Natale con i tuoi

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Piccolo, perfetto, godibilissimo, cesellato col bulino di una penna squisita questo L’ultimo Natale, lungo racconto di Elena Gianini Belotti appena pubblicato nei “gransassi” di nottetempo. L’autrice coglie con levità quella irrisolta ambivalenza che tanti/e hanno nei confronti della festa per eccellenza, quei giorni dell’anno che sembra obbligatorio passare con la famiglia, strappandosi a condizioni di vita scelte e coltivate, per uno stare insieme che si nutre spesso in ugual misura di affetto e insofferenza, condivisione e voglia di fuga, commozione e stanchezza.

La narratrice, una “zia” che vive da sola, racconta quattro lunghi giorni di convivenza delle quattro generazioni della sua famiglia: dal padre ormai vecchissimo segnato da una disperante fragilità – sarà l’ultimo Natale per lui? – ai pronipoti che richiedono un’attenzione assidua, l’uno nella piena esplosione vitalista dei suoi due anni e mezzo, l’altro ancora poppante. E la presenza fisica di tante persone nella stessa casa è scandita dai pasti, e messa in figura dagli “ingorghi” che si creano sulla soglia della cucina a colazione pranzo e cena, quando tutte le donne della famiglia, madri, sorelle, figlie, zie, nipoti si accalcano per apparecchiare e sparecchiare.

La consistenza dei corpi traspare dalla scrittura punteggiata di dialoghi al limite del surreale, quando le voci si accavallano e ciascuno segue il suo pensiero senza magari ascoltare davvero l’altro: si discute contemporaneamente se ci sarà la guerra in Iraq (siamo nel 1990), quale sia la temperatura corporea di adulti e bambini, come riempire e svuotare la lavastoviglie.

Ma si rivela anche nell’alternarsi dei suoni: magnifiche le pagine in cui il più vecchio e il più giovane – il padre-nonno-bisnonno Gildo e il piccolo Daniele – contribuiscono alla cacofonia generale l’uno con le note della Carmen di Bizet cantata da Maria Callas e l’altro con le vocine insinuanti del gatto e la volpe del cartoon di Pinocchio. Una co-esistenza che diventa cifra e simbolo dei rapporti tra due generazioni che sono l’alfa e lo zenit di un secolo e che fanno genealogia quando Daniele chiede alla zia di mettergli in ordine, in sequenza, i vari membri della famiglia: «Sembra pago di aver ricostruiro la propria genealogia maschile e di essersi orientato nel groviglio della parentela».

L’apparizione di Babbo Natale il 25 dicembre segna la temperatura emotiva della grande famiglia: tutto ruota intorno a Daniele, che ancora ci crede in quel vecchio signore con la barba bianca: tutti stanno al gioco, agli adulti tornano bambini. In mattinata in cucina si prepara il pranzo secondo la tradizione bergamasca – polenta e salsicce con carne in umido –  nel pieno sonoro che questa volta mescola Le nozze di Figaro e sempre, ancora, Pinocchio. Poi, «Daniele si immobilizza, ritto sul tavolo da biliardo, fulminato dalla meraviglia, gli occhi sbarrati, la bocca spalancta. Riacquista la voce ammutolita dalla sorpresa e grida, fuori di sè: È arrivato Babbo Natale! E arrivato Babbo Natale! Ha portato i regali!» E allora, «Anche papà […] finalmente ride divertito dalla scena e dalla disordinata felicità del bambino».

Elena Gianini Belotti, L’ultimo Natalenottetempo, roma 2012, 68 pagine, 6 euro

Leggendaria n.96, novembre 2012

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