Il mio teatro è come Polifemo

emma-danteChe lo spettacolo è cominciato si capisce da una danzatrice che a luci accese, mentre il pubblico parlottando prende posto, danza simulando i movimenti di una bambola a corda. Cala il silenzio e un voce timida dal timbro incerto, ma insinuante, domanda: “E’ permesso? Posso entrare?”. A chiedere timidamente di entrare è lei, Emma Dante. “C’è nessuno?” insiste procedendo quasi in punta di piedi. A spiazzarti, oltre alla domanda “fuori luogo” visto che allo Stabile di Palermo la regista ormai è di casa, nominata artista residente dal nuovo direttore, è la sua presenza inusuale in scena, e il tono di voce, compito e misurato, che si addice alla compostezza del corpo che si avvicina al proscenio una con la mano in tasca, dentro un completo grigio da uomo, camicia bianca e cinturino nero, da lei stessa definito “tipo iene”. Capiremo presto che la sua presenza in scena è voluta e sottolineata dal titolo stesso dello spettacolo Io, nessuno e Polifemo dove “Io” è Emma Dante che vuole parlare di lei e del (suo) teatro, quello che a lei piace. Il teatro come ricerca di verità come quello di Carmelo Bene che fa morti e sollecita crimini “perché col suo terzo occhio porta dritto il suo sguardo sulle cose e ne rivela le deformità”. Un pre-testo per difendere la sua lingua dialettale “maleducata e selvaggia … che viaggia senza se movere ‘a ddo sta”, spesso e volentieri dai critici osteggiata.

Alla seconda domanda una figura possente e minacciosa, vestita alla ugual maniera, entra in scena urlando con voce spaventosa che lui non ce la fa più a sentire quel nome, che da quando “nessuno” è entrato nella sua vita è diventato “la pazziella pè creature” ovvero lo zimbello del paese. Perché, come scopriremo, Polifemo, la figura in questione, non parla siciliano, come vorrebbe la tradizione, né abita sotto l’Etna, ma nella versione di Emma Dante è napoletano, nato “dirimpetto ai Campi Flegrei”. Emma Dante lo prega di non arrabbiarsi, soprattutto di non mangiarsela, perché lei è venuta fin dentro l’antro solo per parlare con lui a quattr’occhi … Ed ecco la seconda gaffe che farà imbestialire il mostro.

Inizia così, sotto pessimi auspici, l’intervista impossibile di Emma Dante nei panni di se stessa, a Polifemo, un atto unico nato da un testo pubblicato nella raccolta “Corpo a corpo” per i tipi di Einaudi nel 2008, e con il quale la regista ha inaugurato la direzione artistica al Ciclo degli spettacoli classici di Vicenza.

Già dalle prime battute si capisce che lo spettacolo non avrà nulla a che vedere con i precedenti a cui Emma Dante ci ha abituati. Il tono, come la voce di Io – Emma, è sommessamente ironico, leggero, seppure incalzante, da commedia all’italiana, che gioca sugli equivoci. A cominciare dal suo cognome che l’ignorante Odisseo, dalla Dante evocato, crede trattasi del nome di Alighieri. Ed è soprattutto un testo “parlato”. Il gesto, in questo spettacolo, è affidato a tre attrici bravissime (Federica Aloisio, Giusi Vicari, Viola Carinci) che in culottes e reggiseno danzano mostrando dei piccoli manichini disarticolati che diventeranno il macabro pasto di Polifemo. Una sorta di coro greco che ci racconta, in alternanza coi momenti dell’intervista, alcuni passaggi significativi della storia di Ulisse e Polifemo, trasformandosi di volta in volta nelle Sirene, in Penelope per poi esibirsi, vestite di pailettes, in una danza cubista nei panni di adoranti fans di Odisseo. Lo stridore della voce, altro elemento ricorrente del teatro di Emma Dante, è affidato invece a Serena Ganci, poliedrica performer in costume sadomaso e alle sue musiche pop composte ad hoc ed eseguite dal vivo.

“L’idea era quella di riportare il mito ai nostri giorni e di interrogarlo per dare la possibilità a Polifemo di raccontare la sua versione dei fatti” dice Emma Dante in un’intervista.

“La vostra diversità mi attrae, mi dà la carica, mi seduce” dirà infatti Emma Dante presentandosi a Polifemo come donna che fa teatro. “Proprio perché siete diverso sono venuta a parlarvi”.

Un viaggio dunque dentro la testa del mostro per guardarlo dal di dentro e scoprire che Polifemo è un mostro buono che nella solitudine è diventato tutt’uno con la roccia, un’enorme montagna inaridita, senza cuore, perché è impossibile modificare la sua immagine riportata dal mito. La causa del suo dolore per la perdita della vista, della sua solitudine le denuncerà lo stesso Polifemo, derivanti dall’incapacità della gente, nonché della stessa Emma Dante, di non riuscire a vedere coi suoi occhi. La inviterà infatti Polifemo a visitare le sue Immense sale vuote che gli “scorrono dint’e vene, sorde e mute. Andate! Tanto come trasìte accussì ascìte, tale e quale, perché la mia voce non è riuscita a entrare nelle vostre orecchie. Perché voi non siete pronta a coglierne il segreto. Comme ’e creature vi facite cullà da rapsodie popolari, credendo ai mostri e agli eroi … Sono di pietra, signò, e voi mi abitate!”.

Polifemo è insomma una figura quasi bucolica “un essere pacifico, monòcolo sì, ma armonioso” che viveva in armonia con la natura fino all’arrivo di Odisseo che rappresenta la civiltà, spezzando l’equilibrio e soprattutto procurando la cecità.

“Nel mito è Odisseo l’eroe. Mi interessava considerare Odisseo proiezione di Polifemo”.

Odisseo infatti, evocato da Emma Dante, si presenterà a dorso nudo, con una maschera che gli copre il viso. Una figura di secondo piano, po’ spaccone che chiama Polifemo babbasone, un pò puttaniere che su sua affermazione dichiara di essersi “scopato mezzo Olimpo ma sempre a Penelope sceglievo”. Un guitto che balla a ritmo di musica pop, canta e fa capriole. Insomma un imbroglione. Ma senza le sue bugie e i sui imbrogli, senza i suoi cavallo di Troia la storia sarebbe andata diversamente per i greci, si vanta l’eroe. “Mentire è essere creativo , la menzogna è all’origine della narrazione” sottolinea Emma Dante.

Quando IO-Emma Dante andrà via e gli chiederà un suo ricordo che possa testimoniare del viaggio dentro la sua testa, Polifemo ancora una volta ci spiazzerà proponendo, lui che si ciba di uomini crudi la ricetta degna di uno raffinato chef , del capretto caso e ova che “come la sa fare lui non la sa fare nesciuno”.

Nell’incontro col pubblico che è seguito allo spettacolo, ho chiesto ad Emma Dante perché per parlare di teatro avesse scelto, tra tanti personaggi, proprio Polifemo. Le motivazioni sono tante, ha risposto: Polifemo è monòcolo, non ha una visione periferica ed è vulnerabile. Perché Polifemo è un essere mostruoso costretto dalla sua stessa natura a mangiare carne umana; Polifemo è dunque osceno e fa paura, ma è al contempo umano; perché Polifemo vive dentro la caverna. Ci sono tutti gli elementi del teatro che amo: il teatro è la mia caverna, è la mia casa, è la mia tana. Per me il teatro se non è luogo dell’osceno non è teatro; il teatro a me fa paura. Il teatro è la terra di nessuno anche se è di noi che parla.

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Io, nessuno e Polifemo Intervista impossibile. Testo e regia: Emma Dante. Con: Emma Dante, Salvatore D’Onofrio, Carmine Maringola, Federica Aloisio, Giusi Vicari, Viola Carinci. Musiche eseguite dal vivo da Serena Ganci.. Una produzione Teatro Biondo Stabile di Palermo in collaborazione con 67° Ciclo Spettacoli Classici Teatro Olimpico di Vicenza.

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Emma Dante, Io, nessuno e Polifemo Intervista Impossibile, Glifo Edizioni, 2014, euro 12 + CD

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