Il destino del cognome

PASSAPAROLA:
FacebooktwitterpinterestlinkedinmailFacebooktwitterpinterestlinkedinmail

Perché scrivere una saga familiare, perché ricostruire storicamente le vicende di una famiglia che attraversano il tormento del nostro più dilaniato secolo, compresso tra due guerre mondiali, agitato e mortificato da tre grandi dittature? Ci sono storie che non sono mai state trattate del tutto e la diaspora ebrea in Europa è un grande caleidoscopio che macina le storie particolare di tante persone, minuscoli granelli di sabbia che si perdono nel grande setaccio della Storia.

Mariastella Eisenberg con la calma certosina che la contraddistingue e con il pathos lirico di cui è profondamente innervata la sua scrittura, riprende le fila del racconto familiare e lo svolge con sapienza sofferta. La narrazione diventa una camera di gestazione per partorire il sé collettivo, dopo il sé soggettivo. Quel “noi” che la storia, la grande storia con la esse maiuscola, frantuma in mille rivoli per alcuni popoli. Si pensa comunemente che le minoranze abbiano un profondo senso di appartenenza, come se questa dotazione fosse un dato naturale e rassicurante.

Invece nel romanzo Il tempo fa il suo mestiere il gruppo familiare che viene accompagnato negli anni, generazione dopo generazione, soccombe dolorosamente a una giostra di leggi e di regole implicite e pregiudiziali che schiacciano soprattutto la capacità di esprimere i sentimenti e di esternare le contraddizioni. Il cognome non traccia solo l’appartenenza ma marchia i destini delle persone in modo indelebile.

Mariastella riesce a fare un’operazione di restituzione della memoria, lì dove proprio la memoria era stata ferita, occultata. Rielabora il dolore raccolto a grandi mani e lo raffredda per poterlo guardare da un punto di vista diverso, cercando la giusta distanza dalle cose. Il racconto gira intorno a due grandi questioni universali: il segreto e la logica della sopravvivenza, la maternità negata e il processo di individuazione della donna in quanto madre. Si tratta quindi di un processo a spirale che vede due cerchi toccarsi in molti punti mentre la macchina del tempo gira e fa, come dice l’autrice, il suo mestiere.

Romanzo del viaggio della memoria nel dolore di una madre che deve sottostare alla legge spietata del clan. Romanzo dei segreti nascosti ereditati da padre in figlio e subiti dalle donne. Due direzioni che si contrastano, quella maschile che cerca di salvare l’onore e il buon nome della famiglia e quella femminile, che si ostina fino a farsi male per esprimere i propri sentimenti, per realizzare l’unità affettiva che va protetta tra una madre e i suoi figli. Sara, la figlia di Mosè, la madre dei gemelli divisi alla nascita sembra una moderna Antigone che oppone alla legge del padre la legge dell’amore.

Altro tratto distintivo della narrazione è l’erranza, bisogno e necessità inalienabile di andare e tornare dai luoghi fondativi della propria storia, un’inquietudine storica e individuale che segna i protagonisti femminili e maschili dell’opera. E poi in ogni pagina ritroviamo il senso di una comunità allargata che unisce i vivi e i   morti in un dialogo infinito, che non si spegne mai.

Lo sfondo storico è la gestalt in cui si incistano le storie raccontate dei Rosemberg. Il memoriale del padre fornisce un’accorata e accurata ricostruzione storica delle persecuzioni subite dalle famiglie ebree in Romania e in Germania. Mariastella riesce a offrire un punto di vista squisitamente privato, lì dove per privato si intende l’insieme di storie personali che fanno poi la storia, storie che si definiscono nella sofferenza e nella violazione di ogni diritto. Il materiale autobiografico che l’autrice mette in gioco è magistralmente miscelato al materiale nato dalla sua immaginazione, in un gioco nascosto di specchi e di riferimenti che solo lei potrebbe sciogliere, ma che per riserbo e delicatezza noi non chiederemo. La narrazione è pretesto infatti per sanare ferite antiche che solo l‘arte della parola riesce a lenire con delicata leggerezza taumaturgica.

Una saga familiare scritta da una donna e che risente della capacità delle donne di parlare con garbo e sensibilità dei sentimenti, dell’amore, della maternità, del dolore, della morte e della separazione. Non possiamo non ricordare un importante riferimento: quello di Natalie Ginsburg nel suo libro autobiografico Lessico Famigliare. Una donna che racconta con un stile ironico e affettuoso le sorti della sua famiglia intorno alla figura del padre. Sicuramente Mariastella vedrà in questa citazione qualcosa che la riguarda da vicino. Il Novecento è pieno di romanzi che raccontano saghe familiari, per lo più scritte da uomini e quindi il bellissimo romanzo della Eisenberg, trova per molti motivi, una giusta e accogliente sistemazione in questo panorama internazionale.

Mariastella Eisenberg, Il tempo fa il suo mestiere, Spartaco Editore

 

PASSAPAROLA:
FacebooktwitterpinterestlinkedinmailFacebooktwitterpinterestlinkedinmail
PUOI SEGUIRE LA SIL SU: FacebooktwitteryoutubeFacebooktwitteryoutube
Categorie
0 Comments
0 Pings & Trackbacks

Lascia un commento