La scrittura luminosa di Janet Frame

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Per fortuna molti conoscono Un angelo alla mia porta, che nel 1990 la regista neozelandese Jane Champion trasformò in un bellissimo film e con cui vinse il Leone d’argento alla regia alla Mostra del cinema di Venezia. Così la storia vera di una scrittrice che tutti dovrebbero leggere riuscì ad arrivare al grande pubblico: si seppe dell’infanzia povera di Janet Frame in Nuova Zelanda, del suo disperato amore per i libri e la scuola, dell’assurda diagnosi di schizofrenia che la condusse in manicomio.

Per quella diagnosi, Janet subì 200 elettroshock e fu a un passo dalla lobotomia, dalla quale la salvò solo la casuale scoperta, da parte dei medici, che fosse una letterata di talento, stimata e premiata. Janet era nata nel 1924 a Dunedin e lì è morta nel 2004, colpita dalla leucemia: per due volte è stata proposta per il Premio Nobel e senza dubbio l’avrebbe meritato. Volti nell’acqua, con Un angelo alla mia porta, è uno dei suoi tre romanzi autobiografici.

Di sicuro l’esperienza in manicomio ha condizionato tutta la sua produzione letteraria, basta pensare al doloroso Gridano i gufi (pubblicato sempre da Neri Pozza). Ma Janet ha scritto moltissimo e bisognerebbe recuperare anche le altre opere, magari tra quelle tradotte in italiane, come l’onirico Giardini profumati per i ciechi o lo stranissimo Verso un’altra estate, che però hanno sempre una grande componente autobiografica. Non avrebbe potuto però essere diverso: Janet era un genio e uno straordinario talento.

Volti nell’acqua vi sconvolgerà per la capacità di descrivere i malati di mente come sono davvero, senza nessun tentativo di renderli “sani” o simpatici o meritevoli di compassione. Janet è così lucida da apparire folle: è come se il suo sguardo fosse inseguito da una lampada così potente da impedire qualsiasi illusione, qualsiasi tentativo di camuffamento. Al tempo stesso però, tutta quella luce trasfigura il mondo.

Janet è davvero pazza perché solo un pazzo riesce a sopportare la visione del mondo e degli essere umani per quello che sono e riesce a restituire questa coscienza come arte. La Frame è vissuta a lungo in Europa. Ma da Volti nell’acqua emerge come il paesaggio neozelandese abbia avuto su di lei un’influenza decisiva e questo rende ancora più sconvolgente la sua capacità di descrivere che cosa sia il “dentro” e che cosa sia il “fuori”. La Nuova Zelanda è la patria di un altro gigante della letteratura mondiale, Katherine Mansfield. Non è un caso: se leggerete, sempre della Frame, La leggenda del fiore della memoria (Robin), comprenderete da dove arriva quella marcia in più.

Janet Frame, Volti nell’acqua, traduzione di Lidia Perria, Neri Pozza Milano 2013, 253 pagine, 12,00 euro

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