Il non detto della storia

Due voci di donna – Adela e Sonja – che si alternano, la stessa casa sul fiume abitata in tempi diversi, un destino incrociato che si svela pian piano, prima a chi legge e poi alla protagonista del nuovo romanzo di Paola Capriolo Mi ricordo. Un racconto – ritmato da più registri stilistici – che attraversa il Novecento e arriva quasi ai giorni nostri con una insolita figura femminile, Sonja, che torna come badante nella casa di famiglia dove ora vive un vecchio signore che lei accudisce con professionale distacco e ‘pietas’ al tempo stesso. Ma lui non lo sa che Sonja è legata a quel luogo, né immagina che la stessa Sonja scoprirà, in un vecchio carteggio della madre Adela ritrovato in una stanza, tracce di un passato che neanche lei conosceva e che lega la storia della sua famiglia alla storia con la “S” maiuscola. Sì perché Adela è una giovane ebrea quando si innamora di un poeta che prima la innalza a ninfa e poi a “ebreuccia” senza colpo ferire. Un amore impossibile che fa precipitare Adela nello sgomento prima ancora di essere deportata nel lager dove, paradossalmente, troverà salvezza nel bordello, o meglio la “casa della gioia” dei nazisti. Tutto questo non poteva saperlo la figlia Sonja, lasciata ben presto orfana e in balìa dei fantasmi della sua memoria.

Ricordare l’Olocausto, sembra che non sia mai abbastanza. Da dove nasce la scelta di questo tema?

Io credo, in effetti, che non si rifletterà “mai abbastanza” su un evento così sconvolgente, dopo il quale la nostra idea di ciò che l’uomo può arrivare a commettere si trova così tragicamente modificata, ai limiti dell’inconcepibile. Ad ogni modo, Mi ricordo non è e non vuole essere un libro sull’Olocausto. È un romanzo sulla memoria, sul rapporto tra passato e presente, e sul modo in cui gli orrori della storia possono incidere sul destino individuale o famigliare. Il punto di partenza era la vicenda di Adela, di una ragazza innamorata della poesia e convinta, secondo la celebre frase di Dostoevskij, che “la bellezza salverà il mondo”; in un certo senso ho voluto porre a confronto questa speranza con un momento storico che sembra rappresentarne la confutazione più radicale.

Nella quarta di copertina c’è scritto “fra il dolore della storia e il riscatto del presente”. E il futuro dov’è? In quale sentimento lo rintracciamo?

La dimensione del futuro, secondo me, è impensabile senza un rapporto autentico con il passato (la vicenda di Sonja nel romanzo ne è, in fondo, una piccola dimostrazione): è la memoria a consentirci di vedere nel presente qualcosa di più di una serie di avvenimenti casuali e quindi a consentirci di spingerci oltre con lo sguardo, di progettare un avvenire. Credo che uno dei grandi pericoli del nostro tempo sia proprio questo affievolirsi della memoria. Ne risentono, in particolare, le ultime generazioni, che spesso vivono con angoscia questo presente appiattito su se stesso: è come trovarsi in una gabbia senza vie d’uscita.

Ad un certo punto nel testo si legge una frase: “Era un abito di seta grigio perla, con un ricamo di strass intorno alla scollatura; e il mondo ci è passato sopra senza farci caso”: su cosa stiamo passando sopra in questo nostro mondo di oggi?

A tante, troppe cose. Ai miliardi di persone condannate a morire di fame, a quelle che affogano sui barconi, all’atroce squilibrio delle condizioni di vita tra due parti dell’umanità, una delle quali (quella sfortunata) per giunta è di gran lunga la più numerosa. E questa tragedia noi la conosciamo nei dettagli, grazie ai mezzi d’informazione; non potremo neppure invocare a nostra giustificazione il fatto di “non sapere”, come i tedeschi dopo la seconda guerra mondiale. Sappiamo, e non facciamo nulla, queste notizie scivolano con mille altre sulla superficie della nostra coscienza senza imprimere una traccia durevole. Del resto, questo fenomeno riguarda un po’ tutto: sembra che oggi l’eccesso di informazioni si traduca in un oblio generalizzato. La nostra è un’epoca di smemoratezza: se così non fosse, forse a nessuno sarebbe venuto in mente di istituire un “giorno della memoria”. Come dire… L’eccezione che conferma la regola.

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Paola Capriolo, Mi ricordo, Giunti, pp. 272, euro 16

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