Cibo e sentimenti

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Si può dire addio a una nonna con una granita? Ci si può separare da un compagno di dieci anni con un piatto di funghi? «Yamashita e io abbiamo gustato tutte quelle bontà accompagnandole con un bel po’ di sake. I matsutake arrostiti e intinti nella salsa di soia con il daikon grattugiato erano semplicemente deliziosi. Più li masticavo e più sentivo quel sapore delicato e raffinato propagarsi non solo in bocca ma in tutto il corpo, a mo’ di onda». Così racconta Ito Ogawa (1973), scrittrice di canzoni e libri illustrati per ragazzi, molto conosciuta nel suo Giappone, anche perché fa parte della banda Fairlife.

In Italia è già sbarcata con successo con il romanzo Il ristorante dell’amore ritrovato, che si è aggiudicato il Premio Bancarella della Cucina 2011.

Ancora cucina?! In effetti, accidenti all’onda superkitsch scatenata da Benedetta Parodi e dai libretti di cucina economica che banalizzano perfino la crisi economica. Ma è di ben altro che parla Ito Ogawa, pur senza volare sulle cime della letteratura nipponica. Sta per terra e racconta di sentimenti comuni, come nel racconto che dà il titolo alla raccolta, La cena degli addii. Una donna e un uomo, Yamashita, appunto, sono in procinto di separarsi dopo dieci anni di convivenza: lui la tradisce e lei non sopporta più il tradimento. Ma decidono lo stesso di passare un’ultima sera insieme nella penisola di Noto per festeggiare i 40 anni di lei. Una cena memorabile, perché il gestore della pensione prepara loro i funghi di stagione, i matsutake. E perché inevitabilmente, per la donna, si tratta di una cena che segna una svolta grave nella sua vita. Come non pensare a La cerimonia degli addii di Simone de Beauvoir, e al suo doloroso saluto a un uomo infedele ed egoista ma amatissimo: «Ci separa la sua morte. La mia morte non ci riunirà. Così è; ed è già bello che le nostre vite abbiano potuto tanto a lungo procedere all’unisono». Yamashita ovviamente non muore e, altrettanto ovviamente, non è Sartre.

Cibo e sentimenti, dunque: cibo raffinato, come quello giapponese, e sentimenti forti, vita e morte, malattia e separazione. In tutto sono sette racconti: «Il loro seme», come scrive Ito Ogawa nel prologo, «ha origine per lo più da cose e momenti fugaci». Ma una delle storie, Il misoshiru di Kōchan, le è stata ispirata da una vicenda reale, quella di una donna uccisa dal cancro al seno a 33 anni che, prima di morire, ha voluto insegnare alla sua bambina, che andava ancora all’asilo, il misoshiru, un brodo fatto con la pasta di soia fermentata.

Ito Ogawa:

La cena degli addii, traduzione di Gianluca CociNeri Pozza Firenze 2012, 168 pagine, 14,50 euro

Il ristorante dell’amore ritrovato, traduzione di Gianluca CociNeri Pozza Firenze 2010, 191 pagine,15 euro

Simone de Beauvoir, La cerimonia degli addii, traduzione di Elena De Angeli, Einaudi Torino 2008, 536 pagine, 14 euro

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