Narrare Napoli, la storia, le idee

Incuriosisce quel sottotitolo, che accompagna La nave delle cicale delle operose, l’ultimo libro di Anna Santoro. Cosa significa, Una narrazione? Che cosa vuole indicare? Un nuovo genere di scrittura, qualcosa di diverso da un romanzo?

Prima di rispondere a questa domanda vale la pena di capire cosa racconta, questo volume di più di quattrocento pagine, affollato di figure maschile e femminili, dipanato per un arco di tempo che dalla guerra arriva ad oggi, al centro, protagonista indiscutibile, una città, Napoli. Ma forse è limitante, dire che  questa città amata, difficile, complessa  è la vera protagonista. Lo è altrettanto la storia, la storia della Repubblica, la storia di quelli che hanno sperato che l’Italia uscita dalla guerra avrebbe mantenuto le promesse. Napoli e la storia – la piccola storia delle vite quotidiane come la grande storia dei grandi cambiamenti – sono al centro del libro come lo sono  Mita, Mena, Rino, Giò, Andrea, Risella, Annamaria, Dora, alcuni dei personaggi che ci accompagnano nel tempo. Dall’inizio dall’andamento lento e denso, fino al rapido scorrere del presente. Tutti questi elementi sono il centro di un raccontare poliforme: città, storia, personaggi. E le loro idee. Ognuno di loro, pensa, discute, ragiona. In ogni pagina, a ogni snodo i fatti che succedono sono pensati da molteplici voci, più punti di vista. E non si tratta di emozioni, sentimenti, desideri. Non solo. Mita, Mena, Risella, Rino, Peppe pensano a quello che capita, alla loro vita, e le loro idee, le loro convinzioni, ne fanno parte come il mal d’amore, o i difficili rapporti tra madre e figlia. Ecco allora le “mani sulla città”, lo sventramento del quartiere del Vomero che produce lo spostamento degli abitanti poveri alle baracche abusive della Marina, e poi l’emigrazione, il Pci e le sue trasformazioni, la città oggi, così faticosa, e insieme i cambiamenti delle donne, le loro trasformazioni, mentre accanto affiora la nuova criminalità, che vuole prendersi tutto, anche i quasi bambini.

È una ruota che gira vorticosamente, questa storia. E si capisce allora perché Anna Santoro, autrice di poesie e racconti e romanzi, ha scelto di chiamarla narrazione. Perché non è la vicenda magari avventurosa ma conclusa di alcuni, racconta invece di mondi intrecciati, plurali, aperti. Come il finale. Che per sottrarsi all’amarezza del presente – dove tutte le idee, anche le più innovative, sembrano non avere più la forza di narrare il mondo – trasporta tutti su una nave. Dove approderanno queste cicale, cioè poco inclini all’accumulazione, al calcolo, alla conservazione eppure operose, cioè generose di progetti, iniziative, speranze? Il viaggio, dice Anna Santoro, è appena cominciato. Venite, c’è posto.

Anna Santoro, La nave delle cicale operose. Una narrazione, Robin Roma 2012, 437 pagine 18 euro

PASSAPAROLA: FacebooktwitterpinterestFacebooktwitterpinterest GRAZIE ♥
The following two tabs change content below.
La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.
Categorie