I Sud le Mafie/ Raccontare il sud

foto di Letizia Battaglia

Dobbiamo tornare a raccontare il sud. Riprendere il filo di una narrazione, iniziata negli anni novanta con la rivista Nosside, quaderni di scrittura femminile, diretta da Renate Siebert, e poi interrotta.

Nel numero 2 (Anno1),  attraverso «i sentieri dell’emozione e dell’esperienza … scavando nell’immaginario» si tentava di avviare una ricerca su Il sud nelle donne come metafora del desiderio e insieme spinta verso l’agire sociale e il cambiamento.

Se ne sente la necessità.

Il femminismo, infatti, attento alle relazioni tra donne nel reciproco riconoscimento e desiderio di cambiamento, pur nominando l’importanza del posizionamento ha poco indagato sulle differenze territoriali perché «come donna la mia patria è il mondo».

Seppur consapevoli che la libertà femminile, in forme e modalità diverse, maturi e si esprima a prescindere dal contesto e dal periodo storico in cui essa viene al mondo, non possiamo prescindere dal fatto che siamo i luoghi in cui viviamo, fatti di appartenenza socio-culturale, memoria storica e costruzione dell’immaginario.

Vogliamo tornare a mettere in parole il legame con la terra d’origine spesso negata, rimossa insieme al proprio essere donna del sud.

Forse perché «vivere al sud non trova completezza, ti conduce alla fonte della tua precarietà esistenziale» – prendo in prestito le parole di Emma Dante durante una conversazione con Luisa Cavaliere in Anticorpi.

Per scrivere, come donna, del sud, bisogna «andare e tornare, un’oscillazione perenne, il nostro vizio segreto» – scrive in Canto al deserto Maria Rosa Cutrufelli, donna del sud emigrata a Roma. «Per quale motivo, altrimenti, sarei qui a frugare in una storia così disperatamente siciliana?» scrive riferendosi a Tina, a’ masculidda,  un’adolescente soldato di mafia.

Avvicinarsi e allontanarsi, stessa modalità di approccio al punto d’origine, quello materno, mi viene da pensare. Starne a distanza per non restare «intrappolate in una doppia origine»: simbolica e geografica.

«Donna e calabrese, dio mio, che colpo. Le due cose insieme non mi restituivano libertà, ma un’immagine di oppressione: significava disoccupazione, dipendenza economica …. Che effetti aveva questa ingombrante assenza in termini sociali e politici?»

Da qui inizia il progetto di ri-narrazione  e insieme di riappropriazione e conoscenza di sé, che racconta Denise Celentano nel testo a più voci in uscita in aprile presso Sabbia Rossa  E nell’indagare quello che era in primo luogo un disagio, scopre un altro Sud.

Una ri-narrazione dunque che non ricrei lo stereotipo sud=criminalità=condizioni materiali=rivendicazionismo=vittimismo; o la dicotomia donne della  realtà e donne dell’immaginario. Ma permetta  di riposizionare lo sguardo trasformando un disagio sconfinante nello stereotipo, in possibilità di trasformazione collettiva.

Riannodare il legame col sud  «non confinato ai soli luoghi geografici»(Nosside).  

Il sud che ci portiamo dentro, «paesaggio interiore», (Emma Baeri, in Isola mobile) metafora del nostro desiderio e insieme desiderio di trasformazione collettiva.

Insieme a Denise mi chiedo e pongo la questione se alcune peculiarità di chi vive al sud  possano essere rimesse in circolo, nella relazione con donne del nord, per rimettere in gioco nuove pratiche, più adatte alle attuali condizioni del nostro vivere.

Peculiarità lette da uno sguardo maschile come separatezza, margine, fragilità, follia e colte invece come punto di forza dallo sguardo riconoscente di molte donne del sud che guardano all’insularità non come isolamento, ma come «soggettività errante, incompiuta … sguardo mobile, sconfinante, strabico. Veloce mutamento di punto di vista, metafora del pensiero femminile» (Baeri).

O colte dallo sguardo di  Personagge  eccentriche e ribelli, inventate o riportate in vita dalla penna di molte scrittrici del sud. Come Tina in Canto al Deserto, caratterizzate  da «una smodata capacità d’orgoglio, una volontà di esistere, di andare oltre il semplice ripararsi dalla disperazione»(Cutrufelli).

Il sud come opportunità, dunque, anche in termini economici.

Come suggerisce Loretta Napoleoni nel testo Democrazia vendesi: «Il mezzogiorno d’Europa non significa per forza una maledizione, ma potrebbe diventare un vantaggio riannodando il legame col sud del mediterraneo e con l’Africa, reciso con l’unità d’Italia, a cui possiamo offrire know how, tecnologia e managerialità in cambio di materie prime».

È necessario. L’intento del convegno infatti è politico.

Vogliamo capire se di fronte alle  trasformazioni delle nuove mafie (mafia/camorra/‘ndrangheta). siano cambiate le pratiche di chi lotta nel territorio; le modalità e le forme con cui vengono attuate; che tipo di forza serve mettere in campo.

Siano esse donne che per economia di senso definiamo contro le mafie, creatrici di nuove pratiche – prove tecniche di resistenza le abbiamo chiamate -, al nord come al sud, che a partire dalla trasformazione di sé stanno trasformando la realtà.

Siano esse donne di mafia (mogli, figlie, sorelle di mafiosi) che si sono ribellate al Sistema. Ci riferiamo alle testimoni e collaboratrici di giustizia, donne non coinvolte direttamente in fatti delittuosi che hanno pagato e pagano per questo un prezzo altissimo.

Consapevoli che le mafie sono anche al nord e dunque il problema riguarda anche le donne del nord, di “Sud e di Mafie” vogliamo che si racconti, privilegiando la pratica del partire da sé, mettendo in dialogo donne del nord e del sud di diverse competenze e discipline – storiche, sociologhe, scrittrici, giornaliste, amministratrici, magistrate, animatrici culturali, fotografe, registe – per contaminare linguaggi, creare cortocircuiti, cogliendo punti di contatto, nel reciproco riconoscimento e desiderio di cambiamento.

Per creare nuove mediazioni politiche da cui scaturisca un pensiero impensato, oltre gli stereotipi, il già detto, oltre la retorica maschile dell’antimafia, e sottrarsi ad un sistema/potere globale come quello delle Mafie diventate Sistema, onnipervasivo, feroce e devastante quanto una strage.

 

Nosside, quaderni di scrittura femminile, Rubettino Editore Soveria Mannelli (Cz) 1990-

Luisa Cavaliere, Emma Dante, Rosella Postorino, Anticorpi, Liguori Napoli 2010, 96 pagine 12 euro

Maria Rosa Cutrufelli, Canto al deserto. Storia di Tina, soldato di mafia, TEA, Milano 1997, 232 pagine, 7,27 euro

Contro Versa. Genealogie impreviste di donne nate negli anni ’70 , sabbiarossa ed., in uscita aprile 2013, 193 pagine, 15 euro

Emma Baeri, Isola mobile, Maimone editore, edizione fuori commercio

Loretta Napoleoni, Democrazia vendesi. Dalla crisi economica alla politica delle schede biancheRizzoli Milano 2013, 245 pagine 14 euro

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