Chiara, il privilegio della povertà

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51Ry4Tuu13L._C’è un evidente marchingegno narrativo in Chiara d’Assisi, il libro che Dacia Maraini ha dedicato alla santa umbra, compagna dell’avventura spirituale di Francesco d’Assisi. Ha le sembianze di un personaggio-messaggero. Un po’ come quelle apparizioni delle historie medievali, figure che annunciano fatti straordinari eppure impastati della stessa materia della vita ordinaria, fatti che puntualmente si avverano. Nel caso di questo libro, – per mantenere il paragone medievale lo si potrebbe definire una chronica – il messaggero è Chiara Mandalà, una lettrice fedele che forte di questa autorità le scrive e proprio in quanto scrittrice la interpella: vuole fortemente che lei si occupi e scriva di Chiara d’Assisi.

A cosa serve la lettrice-messaggera? A me pare che attraverso di lei Dacia Maraini metta in scena l’apparire della spinta creativa verso una storia da raccontare. E lo fa con mezzi semplici e nello stesso tempo ad alta densità simbolica, che mi portano alla mente lo stile de Il fiore della mille e una notte (1974), il film di Pier Paolo Pasolini che lei stessa evoca nel libro, ricordando i quindici giorni di lavoro intenso passati con lui a scriverne la sceneggiatura. È da fuori, dall’esterno, da una forza che la scrittrice non riconosce immediatamente come propria, che arriva Chiara d’Assisi. Lei, la scrittrice, non ci pensava proprio, anzi, fa resistenza. È evidente che inizialmente non sa che pensare di questa ragazza che fin da bambina, racconta la sua Leggenda, fu presa dall’amore di Dio e che a circa diciotto anni decide di seguire il concittadino Francesco, quello che si era spogliato nudo nella città, e lascia la vita conosciuta fino ad allora, segnata da una vocazione che la porterà a intraprendere lo stesso cammino di povertà assoluta. Fino a fondare, su invito di lui, un proprio ordine, le Clarisse.

Io sono laica, ripete più volte Dacia, a certe cose non credo e non le capisco. Eppure.

Per raccontare la storia di Chiara d’Assisi prima di tutto la scrittrice, a sua volta personaggio della storia, utilizza i testi a lei dedicati, in particolare il bellissimo Una solitudine abitata di Chiara Frugoni. Un testo che vede in Chiara non solo la testimonianza di una vita votata al martirio e all’ascesi, come ha voluto tanta agiografia, ma la concreta vita di una donna intelligente, tenace e forte che ha scelto un’autonomia radicale, nei limiti del tempo che impedì a lei e alle sorelle di uscire dal convento, andare per strada a chiedere l’elemosina come i frati secondo il desiderio originario. «Potremmo dire» » scrive Dacia Maraini «che la piccola e volitiva Chiara d’Assisi …ha messo in pratica quello che molte donne avrebbero voluto e non hanno potuto fare: conciliare un’adesione formale alle regole misogine disposte dall’alto con una prassi di libertà…Padrona di sé, autonoma nell’elaborazione di un pensiero proprio…». Insomma, una disubbidiente.

Soprattutto Dacia è colpita dagli atti del processo di santificazione, disponibili non nell’originale latino, andato perduto, ma nella traduzione del Cinquecento per opera di «suor Battista Alfani, del monastero di Santa Maria di Monteluce alle porte di Perugia. Lo stile di questa suor Battista mi sembra limpido, rapido, ma anche attento e mai tirato via. È uno stile razionale, che segue il discorso, che rispetta il testimone, che cerca di appianare la lettura senza metterci qualcosa di suo: è un piacere leggerlo».

Per Dacia l’attenzione al gioco delle scritture è importante e ricorrente, come se la figura di Chiara – che non chiama mai santa perché alla santità da laica non crede – la interrogasse sul come raccontarla.

Allora, ecco Chiara che esce di casa a circa diciotto anni, nel 1211 (o 1212), che alla Porziuncola si spoglia dei ricchi abiti che indossa e le vengono tagliati i capelli, per arrivare poi a San Damiano, il convento da cui non uscirà mai più. E in cui vivrà una vita non solo priva di tutto, ma dedita al servizio delle sorelle, di cui pure era badessa, e al martirio. Compreso un cilicio di peli di porco tenuto sotto il saio. Senza ostentazione, testimoniano le consorelle.

Ecco la lunga vita, muore a circa 60 anni, e la lunga malattia di Chiara, immobilizzata sul suo giaciglio dal 1224 fino alla morte, avvenuta nel 1253.

Ecco Chiara che combatte per la sua forma vitae, la regola dell’Ordine, custode vivente delle memoria di Francesco, della relazione con lui e la sua spiritualità, così combattuta dai Papi. All’inizio Dacia resiste. Non comprende, come tante donne di oggi, come nel rifiuto del corpo, si possa trovare libertà e forza.

L’aiuta la messaggera, una ragazza di diciannove anni anoressica, che le ricorda come sia difficile anche oggi, nella contemporaneità, vivere in un corpo felice. E la guida la stessa Chiara, con la sua vita, le sue parole, le poche che abbiamo, per esempio le bellissime lettere ad Agnese di Boemia. Il cammino passa attraverso molti sogni, ricordi, esperienze. Un punto su tutti, quello centrale per Chiara e che conclude la scrittura di Dacia: il “privilegio della povertà”, come raccomandò alle sorelle sul letto di morte. Una scelta di libertà, una sfida radicale al potere.

 

Dacia Maraini, Chiara d’Assisi. Elogio della disobbedienza, Rizzoli Milano 2013, 253 pagine, 17,50 pagine

Chiara Frugoni, Una solitudine abitata. Chiara d’Assisi, Editori Laterza Bari-Roma 2006, 275 pagine 24 euro

Chiara d’Assisi, Lettere ad Agnese.La visione dello specchio, a cura di Giovanni Pozzi e Beatrice Rima, Adelphi Milano 1999, 258 pagine 12 euro

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