La forza e la bellezza. Dopo le residenze estive di Duino

Un amico, Luigi Nacci, qualche tempo fa sul suo blog, a proposito di un certo festival che aveva deciso di lasciare, scriveva: “Un festival è, a mio modesto modo di vedere, simile a un’opera. Un’opera deve poter resistere ai tempi, e per fare ciò deve avere un nucleo centrale forte che la ispira: una poetica”. Condivido appieno questa idea.È quanto, da anni, cerco e cerchiamo di fare alle Residenze Estive, incontri residenziali di poesia e letteratura.

Ci sono tanti luoghi dove si celebra la letteratura, si fanno letture, musica, performance, si discute di libri, si sta insieme, ci si confronta, ci si diverte, spesso ci si esibisce. Non dico che non siano buoni luoghi, interessanti, pieni di stimoli. Vale la pena frequentarli, anche se a volte sembrano piuttosto assemblaggi di un numero cospicuo di occasioni eterogenee, dove tutti abbiano il loro posto e ogni avventore trovi qualcosa che lo possa sedurre.

Un’idea è un’idea, e l’idea che sta alla base delle Residenze Estive è la lentezza, il tempo disteso, le possibilità di incontro informale con chi ci sta, tra un momento e l’altro del programma. E la collaborazione: tutti e tutte si mettono in gioco nell’operare. Chi si alza per primo al mattino fa il caffè per tutti, chi vuole la colazione se la prepara e magari la prepara per qualcun altro. Lo scambio avviene così, nella quotidianità normale di alcuni giorni passati assieme, negli stessi luoghi magnifici carichi di energia e poesia: Duino, la sua costa rocciosa, il sentiero Rilke, le risorgive del Timavo, il Carso. E parola-chiave allora è la bellezza.

I luoghi cambiano perché da un centro fisso che resta Duino ci si muove per le letture poetiche in altri posti, ogni anno diversi, del Friuli, della Slovenia, dell’Istria, e spesso si ritorna in luoghi amati. Anche questo movimento di andata e ritorno ha una sua ragione: si allinea ai battiti del cuore, crea condivisione, diventa una esperienza consumata insieme, un granello che tiene. Non ci sono protagonismi egotici, generalmente, alle Residenze Estive, ci si ascolta, si parla, a volte si dissente, ma è questa esperienza diversa, collettiva, condivisa, che dura un tempo determinato e si svolge nella quotidianità, per chi ha deciso di starci, a fare la differenza. Una esperienza che incide, resta nella memoria, è termine di paragone.

Un punto fondamentale che si è aperto da alcuni anni attraverso il rapporto con LeggereDonna ed è divenuto programmatico nella collaborazione avviata due anni fa con la SIL (Società Italiana delle Letterate) è il confronto con il pensiero delle donne. Nei seminari di mattina si affrontano temi specifici, si dibatte, si vedono filmati, sono aperti spazi di analisi non rituali, non codificati, spesso sorprendenti. Non tutti li frequentano, d’altro canto non esiste una prescrizione, essendo la libertà un’altra parola-chiave della manifestazione. Ma spesso proprio per ascoltare quei seminari vengono persone, donne e uomini, del luogo o dalle città vicine: Gorizia, Monfalcone, Trieste, Udine. C’è una richiesta forte di confronto sul piano intellettuale ed etico con un pensiero che ha ormai una sua tradizione consolidata ma è capace di innesti e aperture vertiginose che offrono uno sguardo diverso sulla contemporaneità, sui cambiamenti in atto, sulle prefigurazioni future. La scelta di Residenze Estive è stata quella di avviare e continuare quel confronto, come luogo terzo, di apertura alle possibilità di dialogo e di conflitto proprie della complessità, riconoscere i molteplici posizionamenti dando spazio e agio a diverse letture. Le interrogazioni sono quelle, stringenti, che attraversano il mondo contemporaneo, la società, la cultura, la vita delle persone.

La poesia circola liberamente, si ascolta, si legge, si dice. Rimane tra le persone come un’eco che scava, si introduce nelle menti e trova fessure da ampliare, corridoi da perlustrare, mostra la sua potenza di voce nascosta e mobile, che incalza; non dà tregua. Ma è anche artigianato, lavoro continuo nella misura sempre ricercata, disciplina di chi non ha fretta, di chi sceglie consapevolmente di misurarsi al di fuori di ogni esasperato soggettivismo, come opportunamente ha ricordato Giorgio Luzzi, quest’anno, nei pomeriggi dedicati ai libri e a i progetti.

Non è facile trovare sotto lo stesso tetto, per alcuni giorni, persone appassionate delle medesime passioni, che lasciano fuori dalla porta il loro ego narciso per scegliere di condividere con colleghi e colleghe le stesse passioni. E’ con questo spirito umile, di ricerca soggettiva che funziona la manifestazione.

Anche Residenze Estive è cambiata nel tempo: ora è uno spazio più raccolto, in cui si dà maggiore attenzione ai dettagli, ai passaggi brevi, ai margini tra detto e non detto.

E poi c’è la presenza costante delle amiche, un gruppetto di amiche volenterose che sono il vero punto focale di tutta l’organizzazione pratica della residenza: prendono in mano le redini della routine quotidiana con una efficienza e una disponibilità così grandi, che non riuscirò mai a ringraziarle abbastanza.

Il tema di quest’anno ha riguardato i cambiamenti, sulla scorta di alcune parole chiave tratte da Judith Butler e altre autrici: vulnerabilità, responsabilità, relazioni, conflitti, memoria e dimenticanza. Su questa traccia si sono svolte tre mattinate intense, piene di discorsi e immagini. Una breve sintesi ne può rendere un segno.

Sergia Adamo ha parlato della dimensione politica dei Gender Studies, proponendo quattro paradigmi che hanno attraversato il pensiero femminista: 1) paradigma della parità o dell’emancipazione; 2) paradigma della differenza, ovvero la volontà di staccarsi dal potere maschile del linguaggio, decostruito attraverso il materno come differenza creativa che segna la dimensione maschile e femminile; c) paradigma della molteplicità, che si basa sulle diverse differenze nelle società multietniche e nelle identità omosessuali; d) paradigma del gender trouble che, partendo dalle analisi di Judith Butler, pone in questione il binarismo genere/sesso e la dualità natura/cultura, e avanza una terza via che apra possibilità e interrelazione nel discorso gender.

Melita Richter ha proposto il resoconto del primo Tribunale delle Donne in Europa che si è svolto a Sarajevo dal 7 al 10 maggio di quest’anno. Ha parlato di testimonianze di donne, giunte da ogni parte della ex Jugoslavia, svolte per ore e per tre giorni, del lavoro di commissioni che hanno riferito di sezioni attuate nei villaggi più piccoli, per incontrare donne che mai avrebbero parlato in altri luoghi. E’ stato un lavoro immane, svolto da attiviste. Le delegazioni di donne giunte da tutta Europa hanno ascoltato. La violenza non è stata solo quella del periodo di guerra, anche del prima e del dopo, la continuità della violenza, le conseguenze lunghe nella vita delle persone, l’impunità dei torturatori, la situazione nei diversi paesi nati da quelle guerre, dove le istituzioni mostrano una elevata misoginia, i nazionalismi dirompenti, l’importanza delle reti delle donne. E’ stato un approccio femminista alla giustizia, un evento storico, secondo la filosofa Rada Iveković, che diviene un precedente da cui non si torna indietro. L’ambito del giudizio ha toccato anche le responsabilità degli stati, delle istituzioni religiose, dei media, rafforzando le reti delle donne, unica risorsa fondamentale di opposizione ma anche di rinnovata forza.

Gisella Modica ha affrontato un tema complesso, quello della trasformazione del corpo e dei luoghi/paesaggio, attraverso una modalità poco frequentata: una narrazione esperienziale che ha maturato in molti anni di riflessione. Partendo da un confronto con il filosofo e paesaggista Gilles Clément, elaboratore del concetto di “terzo paesaggio”, quei luoghi dismessi, abbandonati dall’uomo, dove la natura riprende i suoi corsi riproducendo la biodiversità, fondamentale per il futuro del pianeta, Gisella ha focalizzato due momenti critici della sua vita, che hanno prodotto cambiamenti nel corpo e nello spazio: la sua maternità, tempo addietro, durante la militanza politica di sinistra di fine assi sessanta, in un contesto ancora sordo ai temi femministi, e la più recente morte della madre, vissuta con una diversa consapevolezza.

La seconda mattina dei seminari ha avuto un andamento più compatto, attraverso le relazioni di Giuliana Misserville, Luisa Ricaldone, Floriana Coppola, che hanno preparato interventi legati al tema della vecchiaia, della memoria e della dimenticanza, con una sorta di documento comune che dà conto del lungo lavoro della SIL su questi argomenti. Ogni relatrice ha toccato ambiti specifici: i ritratti e le fotografie di donne anziane, e come è cambiata la modalità di rapportarsi alla vecchiaia delle donne nelle immagini più recenti, nello stesso immaginario, da parte di Giuliana. Un intervento forte, work in progress, come lo ha definito, che rende conto dei passaggi di sensibilità e percezione, ma anche di cultura generale, di identità, del lungo lavorio delle donne che ha aperto nuovi canali e nuove ottiche poetiche e politiche. Luisa ha parlato delle narrazioni che riguardano la malattia, in particolare l’Alzheimer, che intacca direttamente la memoria, il serbatoio dei ricordi personali su cui poggia la vita stessa di ogni persona. Narrazioni che si collocano in veri sottogeneri nella contemporaneità a testimoniare la diffusione e la presenza marcata dei temi nella società. Floriana ha parlato dei cambiamenti di stato, dei passaggi di vita, di ruolo, che prendono voce nei versi di tante poete, nel materiale autobiografico che le donne attraversano con maggiore disinvoltura e continuità. A questi temi si è collegata la presentazione del libro sull’autobiografia, nel percorso che da anni curo alla Casa delle Donne di Trieste. Sono intervenute alcune autrici a leggere i propri testi, in un contesto di partecipazione attenta.

Interessante, dopo le relazioni e le letture, la proposta avanzata da Ida Travi: considerare la dimenticanza nel suo ruolo positivo, come dinamicamente collegata alla memoria, come serbatoio attivo di ricordi selezionabili, luogo di stasi necessaria e di recupero da parte del soggetto, momento fondamentale per il rapporto con la realtà.

L’ultimo seminario ha riguardato il linguaggio, i media, la storia, partendo dalla presentazione di Antonella Barina, giornalista, riguardo l’aggiornamento sullo stato del Patto per un uso non sessista della lingua italiana nell’informazione. Antonella ha ripercorso le tappe del lavoro e ha relazionato sul recente appuntamento programmatico dell’ordine dei giornalisti del Veneto sul tema, ben supportato da GIULIA, la rete nazionale delle giornaliste libere e autonome.

La storica Ester Pacor, proponendo un progetto legato all’arte e alla creatività contemporanea ha ragionato sui cambiamenti di prospettiva nel fare delle donne. Infine, Alba Piolanti ha proposto una ricerca intitolata Sovversive, che restituisce la memoria storica, attraverso documenti d’Archivio, di come anche molte donne comuni donne erano costrette a vivere e lottare, nella provincia di Forlì, schedate dal regime fascista nel Casellario Politico Centrale, perché vigilate, denunziate, ammonite, processate e condannate.

Kamna Gorica.IMG_1041 Ples.IMG_1060 presentazioni.IMG_1094 san Marco Travi.IMG_1077 Seminari Ples.IMG_1090

Residenze Estive 2015: Incontri residenziali di Poesia e Letteratura a Trieste e in Friuli Venezia Giulia
, a cura dell’Associazione & Rivista Almanacco del Ramo d’Oro. In collaborazione con: Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico ONLUS, Società Italiana delle Letterate, Associazione & Rivista LeggereDonna
, Vita Activa Editoria, Casa Internazionale delle Donne Trieste, Espansioni – percorsi di creatività delle donne. Con il Patrocinio del Comune di Duino Aurisina. XVI Edizione: 24-29 giugno 2015.

Programma e partecipanti all’edizione di quest’anno su www.societàdelleletterate.it

Alba Piolanti, Sovversive, Società Editrice “Il Ponte Vecchio”, Cesena 2015, pagg. 125, € 13,00.

AAVV, Dice Alice. Percezioni e storie di donne, a cura di Gabriella Musetti, Vita Activa Editoria, Trieste 2015, pagg. 219, € 12,00.

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La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.
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