Mariangela Cisco Ghirotti, a cura di ISTREVI – Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo», Verona, Cierre edizioni, 2005, collana «Percorsi della Memoria 17», pp. 142.
Il nome di Mariangela Cisco è poco noto fuori dell’orizzonte vicentino, eppure è stata un’apprezzata scrittrice di libri per ragazzi negli anni ’60 e ’70. Ha ottenuto nel 1962 il premio internazionale «H. C. Andersen», per il suo primo libro Una Camicia per Gec (Morano 1960), ma molto apprezzato è stato anche il suo secondo racconto per ragazzi, pubblicato nel 1972, L’ultima cicogna. Inoltre Mariangela Cisco ha fatto parte di quel gruppo di giovani vicentini che, seguendo le orme del loro maestro di vita, Antonio Giuriolo, ha saputo mantenere una distanza e un giudizio critico autonomo, senza pertanto lasciarsi sedurre dalle scintille verbali della retorica del regime fascista. Negli anni del primo dopoguerra, seguendo il marito Gigi Ghirotti (uno dei protagonisti dei Piccoli Maestri di Luigi Meneghello), ha collaborato alla breve esperienza del «Giornale di Vicenza» sotto la direzione di Renato Ghiotto.
Quelli che qui si presentano sono pochi foglietti inediti, conservati gelosamente dalla nipote, Maria Carola Ghellini, e di recente da lei donati all’ISTREVI che ne ha curato la pubblicazione. Sono tre lettere mai spedite ad una amica immaginaria («Carissima, lettera per te,» esordisce la prima) dove Mariangela nelle vesti di una improvvisata cronista fa un resoconto lucido e preciso di tre incontri, assolutamente improvvisati e privi di ogni ufficialità, con l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, il vicentino Mariano Rumor che interpella due suoi concittadini, Gigi Ghirotti, giornalista presso la sede romana della «Stampa», marito di Mariangela, e Renato Ghiotto, già direttore del «Giornale di Vicenza» subito dopo la liberazione, e in omaggio ad una condivisa vicentinità, chiede loro consigli e progetti per rifare un’«Italia a pezzi». Come titola il manoscritto autografo, A cena col presidente, si tratta di incontri conviviali nati un po’ per caso, in un periodo in cui Ghirotti frequentava Palazzo Chigi perché stava scrivendo una biografia su Mariano Rumor, nominato da sei settimane Presidente del Consiglio dei Ministri, biografia che uscirà l’anno successivo. Siamo nel febbraio-marzo 1969, anzi il primo incontro conviviale si svolge il 5 febbraio, un mercoledì, anche se la «cronaca» reca la data del 10 febbraio. Mariangela registra, in una specie di «diario segreto», con tocco leggero ma nitido ed efficace, non senza il piglio un po’ ironico della improvvisata reporter, tanti piccoli aneddoti, intrecciando insieme un ritratto inedito dell’illustre concittadino con la perspicacia dello sguardo femminile che annota particolari comici o grotteschi: dal tovagliolo del presidente che cade in continuazione sotto il tavolo e lo costringe a sparire per recuperarlo (almeno sette volte), alla sua sobrietà nel cibo, alla luce che manca mentre il presidente è chiuso nel bagno. L’occasione per il primo incontro è un «big divany» acquisito in quei giorni nel salotto di Piazza Adriana, residenza dei Ghirotti, che si troverà ad essere silenzioso testimone di uno sfogo presidenziale che coglie di sorpresa i suoi ospiti ed interlocutori: «Parla di Moro, cose terribili, dei deputati, dell’inefficienza di Reale. Dice però che l’unico punto fermo sono i repubblicani […]. Pare che da anni non si sfoghi, tanto è vivace, irrefrenabile il suo discorso. Neppure la presenza di due donne (sbalordite) lo frena. Non le guarda mai e non si rivolge mai a noi» (p. 13). Chiede a questa piccola enclave vicentina, nella Roma parlamentare piena di gente corrotta ed assetata di potere, critiche e suggerimenti per migliorare la vita della società civile. Mariangela, che non è un’ingenua, rimane colpita dalla sincerità di quel discorso, dalla concretezza («per varare una legge ci vogliono due anni al minimo»), dalla pressante richiesta di collaborazione. Così mentre Ghirotti e Ghiotto si tuffano nella composta seriosità dei progetti e dell’elaborazione dei programmi politici, Mariangela si ritaglia un angolino di osservatrice e prende appunti. Da quell’incontro e dai due successivi, molto più fugaci e quasi distratti, esce un ritratto che nessuno dei biografi successivi avrebbe saputo eguagliare: «A dire il vero, non c’è proprio niente di presidenziale nel suo atteggiamento; è una persona gentile, calda, colta, lontana dagli schemi che ci eravamo abituati a costruirgli intorno, e imprevedibilmente divertente. Racconta le storie di suo nonno e della sua famiglia con affettuosa ironia, sa far rivivere una vecchia Vicenza di granitici principi e di spirito rivoluzionario insieme».
Completano il volumetto due sezioni dedicate rispettivamente ad una analisi politica dell’Italia del 1969, tra sciopero generale, protesta studentesca, crisi di governo e la strage di Piazza Fontana e l’altra intitolata Mariangela e Gigi, concordes animae, dove possiamo leggere tre testimonianze sulle figure di Gigi e Mariangela di Mario Albanese, Fernando Bandini e Maria Carola Ghellini. Il volume è chiuso da una scarna Appendice che, con un piccolo apparato fotografico tratto dall’archivio di famiglia, pubblica Le guardie del Re (Una filastrocca inedita) e la riproduzione di incisioni all’acquaforte realizzate da Mariangela Cisco.
Adriana Chemello
PASSAPAROLA:
