Se il matrimonio è una trappola

«Il matrimonio, scoprì Lucy, era diverso da come l’aveva immaginato. Everard era differente. Per prima cosa, lei aveva sempre sonno. Per seconda, non era mai sola. Non aveva mai immaginato che non sarebbe mai stata sola, mai, e che, se fosse stata sola, non avrebbe saputo se lo sarebbe stata il minuto successivo…».

Confesso: ho avuto mille volte la tentazione di mollare questo romanzo. È scritto così bene, descrive in maniera così puntuale e chirurgica il modo in cui una giovane donna si fa soggiogare da un uomo, che mi ha scatenato una rabbia, un’impazienza, un senso di impotenza quasi ingovernabili.

Vera, il romanzo che l’autrice, Elizabeth von Arnim (1866 – 1941), considerava il suo migliore, non è soltanto un’analisi spietata del matrimonio. Chi si occupa di violenza sulle donne ritroverà nella protagonista tutte le caratteristiche della “vittima perfetta”. E il guaio, come appunto sa chi si occupa di violenza sulle donne, è che in apparenza, con il consenso generale, la vittima perfetta è “solo” una donna molto innamorata.

Nel romanzo, è una zia a tentare di scardinare inutilmente il meccanismo che condurrà Lucy, la protagonista, a una probabile catastrofe (la grandezza dell’autrice sta anche nel portarci sino alla soglia del dramma: la porta resta aperta, ma nessun lettore può immaginare un finale positivo). Forse non a caso, la zia, Miss Entwhistle, è un’indomabile zitella. Ma anche una signora molto sentimentale e romantica: non ha proprio nulla contro gli uomini. Semplicemente ha fiutato, poco a poco, il boia.

L’australiana Elizabeth von Armin, che in realtà si chiamava Mary Annette Beauchamp, sta finalmente vivendo, da qualche anno, la sua primavera: è uscito da poco anche Una principessa in fuga (Bollati Boringhieri), preceduto, tra gli altri, da Uno chalet tutto per me, Il circolo delle ingrate, La fattoria dei gelsomini, Colpa d’amore, La storia di Christine, Un incantevole aprile. E pensare che, per anni, questa campionessa della libertà e grande scrittrice, moglie (sfortunata), in successione del figlio adottivo di Cosima Wagner e del fratello di Bertrand Russell, è stata quasi ignorata da noi. Eppure il suo primo romanzo, il semi-autobiografico Elizabeth, pubblicato nel 1899, era stato subito un successo. All’estero. Con più di un secolo di ritardo tocca scoprirla anche a noi. Per fortuna.

Elizabeth von Arnim, Vera, Tea Milano 2010, 9,00 euro, pagg. 242

 

 

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