Eroine ieri e oggi

51RMJWmfJVL._SL500_AA300_-150x150Chi sono ieri e oggi le eroine nella letteratura e nel cinema? Ci vuole un campo di battaglia perché le sfide e le imprese femminili assumano quell’epicità che da sempre s’intreccia all’azione degli uomini? E ci sarà spazio soltanto per una pura imitazione dell’universo maschile con guerriere ostinate come l’agente Maya, ossessionata dalla cattura di Osama Bin Laden nel film Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow?

C’è un altro modo di essere eroiche delle donne, sono altre le identità, le strade e i sentimenti; lo raccontano le protagoniste della letteratura italiana del ‘900, da Elsa Morante a Paola Masino a Goliarda Sapienza, ma anche autrici contemporanee italiane e straniere, da Anne Tyler a Valeria Parrella, che disegnano un’epica del quotidiano, dove ancora echeggiano le parole sarcastiche che Euripide mise in bocca a Medea «vorrei tre volte trovarmi nella battaglia anziché partorire una sola». Sono esemplari i romanzi di Doris Lessing, «epica cantatrice dell’esperienza femminile», secondo la motivazione del Nobel conferitole nel 2007, che mettono al centro la faticosa ricerca della libertà di Martha Quest e il suo individuale, furioso combattimento contro la trappola del destino femminile. E ancora, le narrazioni di esilio e migrazione cui danno voce tante autrici, dall’iraniana Shirin Neshat, che nel film Rapture (1999) dipinge donne, simili a uccelli nel loro manto nero, pronte ad affidarsi a una precaria imbarcazione, all’italo-etiope Gabriella Ghermandi che in Regina di fiori e di perle affida alla piccola Mahlet la missione di tramandare una storia di lutto, guerra e rappresaglie.

Eroina, impresa, coraggio, mondo, spostamento sono le cinque parole-chiave attorno a cui Paola Bono e Bia Sarasini costruiscono un percorso affascinante in un dialogo costante tra le figure del passato (Penelope, Antigone, Medea) e le emergenze del presente. S’intitola Epiche. Altre imprese, altre narrazioni (Iacobelli 2014), il volume, che si avvale del contributo di altre otto autrici e viene presentato oggi (24/9), a Roma da Maria Rosa Cutrufelli e Massimo Fusillo (ore 18, Casa delle Letterature, Piazza dell’Orologio 3). Oltre alle curatrici, interverranno Laura Fortini e Sandra Petrignani.

Ma guardiamo più da vicino queste protagoniste che popolano l’immaginario femminile. Dal saggio di Laura Fortini emerge la figura di Elisa: voce narrante di Menzogna e Sortilegio di Elsa Morante, ripercorre le vicende della sua famiglia attraverso tre generazioni, accoglie la loro eredità e ne fa una stramba epopea («mia madre fu una santa, mio padre un granduca in incognito, mio cugino Edoardo un ras dei deserti d’oltretomba, e mia zia Concetta una profetessa regina…»). A provocare la narrazione non è dunque una guerra, quanto piuttosto l’amore, di cui si indagano le infinite forme e metamorfosi. Se il romanzo della Morante è un canto di figlia nei confronti della madre, in Nascita e morte della massaia (1941) di Paola Masino, è proprio la madre a consegnare la figlia al ruolo di massaia, destino cui lei cerca di sottrarsi, facendo di tutto per mantenere la propria libertà in una lunga epica lotta. Ed è ancora una figlia che riconosce il lavoro eroico della madre nel libro di Anna Negri Con un piede impigliato nella storia (2009). Dopo una giornata passata a Rebibbia dove il padre “rivoluzionario” è incarcerato, scrive: «Quel giorno mi è parso tutto chiaro: gli uomini prima facevano la rivoluzione lasciando le donne a casa ad accudire i figli, poi venivano messi dentro ed erano sempre le donne a crescere i figli, a lavorare, a occuparsi dei mariti in carcere, dando fondo ai risparmi o vendendo un appartamento per pagare gli avvocati. Erano loro le vere rivoluzionarie, quelle che paravano i colpi, che preservavano, che andavano avanti…».

Racconta Monica Luongo nel suo saggio «Per un’epica del quotidiano» la storia di Delia, la protagonista di Per puro caso (1995) di Anne Tyler: un giorno d’estate lascia la spiaggia di Baltimora (e la sua vita di madre e sposa) per scomparire. Ma non è un noir, in realtà per un irrefrenabile impulso chiede un passaggio a un giovane operaio e si fa lasciare in una piccola cittadina, trova una stanza, un lavoro e inizia una nuova vita dove nessuno sa chi lei sia. Ed ecco lo “spostamento” che è all’origine dell’impresa: così entra in un universo temporale parallelo Maria, madre di una bambina nata prematura, ne Lo spazio bianco di Valeria Parrella. Insegnante, vive in un città difficile come Napoli e ha scelto di fare un figlio senza un uomo accanto. Maria non si abbandona semplicemente al dolore mentre la piccola Irene è nell’incubatrice, non rinuncia ad agire, a muoversi nel mondo, anche se il suo appare improvvisamente sospeso nell’attesa di sapere che cosa accadrà a Irene.

L’impresa femminile è possibile – scrivono Bia Sarasini e Paola Bono -: le eroine agiscono, si spostano. Della guerra raccontano l’orrore, guardano con cuore dolente e coraggioso perdite e lutti, affrontano con determinazione e meraviglia la nuova vita che possono costruirsi al di fuori del matrimonio, del destino prestabilito. L’impresa è forse saper tenere insieme la forza dell’azione e la sapienza della cura… Anche se la strada appare ancora lunga, ricordando Doris Lessing, maestra crudele quando dice: «sono poche le donne in grado di sostenere quello che realmente pensano, sentono, sperimentano con un uomo che amano».

Paola Bono, Bia Sarasini (a cura di), Epiche. Altre imprese, altre narrazioni, Jacobelli, Roma 2014, 239 pagine, 14,90 euro

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