Ingorgo balcanico in stile pulp

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Esce per Oltre Edizioni Snoopy Polka. Noir balcanico, prima prova narrativa di Laura Marchig, nota poeta e regista, oltre che traduttrice, performer, ex direttrice di Dramma Italiano – Compagnia Stabile che opera in seno al Teatro Nazionale Croato – nonché attrice della minoranza italiana di Croazia. E subito questo agile libro si muove al ritmo di quella vivace musica, suonata con la fisarmonica, tipica di tante feste familiari e popolari nei Balcani. Ma non è un ritratto allegro, felice e spensierato quello che si srotola dal libro, mostra invece una serie di composite sequenze sulla contemporaneità volgare e disgregata, affaristica e fannullona, in cui il più sfrenato opportunismo si lega a credenze ataviche, il nazionalismo bieco diventa luogo di culto, in una mistione esplosiva e distruttiva che non trova remore, in un paese mai nominato ma assolutamente riconoscibile. Il tutto colto in velocità, sul ritmo incalzante della polka che non permette soste, né riflessioni, trascinando i diversi personaggi in un vortice di eventi concatenati che non hanno fine.

A prima vista sembra che il sottotitolo Noir balcanico, sia un omaggio scontato a tanta narrativa contemporanea di successo; si rivela, invece, alla lettura, un sottofondo ironico, uno sguardo irriverente che scarnifica una realtà in disfacimento, ma non si piega a nessuna compiacenza, mantiene fissa la rotta pur districandosi in tante storie che si intersecano le une nelle altre. È questo sguardo la vera novità del libro: una scrittura montata come una sceneggiatura cinematografica multiforme e multiprospettica, rapida, capace di cogliere in brevi tratti situazioni e personaggi disparati che vivono il presente con l’ansia del nuovo per la soddisfazione delle proprie incontenibili esigenze, non importa a quale prezzo. C’è un evidente ottundimento, in questa realtà, che ha sepolto i sentimenti e le ragioni comuni, e la convivenza tra gli umani è regolata dalla legge primitiva del più forte, dalla barbarie di chi si fissa su ideologie nazionalistiche e della tradizione cui affida un valore assoluto indiscutibile, così come alla soddisfazione a ogni costo dei propri desideri e impulsi. Tutta la società ne è travolta e stravolta, si vive in un sistema ipertrofico al di fuori del senso comune, e gli individui si muovono come in una giungla moderna seguendo unicamente i loro istinti.

I personaggi di queste vicende sono moltissimi, li seguiamo nei loro spaccati di vita che si intrecciano, si sfiorano, si accavallano, si pongono in relazione senza mai incontrarsi. È un libro costruito attraverso frammenti che vengono a costituire un puzzle complessivo: quello che emerge non sono singole storie ma un complesso di storie che ritraggono un mondo destinato alla dannazione, come quella oscura nube e pioggia di sangue che si leva da lontano a incombere sulle cose e le persone, la pioggia di sangue che apre e chiude il libro, metafora evidente della guerra e del disfacimento dei popoli. Tuttavia il tono non è greve, la narrazione non marca malinconie o rimpianti, segna invece una follia collettiva che si muove al tempo vivace e brioso della polka balcanica, quell’aria danzante così familiare e allegra, amata dai bambini e spesso invocata nelle feste.

È un libro sorprendente, capace di illuminare una tragedia storica e contemporanea senza ricorrere alla desolazione dei toni, ritrae una smania di vita portata alle estreme conseguenze immettendoci in dimensioni altre e tuttavia vicine, compatibili, riconoscibili, feroci e nello stesso tempo macabre. Come una sceneggiatura pulp dove tutto è portato all’estremo, è fuori prospettiva, esagerato e insieme realistico perché trova delle ragioni storiche ed esistenziali alla follia. Quello che sconcerta è l’osservazione di banali e comuni spezzoni di vita di cui non si coglie immediatamente l’abnormità, se non soffermandosi a considerare il quadro complessivo, cosa che ai diversi personaggi sfugge del tutto, immersi come sono in un individualismo sfrenato. Anche i più scoperti comportamenti abnormi sono raccontati come fossero del tutto normali, data la situazione.

L’occhio che osserva tutto questo disfacimento e la voce che lo racconta sono neutrali, osservano e parlano con disincanto, ironia, a volte sarcasmo, più spesso seguendo briosamente l’ineluttabilità degli eventi, il vortice insensato che cattura e sbatte l’una contro l’altra le vite delle persone. È una situazione senza vie d’uscita e non c’è salvezza neppure per le poche persone che mantengono una prospettiva di vita non egoistica. La nube oscura della guerra incombente travolge il mondo conosciuto rendendolo estraneo produttore di mostri, come quel prete nazionalista che loda la madre e la moglie di un giovane caduto che hanno l’onore di aver donato un sacrificio alla Patria, mentre molte donne non hanno avuto questo privilegio. Sembra che la scrittrice voglia esorcizzare la guerra con tutte le sue nefandezze, soprattutto quella di aver spezzato tante giovani vite privandole del futuro cui sembravano destinate. Ed è un destino beffardo quello che incombe sul Paese, un destino di cui gli stessi uomini sono stati e sono corresponsabili, un disfacimento totale mascherato da affermazioni di forza e di ritrovato orgoglio nazionale fondato sulla disgregazione del tessuto sociale.

Laura Marchig, Snoopy Polka. Noir balcanico, Oltre Edizioni, Novara 2015, pp. 165, euro 12,00.

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