini  è un saggio adatto a chi usa i Social, ma non ne conosce a fondo né le regole né le follie.

Naturalmente parla parecchio di libri, che sono il nostro interesse principale, ma anche di come oguno si relaziona con i Social e il web senza la piena consapevolezza di ciò che sta facendo. E infrange parecchie illusioni: questo è sicuramente un saggio da far leggere con la forza a figli aspiranti youtuber, ché snocciola cifre da sfruttamento per chi pensa di farne una professione lucrosa, proponendo se stesso come brand. Sono in pochissimi a riuscire a camparci benchè, come sempre, ci siano le eccezioni che hanno trasformato la microfama in successo. Seguendo il filo conduttore della microfama, cioè quella effimera, che dura pochi giorni -a volte mesi- e tanti clic, gli autori ci introducono in un universo ancora più veloce di quello che già temevamo. Si servono di esempi -sempre ben documentati- per raccontarci storie malinconiche anche quando hanno un lieto fine, di giovani distrutti dai sogni infranti oppure dalla brusca fine di quelli realizzati o ancora di quelli che ce l’hanno fatta, ma a fare cosa? A vendere libri attraverso Amazon che ha imparato a sfruttare non solo i lavoratori alle sue dipendenze dirette, ma anche gli autori che cercano la via dell’auto pubblicazione; a vivacchiare -sempre in casa dei genitori- di omaggi dell’industria cosmetica o dei prodotti per la primissima infanzia o di abbigliamento, dato che le mom blogger e le ragazzine spopolano… Microfama porta microintroiti che, come la fama, durano pochissimo. Il breve saggio contiene tutte le informazioni che ci interessano se vogliamo conoscere prodotti -dove per prodotti si intendono sia i micro o nano famosi, sia i Social- che usiamo con la stessa disinvoltura noncurante del frullatore o del microonde. È un dietro le quinte di quello che ci sembra meno contaminato rispetto all’informazione classica e alla filiera dell’editoria che, per carità, non è esemplare, anzi. E infine ci svela (ricorda) che morti di fama lo siamo tutti, che tutti contiamo i clic e i Mi piace e i commenti e gli autori dei commenti… che siamo come i ragazzini (detti millennials) affetti in massa da disturbo della personalità narcisistica e aumentato del 58% negli ultimi anni. Non è così terribile, concludono, se non se ne perde mai la consapevolezza.

Giovanni Arduino, Loredana Lipperini, Morti di fama. Iperconnessi e sradicati fra le maglie del web Corbaccio, Roma 2013, 137 pagine, 12,90 euro

 

Giulietta Ruggeri

L’autrice, insegnante di latino e greco, tre figli, è stata sindaca di Ercolano e ora è parlamentare nella Commissione Antimafia. In questo libro mostra di conoscere  bene le particolari condizioni di disagio e il coraggio delle donne del Sud. Attraverso cinque racconti, ciascuno presentato da una esperta in vari settori sociali, ci racconta storie di donne in seria difficoltà a causa di una società maschilista prima ancora che mafiosa. Ciascuna di queste donne: Annina la pasticciera, che si ribella alle molestie del garzone, Cristina alle prese con l’usuraio, Assuntina donna di camorra in lotta con il suo  capo per proteggere i figli, Concettina suicida per difendere la propria dignità, e la giovanissima Melania  che trova il coraggio di dire al mondo chi è il padre di suo figlio, ciascuna, dicevo, a modo suo, si oppone con decisione all’omertà e alla paura del giudizio sociale. La  scrittura asciutta e incisiva corre veloce alla conclusione, sempre forte e catartica, delle narrazioni.

Luisa Bossa, Donne in carne e ossa, Cento Autori, Villaricca 2013 , 101 pagine, 11 euro

 

 

Daniela Bertelli

Sono all’ultima pagina del romanzo, ma non desidero staccarmi da quelle vicende, da quei personaggi e da quelle personagge: tra me, lettrice, e loro è nata una relazione, tra la mia vita e la loro c’è interlocuzione. Non accade spesso, ma mi è accaduto con Sei come sei di Melania Mazzucco, che ci racconta una storia ricca di temi di attualità:  una famiglia non convenzionale ( due padri e una ragazzina molto speciale); la crudeltà e la fragilità degli adolescenti; la Legge, incapace di rispondere alla complessità della vita. Ce la racconta senza mai correre il rischio di tradurla in “manifesto” pro o contro, senza la pretesa di dare lezioni e senza dare giudizi, donandoci uno spaccato di vita con uomini e donne e adolescenti, ognuno e ognuna con la propria individualità, con le proprie differenti storie, con le proprie  vulnerabilità e paure, ma anche con la capacità e la scelta di non sottrarsi alla complessa, talvolta dolorosa, esperienza d’amore. Nessuna certezza, neppure di ciò che siamo abituate a pensare come oggettivo, come la data di nascita, ad esempio: l’artificiosità del tempo è una delle prime scoperte di Eva, la ragazzina protagonista, attraverso l’esperienza diretta (l’incontro, alla scuola elementare, con il compagno pakistano), che diventa conoscenza grazie a ciò che uno dei due padri le insegna. Ma la mancanza di certezze non si traduce in disperazione, piuttosto in un “vivere nella possibilità”, in fiducia nella forza del desiderio e dell’immaginazione, anche grazie alla cultura , che Eva considera «..l’unica ricchezza che si possa arrivare a possedere su questa terra» 

Melania G. Mazzucco Sei come seiEinaudi Torino 2013, 235 pagine, 17,50 euro

 

Pina Mandolfo

Il prezioso e seducente scritto Dividua di Emma Baeri Parisi , non si aggiunge, semplicemente, alla vasta letteratura su femminismo e femminismi, ma la arricchisce di segni nuovi e inediti a partire da una narrazione che attraversa i generi letterari e un arco di tempo lungo oltre 30 anni. E’ saggio, racconto, poesia, autobiografia e niente di tutto questo. E’ il procedere individuale e collettivo attraverso una storia, quella del femminismo, che nella sua bellezza incompiuta, deve essere ancora scritta. Emma ci prova, a partire da due elementi chiave della narrazione, due interrogativi: “In che modo le donne sono entrate nel patto di cittadinanza? Quali risposte sono venute dalla pratica politica femminista?” Ma non presume risposte, Baeri narra, narra una storia, privata e collettiva. Preziosa di eventi, esperienze, fatti.  Ci conduce semplicemente dalla passione e dell’ieri al dissidio dell’oggi. Mentre per noi è un canto della memoria per le giovani generazioni è la storia di una meravigliosa avventura irripetibile per loro se non come pedagogia. Per questo Emma affida la lettura delle pagine che compongono Dividua a due giovani femministe, Elena Caruso Raciti e Antonia Casentino Leone, quasi a voler indagare quanto di quello che voleva essere per noi sia giunto fino a loro. L’esito è un dono imprevisto e imprevedibile. Due giovani “dividue”, testimoni di quel molteplice che le donne potrebbero essere in un nuovo patto di cittadinanza al di là dell’imperio monade dell’individuo.

Emma Baeri, Dividua. Femminismo e cittadinanza, Il Poligrafo, Padova 2013, 294 pagine, 22 euro

 

PUOI SEGUIRE LA SIL SU: FacebooktwitteryoutubeFacebooktwitteryoutube
PASSAPAROLA:
FacebooktwitterpinterestlinkedinmailFacebooktwitterpinterestlinkedinmail
Categorie
0 Comments
0 Pings & Trackbacks

Lascia un commento