Nel cinema muto le presenze femminili sono state oscurate secondo modalità simili a quelle avvenute nella storia.
Bianco e nero, la rivista quadrimestrale del Centro sperimentale di cinematografia, nel fascicolo monografico 570 (maggio-agosto 2011) Gesti silenziosi. Presenze femminili nel cinema muto italiano, a cura di Cristina Jandelli e Lucia Cardone, contribuisce a (ri)costruire una nuova storiografia che punta a comprendere e valorizzare gli apporti della creatività femminile nel cinema muto in Italia.
In questo numero speciale, i saggi raccolti mettono in rilievo il ruolo svolto dalle donne fin dagli albori della Settima Arte: attrici, sceneggiatrici e registe, fino alle misconosciute operaie addette ad una manualità minuziosa nella colorazione delle pellicole negli stabilimenti produttivi, che hanno dato un apporto determinante al cinema di quel periodo.
Tranne qualche raro esempio, l’Industria filmica riduce al silenzio tutte queste donne fino a farle uscire definitivamente di scena quando il cinema comincia diventare un medium influente. Non è un caso che la presenza femminile sia particolarmente significativa fino alla seconda metà degli Anni Dieci, in parte perché la potenza del mezzo cinematografico non è ancora del tutto compresa, in parte perché subito dopo la Prima Guerra Mondiale le donne, temporaneamente occupate nei posti di lavoro lasciati liberi dagli uomini arruolati al fronte, vengono “riportate” al ruolo di “mogli e fattrici dell’Impero”.
Cionondimeno, attraverso ricerche talvolta laocoontiche nelle cineteche e persino negli archivi anagrafici, le autrici e gli autori di Bianco e nero 570 – Lucia Cardone, Cristina Jandelli, Monica Dall’Asta, Valeria Festinese, Marzia Ruta, Stella Dagna, Lucia di Girolamo, Kimberly V. Tomadjoglou, Elena Mosconi, Victoria Duckett, Micaela Veronesi, Luca Mazzei, Emiliana Losma e Federico Pierotti – sono riusciti a riportate alla dignità del nome e dell’identità donne che hanno silenziosamente contribuito alla nascita e allo sviluppo del cinema muto in Italia.
Scopriamo i film del genere Diva, nelle cui interpretazioni di donna potente e idealizzata, pericolosa e confortante, si realizza lo stretto connubio sado-masochista in cui la protagonista è oggetto e agente e di cui sono un esempio Francesca Bertini, Lyda Borelli, star dalla prorompente sensualità ammirate dagli uomini con le quali si identifica anche il pubblico femminile che ne riconosce i tormenti esistenziali.
Nel cinema di quegli anni emerge, è in caso di dire, anche la figura della donna Sirena, ruolo spesso interpretato da artiste di estrazione popolare e del teatro minore, che ebbe particolare successo nel napoletano e che traspone storie di donne che oscillano tra il ruolo di vittima e quello di arrampicatrice sociale.
Sempre in quel periodo nascono anche i film Sceneggiata in cui focale è il tema della ripetizione, del cliché della donna che si immola e, soprattutto, delle canzoni molto note al pubblico che accompagnano e descrivono fedelmente le storie melodrammatiche che vengono rappresentate.
Quindi i film Opera in cui si cerca uno spazio per le interpreti del teatro lirico spesso con risultati deludenti per le affermate soprano dell’epoca perché, pur ricorrendo a dischi sincronizzati alle immagini o ad esecuzioni dal vivo, la pellicola muta “epura” le parole delle cantanti a favore di una corporeità spesso non gradita.
Sfuggono agli stereotipici sociali attrici brillanti come Lea Giunchi che riveste ruoli da ragazza terribile e che, attraverso una grande mobilità corporea, sfugge ai ruoli di fidanzata sconquassando, letteralmente, le regole dell’ambiente borghese che la vorrebbero relegare a più rassicuranti lavori domestici. In sua compagnia, ritroviamo i ritratti di altre donne ancora oggi misconosciute (Bianca Virgina Camagni, Renée Deliot, Bianca Bellincioni, Maria Gasparini) che nel nascente quadro cinematografico sono riuscite a sfuggire alla più claustrofobica delle interpretazioni: quella di allegro ed elegante ninnolo.
Bianco e nero, rivista quadrimestrale del Centro Sperimentale di Cinematografia, edizioni del CSC (in collaborazione con Carocci editore), fascicolo n.570 Gesti silenziosi. Presenze femminili nel cinema italiano, maggio-agosto 2011, pp.122, euro 18. [a cura di Lucia Cardone e Cristina Jandelli]
Per leggere l’introduzione al numero: Perdute e ritrovate. Uno sguardo d’insieme
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