Giovanna, eroina senza mito

 

Di quale Giovanna parliamo? Giovanna d’Arco contadina analfabeta, ossessionata da voci misteriose da quando ha 13 anni, che riesce a farsi accreditare presso la sgangherata corte dei Valois, ad avviare il riscatto francese nell’interminabile Guerra dei Cent’anni e poi finisce sul rogo come eretica? O Jeanne, sorella illegittima del re per parte di madre, condottiera di sangue oltre che di temperamento, che viene abilmente sfruttata da Jolanda d’Aragona, la futura suocera di Carlo di Valois, e poi messa da parte e salvata alla fine dal rogo?

Fa benissimo Marta Morazzoni a “rimettere in scena” le varie versioni della vita della più celebre eroina francese. Per due motivi: il primo è la denuncia di quanto il nostro modo di affrontare la storia, che sia quella tradizionale, bigotta e stereotipata, o quella moderna, femminista e attenta ai mondi “altri”, rischia sempre la trappola del mito e quindi della semplificazione. Gli eroi sono inevitabilmente un po’ tutti banali e la mitizzazione, nell’esaltare un essere umano, lo rende una maschera.

Il secondo motivo è che, paradossalmente, l’unico modo per tentare di avvicinarsi alla verità storica è affrontarla da un punto di visto soggettivo, accettando di rimettere continuamente in discussione se stessi e il modo con cui si stanno leggendo o rileggendo documenti o testimonianze che solo all’apparenza sono oggettivi. Non sono oggettivi, ovviamente gli atti dei processi, sia che si tratti di quello che, avviato il 3 gennaio 1431, si concluse con la condanna al rogo di Giovanna, sia quelli che vent’anni dopo la riabilitarono, in Francia e a Roma, aprendo un singolare percorso che culminò, il 16 maggio 1920, con la proclamazione di Giovanna a santa.

Singolare per altro: mentre la chiesa sceglieva di santificare bambine che avevano preferito la morte allo stupro, la sofferenza al riscatto, la Chiesa sceglieva una vera condottiera militare che, in vita, non aveva esitato a uccidere e, sotto processo, aveva affrontato a testa alta vescovi e inquisitori. Certo Giovanna, secondo la versione ufficiale, restò vergine. Ma viene inevitabilmente da chiedersi che tipo di rapporti una santa così indomita possa intrattenere nell’Aldilà con una schiera di santi e prelati misogini.

Ne Il fuoco di Jeanne, Marta Morazzoni compie un vero e proprio viaggio attraverso la Francia, sulle tracce di Giovanna. E quindi non si tratta di un romanzo storico, come nel caso di La nota segreta, il bel lavoro su Paola Pietra, la giovane nobildonna milanese costretta alla monacazione e poi riuscita a fuggire e addirittura a farsi sciogliere i voti dal Vaticano. Qui, Morazzoni trasforma il viaggio fisico, da Domrémy (ufficialmente il villaggio natale di Jeanne) a Rouen, dove fu uccisa sul rogo, in un percorso personale, di continuo scontro tra la versione ufficiale e le altre storie, tra l’evidenza dei muri e la mitizzazione. Di pochi personaggi, forse di nessuno, esistono in Francia tanti monumenti, musei, raffigurazioni, memorabilia. Eppure basta poco, a Marta Morazzoni, per realizzare che si nascondono montagne di falsità dietro l’eccesso di sfruttamento del mito, cominciato subito dopo la morte della condottiera vestita da uomo (che deve fra l’altro la sua condanna in buona parte a quegli abiti maschili).

Per prima cosa nessuno sa che aspetto avesse davvero Giovanna, il che può non sembrare strano visto che si tratta di un personaggio tardo medievale. La verità è che la messe di ritratti successivi, basati sul contrasto tra una ragazza con armi e corazza e un viso da angelo un po’ intontito (così l’ha interpretata anche Ingrid Bergman), non hanno nulla a che vedere con la realtà. Resta forse un dubbio su un’incoronazione della Vergine di Enguerrand Quarton, conservato a Villeneuve lez Avignon. Ma che appartenga a Giovanna il giovane volto di Maria è solo un sospetto.

E dunque, ancora una volta, perché leggere Il fuoco di Jeanne? Non tanto e non solo per ripercorrerne la vicenda, complessa, oscura, affascinante, di Giovanna in una versione non ideologizzata. Ma soprattutto per apprezzare un metodo di indagine che potrà pure far storcere il naso agli storici e alla storiche di professione ma che invece ribadisce ancora una volta che la Storia è costituita da un intreccio di storie mai banali, in cui la contraddizione è la norma e il senso una scelta successiva. Se dunque è impossibile oggi ricostruire la vera storia di quell’incredibile ragazzina che, da un remoto villaggio della Lorena, spinse un pauroso, dubbioso, braccato e non unico erede al trono di Francia a farsi carico del riscatto della sua casata e a unificare la Francia ai danni degli inglesi, vale la pena seguirne le molteplici tracce.

Marta Morazzoni, Il fuoco di Jeanne, Guanda, Milano 2015. 15,00 euro, pagg. 185

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