Che cos'è l'amor

Hanno più di 80 anni e indiscutibilmente si amano, vanno insieme ai concerti, lui è premuroso, la vede ancora bella e glielo dice. Poi, gli occhi per qualche istante perduti nel vuoto di Anne (Emmanuelle Riva) e l’apprensione stupefatta di Georges (Jean-Louis Trintignant) sono l’annuncio di un cammino inesorabile verso la fine. E’ come una coltellata Amour di Michael Haneke (vincitore della Palma d’oro a Cannes, nelle sale dal 25 ottobre), ferisce, raggela ma volutamente non commuove. Troppo cruda la discesa agli inferi di Anne, con il corpo (e la mente) umiliati da una paralisi progressiva: Georges le resta accanto, la cura, cerca di lenire la sua sofferenza, la nutre, le racconta con dolcezza episodi della sua vita, s’indigna con l’infermiera dai gesti sgarbati. E’ amore? Per lei Georges, che ha promesso di non portarla in ospedale, si chiude nell’appartamento parigino, con pudore la protegge dagli sguardi estranei, anche dall’ipocrisia della figlia (Isabelle Huppert) che piange e si dispera ma non si assume alcun peso. Crudele come sempre il regista austriaco scava nel male, che questa volta devasta il corpo di Anne come si insinuava nell’inquietante villaggio tedesco del “Nastro bianco”. In un’intervista Haneke diceva di lasciare allo spettatore il giudizio sul gesto estremo di Georges, che sceglie di toglierle la vita. Amore fino all’ultimo respiro? Necessità di non vederla più soffrire? Oppure l’incapacità di accettare la propria impotenza, l’egoismo di chi non ce la fa più? Io ho sentito una grande violenza in quel gesto che non cancellava la pietà, ma forse l’amore è un’altra cosa.

Come l’amore di Guido (Luca Marinelli) per Antonia (Federica Victoria Caiozzo, in arte Thony) in Tutti i santi giorni, l’ultimo film di Paolo Virzì, da una settimana nelle sale. L’accostamento è ardito, non fosse altro perché qui si tratta amore fra trentenni, ma mi ha colpito la figura del protagonista di questo film che lo stesso regista definisce “piccolo e intimo”. E’ un uomo gentile, timido ma determinato nelle sue scelte, colto e appassionato di agiografia, che tutti i giorni sveglia la sua amata (lui fa il portiere di notte) con il caffè e la storia del santo o martire quotidiano. E’ un amore romantico, non banale, che resiste nel deserto greve della periferia romana, elude le trappole della precarietà, sembra solo infrangersi contro il dolore di non poter diventare madre e padre. Ma è solo una battuta d’arresto. Guido perde Antonia per poi saperla ritrovare senza dare alcun peso al tradimento.

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