Una donna anziana, ancora vivace e curiosa della vita, sta comprando il pane in un negozio di Roma, città dove vive con l’amato, vecchissimo marito. Lei è ungherese, si chiama Lea Linder, da bambina è stata ad Auschwitz. È una donna ancora più anziana di lei, vestita con un cappotto verde, a gridarle all’improvviso prima di fuggire dalla panetteria e scomparire alla sua vista: “ma tu sei Lea, la piccola Lea di Auschwitz”.
La sua vita ne è sconvolta. Chi è quella donna che l’ha riconosciuta e che sembra averla cercata? Un’aguzzina del Lager, la kapò giovane che teneva buone le più piccole con le ninna nanna la notte prima che fossero condotte alla camera a gas? Lea settaccia tutto il quartiere, intercetta informazioni e si tormenta fino a che non la trova. Quella donna straniera la riceve nel proprio appartamento e glielo offre a prezzi stracciati, usando ancora con lei toni autoritari e sbrigativi. Lea al suo cospetto ritorna la bambina terrorizzata di Auschwitz, si sente male, tanto da essere ricoverata d’urgenza in ospedale e operata al cuore.
Qui, nel silenzio dell’ospedale, nelle visite dei parenti e del marito che la reclama a casa e alla vita, d’improvviso si placa il ritmo quasi forsennato del nuovo romanzo di Edith Bruck, La donna dal cappotto verde: nel suo letto Lea fa i conti con medici e infermieri frettolosi, a volte sgarbati e il bisogno di perdonare. O almeno di capire il dolore del presente e del passato. E ancora una volta ricomincia a raccontarci una storia dove le emozioni sono forti e profonde, dove il tempo si fonde mescolando biografia e storia, dove ci sentiamo protagonisti pur sapendo bene che lei, e non noi, ha vissuto Auschwitz.
Edith Bruck, scrittrice ungherese che vive in Italia e scrive nella nostra lingua fin dal ’59 (Chi ti ama così), ritorna a parlare di Olocausto e scava di nuovo, alla ricerca di altre piste, all’interno del male e di ciò che lascia dietro di sé e non soltanto nelle vittime. Fedele al suo essere stata – per tutta la sua vita e nel solco di Primo Levi – “La signora Auschwitz”, come recita il titolo di un suo scritto del ’99, Bruck non rinuncia mai, neppure in questo libro, a rilanciare la scommessa dell’intelligenza e della speranza. Lo si vedeva bene in Privato (sempre Garzanti), un libro che raccoglie due lunghe, fantastiche lettere già pubblicate, rieditate però e riunite nel 2010. La prima è indirizzata al fratello in Brasile, dove è emigrato nel dopoguerra. Fratello amato ma che si rifiuta di leggere i libri di Edith e di parlare del passato, non racconta nulla del padre che ha visto morire nel Lager e non tollera da lei alcuna critica alla politica attuale di Israele. La seconda è una lettera alla madre da cui Edith è stata separata bambina, all’entrata ad Auschwitz, quando un soldato tedesco le ha sparato davanti ai suoi occhi. Qui la scrittrice immagina dialoghi che non sono mai avvenuti tra se stessa adulta e la madre vecchia, rintraccia le loro poverissime origini, di cui i fratelli sopravissuti ancora si vergognano, ma anche i ricordi belli della fanciullezza, la rugiada nei prati, il villaggio sul fiume Tibisco, la vita di una comunità. E i rari sorrisi della madre, sempre operosa, mentre il padre, silenzioso e malinconico, non trovava mai abbastanza soldi per mantenere la famiglia.
Tenace nel coltivare anche gli spicchi di luce, Edith si descrive come una tragica sopravissuta, certo, ma anche come una che ha potuto “vivere nella città eterna” dopo esser nata in un povero “villaggio chagalliano”, tra amici preziosi e libri amati dal pubblico, prediletta dal raffinato e rigoroso marito italiano, che è poi il poeta Nelo Risi, fratello del regista Dino.
Insomma la vena di Edith è sempre fresca e ogni nuovo libro sorprende il lettore con la profondità dei suoi pensieri. Già nel ’75, nel volume Il tatuaggio, scriveva: Sono stanca della mia/ presenza accusatrice,/ il passato è un’arma a doppio taglio/ e mi sto dissanguando./ Quando verrà la mia ora/lascerò in eredità/forse un’eco all’uomo/che dimentica e continua e ricomincia…
Edith Bruck La donna dal cappotto verde Garzanti, Milano 2012 125 pagine, 15,60 euro
PUOI SEGUIRE LA SIL SU:PASSAPAROLA:

![EDITH-BRUCK-2[1]](http://www.societadelleletterate.it/wp-content/uploads/2012/07/EDITH-BRUCK-21-300x200.jpg)