Le ragazze di Mistretta

Più volte, noi della SIl, abbiamo ragionato su quanto succede quando i luoghi si incontrano col testo, con la letteratura aprendo alla comprensione di quest’ultima.

Cosa succede, in particolare, quando luoghi narrati sono rimasti immutati nel tempo, con gli stessi tagli di luce, gli stessi colori e persino gli odori, conservando intatto il loro “carico di memoria e di presenza fantasmatica che servono per abitare la realtà anche nel presente”.

Come ha scritto Roberta Mazzanti nel suo intenso resoconto dopo il convegno nazionale della SIL  all’Aquila sottolineando “il continuo rimando di parole, di rappresentazioni e concetti fra le relazioni e le pagine della canadese Anne Michaels, e in particolare del suo La cripta d’inverno”.

Durante la nostra ultima passeggiata letteraria tra i vicoli di Mistretta, per esempio, al crepuscolo, quando il sole si stemperava trasmigrando lentamente verso il  bruno e i colori abbandonavano l’intensa tonalità del rosso dei tetti e dell’oro della pietra di tufo delle case, ho compreso al meglio l’ambivalenza della scrittura di Maria Messina che scorre sottotraccia nei suoi testi; come lo stesso paesaggio, lo stesso vicolo cambiando la luce possa trasmettere, in modo imprevisto,  il senso di oppressione, di immutabilità, di resa così abilmente descritti dall’autrice, trasformandolo in una prigione. Un vicolo cieco. Una condizione senza apparente via d’uscita. Come sono molte delle vite femminili raccontate da Maria Messina “nelle sommesse pagine ove l’anima insoddisfatta e torbida assume spesso la verdastra densità degli insondabili fiumi”2.

E’ quell’imprevisto che fa di ogni passeggiata letteraria un evento unico e irripetibile.

Quanto invece il “continuo rimando tra parole del libro e paesaggio” apra a visioni impreviste del luogo, piuttosto che del testo,  è quanto successo ai soggetti che vi abitano e a quel luogo appartengono: le giovani allieve dell’Istituto Alessandro Manzoni, il liceo di Mistretta,  che hanno animato  la passeggiata tra vicoli e slarghi con letture drammatizzate di brani tratti dai racconti più noti di Maria Messina.

Facendo proprio fin da subito, e con convinzione, il termine “personaggia” – inaugurato da Martina Spinnato nella sua relazione al seminario di apertura che ha preceduto la passeggiata, e riferito ora alla Klepper, protagonista del racconto Sotto Tutela, ora a Mariangelina (Lo scialle) -, Benedetta Sgrò ha detto: “Siamo riuscite a collocare questi racconti in maniera reale, nei posti in cui viviamo e dove passiamo le nostre giornate, condividendo impressioni, suggestioni, emozioni… Ci sembrava di vedere svolgersi sotto i nostri occhi le svariate vicende che Maria Messina  narra. Il coinvolgimento cresceva allorché riconoscevamo nei  racconti Mistretta, la sua gente, la vita che si conduceva nel primo novecento. Leggendo provavo a immaginare come potesse essere la via Amarelli, che noi comunemente chiamiamo Mareddi, dove io abito una casa che un tempo, prima di essere ristrutturata, presentava una terrazza col pergolato, una porta con la gattaiola e dei gradini, gli stessi, ormai ne sono certa, dove Mùnnino (protagonista del racconto omonimo contenuto nella raccolta Piccoli Gorghi)  si accoccolava coi gomiti sulle ginocchia e il mento tra le mani guardando i ragazzi giocare”.

Per Giusy Caspio invece Maria Messina è stata “una grande scoperta”. “Non avevo mai letto i racconti perché forse li ritenevo non adatti ai miei gusti letterari. Oggi, però, devo fortemente ricredermi, mi sono  invaghita del suo stile, del linguaggio, delle trame, delle immagini che evoca.  Non avrei mai immaginato  di guardare con occhi diversi il mio paese, riesco a viverlo di più, nelle piccole sfumature. Oggi riesco ad osservare la realtà, le mie origini, con una prospettiva diversa. Grazie ai suoi racconti e a ciò che mi hanno trasmesso, riesco ad innamorarmi delle piccole cose, che forse, in verità, sono le cose più importanti”.

Per Benedetta la scrittura di Maria Messina diventa così “mezzo per ricostruire il passato, per conoscerlo, aiutandomi a capire situazioni del presente”.

Guardare da una prospettiva diversa il contesto in cui  si vive “arricchito dal fascino che Maria Messina è stata capace di conferirvi”. Aver acquisito “la consapevolezza  della profondità delle proprie radici che ci ha fatte sentire molto orgogliose”: sembrano essere questi i risultati del “grande evento”, come ha chiamato Giusy Caspio  la passeggiata, e da Benedetta Sgrò definita “esperienza insolita, di incoraggiamento e altamente formativa”.

Il tutto “impersonando alcune personagge delle opere lette facendo riacquistare loro vita tra le strade, i vicoli, nella villa, in una chiesa” (Sgrò).

Mettendosi dunque in gioco. Diventando loro stesse “personagge” oltre che voci narranti 3.

Un modo, forse insolito, di trasmettere conoscenza alle più giovani, ma di sicuro efficace, che fa leva sull’empatia e sull’ immaginazione. Senza le quali, scrive Nadine Gordimer,  “non si può acquisire una coscienza e non si può essere riconosciuti”.

 

Gesti di Luce Passeggiata letteraria sulle tracce di Maria Messina, a cura di Pina Mandolfo e Gisella Modica

Dalla lettera di Ada Negri a Maria Messina, prefazione alla raccolta Le briciole del destino, collana Le Spighe, edizioni Treves, Milano 1921.

Le personagge sono voci interiori Letture in scena, a cura di Gisella Modica, edizione fuori commercio.

Roberta Mazzanti  Tre giorni all’Aquila in Letterate Magazine n. 76, www.societadelleletterate.it

Nadine Gordimer, Scrivere ed Essere,  Feltrinelli Milano 1995

 

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