Quando in tv "Si dice donna"

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Si intitolava Si dice donna. E metteva in onda “Il sacro e il profano”, ovvero Monica Vitti che parla di sé con una suora scoprendo molte affinità perché tutte e due hanno seguito la loro vocazione, una strada di libertà, sottraendosi a un ruolo tradizionale. Ma c’era anche La madre della sposa, una sorta di docufiction per raccontare che cosa accade a una mamma nel momento in cui vede uscire di casa l’ultima figlia. Oppure L’altra faccia del pulito con le operaie della cooperativa femminile Colaser armate di spazzoloni, secchi, ramazze e i soldi che non bastano mai. E poi il lavoro domestico, la sessualità nel matrimonio, il parto in acqua, le suffragette, ma anche le lotte sindacali, gli spettacoli, la politica estera.

Uno sguardo di donna sul mondo senza tabù, una trasmissione “rivoluzionaria” per quei tempi. Tutto questo  accadeva in Rai (Raidue, nel 1977 nel pomeriggio, dal 1978 fino all’81 alle 21,30) ben 35 anni fa e il materiale è rimasto custodito nelle teche fino a quando Loredana Cornero ha intervistato le giornaliste, studiose e registe che diedero vita a “Si dice donna” per quattro lunghi anni. Ne è uscito un libro corredato di un dvd, La tigre e il violino. “Si dice donna” Un programma di Tilde Capomazza (Rai Eri, 2012), che verrà presentato a Genova mercoledi 20 marzo (ore 17, Sala della Provincia, Largo Lanfranco 1) da Tilde Capomazza e Silvia Neonato, una delle protagoniste di allora. Un’occasione, anche, per riflettere sulla tivù che vogliamo oggi.

“Nel 1977 Rai 2 era appena nata – ricorda Tilde – con alla direzione Massimo Fichera, un socialista demartiniano, mentre l’unica donna capo struttura era Marina Tartara. Mi chiamarono a realizzare questa trasmissione perché credevano in una tivù con donne, giovani e operai come protagonisti. Peccato, perché poi il programma che aveva un’audience altissima, e nel 1979 era passato in prima serata, venne stroncato a metà dal quarto anno. Come mai? Cambio di direzione e i nuovi arrivati, il craxiano Pio De Berti Gambini e Gianni Minoli, a poco a poco lo distrussero, mettendolo in seconda serata, poi rendendolo quindicinale. Alla fine, nell’aprile ’81, chiusero il programma con la scusa che la puntata sull’aborto non era stata equidistante e incombeva il referendum…”.

Così finì una bellissima avventura culturale. Tilde con una decina di giornaliste, tutte impegnate nel movimento delle donne (da Annamaria Guadagni a Mariella Gramaglia, da Fiamma Nirenstein a Mariuccia Ciotta, da Anna Maria Mori a Giulietta Ascoli) in giro per l’Italia e l’Europa a documentare un’immagine femminile articolata e in continuo mutamento. Erano anni in cui le piazze si riempivano di donne mentre in Parlamento si dibatteva la legge 194 sulla regolamentazione dell’aborto che infine passò nel 1978.

«Ci divertivamo davvero – riprende Tilde Capomazza – la trasmissione aveva un impianto tipo magazine, c’era ad esempio un servizio di attualità sull’applicazione della nuova legge di parità con l’intervista alle “ferraiole” ragazze che lavorano nell’edilizia. A seguire, nella stessa puntata, ci poteva essere la ricostruzione di un personaggio storico, come Olympia de Gouges, interpretata da Laura Betti, con Alessandra Bocchetti alla regia. I nostri mezzi erano elementari, ma riuscimmo lo stesso a creare formule nuove come le “storie di vita”, e poi i talk show, le inchieste approfondite».

Colpisce l’attualità dei servizi raccolti nel dvd: basta aggiungere velina e manager all’elenco dei ruoli femminili madre-moglie-casalinga e il gioco è fatto.  «Oggi il movimento delle donne è meno visibile di allora – dice ancora Tilde -, e anche adesso solo chi lotta riesce a sottrarsi a identificazioni stereotipate. Avevamo dedicato una puntata a Barbara Giuranna, una nota compositrice che raccontava le difficoltà incontrate nell’esecuzione dei propri brani nonostante avesse vinto un concorso. Aveva sofferto tanto e si batteva per le altre musiciste.  Da queste vicissitudini poi creammo la storia di vita Lisa, prova d’orchestra (era appena uscito il film di Fellini) con una ragazza, semplice uditrice, che diresse benissimo la formazione di Santa Cecilia. Ma quando alla fine intervistammo gli esecutori chiedendo loro se una donna poteva diventare direttore d’orchestra, le risposte furono quasi tutte negative perché, dissero, ci vuole carisma, carattere, autorevolezza. Eppure lei li aveva diretti!».

Tutto il mondo declinato al femminile. Senza complessi. «Eravamo ambiziose, coraggiose, quasi spavalde. Un gruppo di donne scelte da Tilde Capomazza e Marina Tartara senza che nessuno ci chiedesse mai se eravamo iscritte a qualche partito o protette da chissà chi», racconta Silvia Neonato, ricordando servizi d’ogni tipo, come un talk show sul ruolo delle donne in Cina, durante il processo alla vedova di Mao, Jiang Qing, con Rossana Rossanda in studio o il servizio sul parto in acqua realizzato in Olanda. «Nell’80 mi mandarono tre giorni ad Atene a filmare e raccontare un matrimonio ortodosso, eravamo già incuriosite dalla multiculturalità, evidentemente. O dalle differenze. Una serata la dedicammo alla prostituzione, senza nascondere nulla neppure dei clienti e arrivammo a 8 milioni di ascolti, un record. L’idea era sempre la stessa: occhi di donna su ogni evento di cronaca o documento del passato. Prima di noi non l’aveva fatto nessuno e nessuno ci censurò. Almeno fino all’arrivo, nell’81, della nuova direzione».

La domanda è semplicissima: sarebbe possibile oggi una trasmissione come questa? E se la risposta è no, perché?

Loredana Cornero

La tigre e il violino. “Si dice donna” Un programma di Tilde Capomazza (Rai Eri, 2012,pag 180 con dvd).

Il libro e il DVD sono in ristampa, le lettrici che ne volessero una copia sono pregate di scrivere al letterate Magazine per segnalarlo. Grazie!

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