Un intellettuale fuori posto

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Perché e come la mattina del 14 aprile 1930 si suicidò il poeta rivoluzionario Vladimir Majakovskij? In questo libro che non è un saggio, né è un romanzo, ma è un “oggetto” del tutto nuovo e già per questo vale la lettura, Serena Vitale ricostruisce la vicenda di un personaggio straordinario e contraddittorio. Ma l’autrice riesce anche ad animare il complesso mondo intellettuale sovietico alla vigilia della Grandi purghe staliniane, in un clima già di feroce repressione.

Il defunto odiava i pettegolezzi mischia versi, lettere, telegrammi, deposizioni, rapporti di polizia, schede di spie, narrazioni e resoconti. Al centro, ovviamente, Vladimir Vladimirovič Majakovskij, nato il 7 luglio 1893, teoricamente il più sovietico dei poeti sovietici, il cantore stesso della Rivoluzione d’Ottobre. Serena Vitale è molto brava a ricreare la trama di una vicenda e di un mondo in cui nulla è come appare: Majakovskij è di sicuro un rivoluzionario comunista. Ha cominciato a lottare contro lo zar nel 1908 e ne ha pagato le conseguenze. Ma è circondato da spie, è sempre meno inserito nel “ritorno all’ordine” preteso dal partito, è costantemente e molto umanamente distratto dai suoi amori, è tormentato dalle sue insicurezze, dal suo bisogno d’affetto. Scrive poesie e drammi teatrali sempre meno adatti al “popolo”, sempre più critici verso la burocratizzazione del sistema, sempre più “privati”. Soprattutto vive in un singolare ménage à trois con Lili Brik e suo marito Osip. Una convivenza “scandalosa” non per il “triangolo” (la “gelosia” era considerata un sentimento borghese), né per le storie parallele di tutti i protagonisti, ma perché Lili era di origini ebraiche e gli intellettuali ebrei subivano un clima di crescente intimidazione.

Perché Majakovskij si uccise? In teoria, e non soltanto in teoria, perché la sua amante del momento, Veronica Polonskaja, rifiutò di divorziare dal marito per sposare il poeta (e come darle torto vista la sua instabilità psicologica). Di fatto la stessa Vitale dopo oltre 250 pagine non dà una risposta definitiva. Piuttosto restituisce benissimo la sensazione di “estraneità” che Majakovskij andava sviluppando nei confronti sia del regime sovietico sia delle relazioni umane. Majakovskij era decisamente “fuori posto”, quasi come i suoi versi, scritti a scaletta, con gusto futurista, sempre spostati rispetto alla linea principale.

Grande esperta della letteratura e del mondo russo, autrice, tra l’altro, de Il bottone di Puškin, Vitale si rivela qui, ancora una volta, per noi una preziosa e creativa svelatrice di un mondo affascinante e complesso.

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Serena Vitale, Il defunto odiava i pettegolezziAdelphi, pp. 284, 19,00 euro

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