Maria, cani e politica

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41Poy96fTYL._SX200_Sette cani e una stessa donna, Maria, che lungo quasi trent’anni, ne è proprietaria e compagna di vita. L’umana e i quadrupedi condividono un percorso esistenziale e persino politico che si conclude alla fine dei Settanta e che comincia in un’agiata famiglia milanese con Maria bambina e prima di quattro figli. Francesca Caminoli, giornalista, autrice di molti altri libri e attenta, oltre che alle donne, alla storia dei nostri anni (vedi tra gli altri La neve di Ahmed, 2003 e La guerra di Boubacar, 2011) ha ora scritto C’erano anche i cani, un romanzo in parte autobiografico, in sette parti o quadri. Si tratta di un libro davvero originale e delizioso. Nel primo racconto, “Divo e la fisarmonica”, Maria raccoglie in campagna, durante le vacanze, Divo, un cane di zampa corta, piuttosto buffo e teatrale a cui verrà dato infatti il nome Divo. Insieme coi fratellini Matteo e Luca, lo addestra pazientemente a fare il salto mortale premiando i suoi progressi con cospicue dosi di prosciutto. Siamo nella Milano del boom economico, è Natale e i tre bambini decidono di andare in piazza Duomo con Divo per fare uno spettacolino, raccogliere soldi e donare alla madre una fisarmonica, ma…

Non si dice come finisce perché, questo come gli altri sei racconti, ha una bella tensione, a volta comica altre tragica, ed è confezionato in modo indipendente dagli altri, pur costituendo un armonioso insieme che ne fanno il romanzo di Maria e dei suoi cani. L’ultimo racconto, che come tutti dà il titolo alla storia (questa, la settima, è “Pongo e le donne”) parla di un cucciolo donato alla protagonista da un fidanzato americano in partenza per il Nepal. Pongo cresce, partecipa alle riunioni femministe, diventa la mascotte del centro “Femmine folli” ed è accanto alla sua padrona, incinta tra l’altro, anche quando, durante una manifestazione, riceve violenti insulti sessisti da un gruppo di maschi arroganti che la polizia lascia fare.

Il racconto più tragico è quello che racconta come la protagonista, che milita nel movimento degli studenti, incrocia il terrorismo e ne prende le distanze: l’affamata bastardina Bella (nome che le viene dal cane de La storia di Elsa Morante) sarà accanto a lei ai funerali dei militanti antifascisti uccisi nel ’75. Resta con Maria solo tre anni ed è il dono di un giovane che, dopo avergliela lasciata, sceglierà la lotta armata. Colta mescolanza di allegra leggerezza e di riflessione partecipe e sulla generazione che ha fatto il ’68, C’erano anche i cani sa cogliere in tocchi veloci e secchi il clima di un’epoca. Così il pastore tedesco Baldo è il testimone dei suoi primi turbamenti amorosi per un ragazzo e anche per un attore (Gary Cooper in Arianna), mentre l’ingombrante Paco di razza incerta salva Maria dal fidanzato non più desiderato mentre alla festa estiva hippy suonano i Rolling Stones, i Beach Boys e De André.

Maria, che ha lasciato precocemente la sua famiglia e si guadagna da vivere, non solo si occupa di Grigia, (in “Grigia e la rivoluzione”) raccattata per strada durante l’autostop, ma trova il tempo per fare da mangiare a vari compagni che si raccolgono a casa sua e coi quali progetta di cambiare il mondo. Ad alcuni, violenti nei cortei e nelle assemblee, rimprovera di essere dei finti rivoluzionari e dei veri ragazzi viziati che tornano a casa a farsi servire. Senza moralismo però, perché Maria ha uno sguardo indipendente e non aggressivo sul mondo. E sa ridere. Come quando con Ciclone, grosso e goffo nei suoi impetuosi movimenti, parte per una vacanza in Grecia. E qui c’è davvero da ridere.

Francesca Caminoli, C’erano anche i cani, Jaca Book, Milano 2013, 158 pagine 14 euro

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