Questo è dolore

È perentorio, secco come un ordine Questo non è amore, il titolo del volume scritto dalle giornaliste del blog del Corriere della sera 27esiama ora. Un libro-inchiesta, che raccoglie venti storie di donne in lotta con una quotidianità fatta di botte, gelosia feroce, soprusi, ferimenti, stupri, ma anche voci di uomini “maltrattanti”, e accanto loro chi lavora nella rete sociale e istituzionale che accoglie e protegge le donne. Magistrati, poliziotti, medici, avvocate. Un titolo che va dritto al cuore del problema, al nodo da sciogliere. Il punto che è il passo fondamentale da compiere. Sia per le singole donne che cercano la propria libertà, sia per la società, la cultura. Non è amore. Botte, sadismi, urla non sono amore.

Secco nello stile, come nella migliore tradizione giornalistica, il libro non è facile da leggere. Oltre che raccontare i fatti, le giornaliste coordinate da Giovanna Pezzuoli e Luisa Pronzato (Laura Ballio, Alessandra Coppola, Corinna De Cesare, Carlotta De Leo, Giusi Fasano, Angela Frenda, Sara Gandolfi, Paola Pica, Rita Querzè, Marta Serafini, Elena Tebano, Stefania Ulivi, Maria Luisa Villa), entrano nei sentimenti, nel mondo interno di chi parla.

Non solo è duro leggere di Veronica, ammazzata a 19 anni dall’ex fidanzato con un colpo alla testa. Un femminicidio compiuto nel 2006 da un allievo della Guardia di Finanza. Uno che «dopo essere stato lasciato per 7 mesi non l’aveva mai chiamata”, racconta la madre di Veronica, che non si dà pace. O seguire la storia di Elena, violentata per anni da un marito-orco che costringeva i figli a guardare e che una sera le ha quasi spaccato la testa contro un calorifero. “C’era sangue dappertutto. Mi ricordo solo che la piccola gridava: mamma non morire, ti prego. E io credevo che ci avrebbe ammazzati tutti”. Donne che vengono protette, di cui non si rivela il vero nome. Tutte, tranne una: Ileana Zacchetti, assessore alle Politiche sociali e alle Pari opportunità del Comune di Opera, nel milanese: “L’ho fatto per andare fino in fondo. Per le mie due figlie. E per senso di responsabilità nei confronti del mio ruolo di amministratrice”.

Perfino più difficile è ascoltare gli altri. L’uomo che dice: «le volevo stringere il collo», ma anche il poliziotto, ora esperto nell’accogliere e sostener le donne maltrattate, che ricorda come all’inizio gli fosse facile pensare, ma cosa hai fatto per farti ridurre così.

E anche le magistrate, le avvocate, le mediche. Nessuna nasconde la fatica, il peso nell’occuparsi di questo dolore.

Talmente faticoso, che parte del lavoro è mettersi sempre in posizione non giudicante. Non giudicare le donne che tornano, tornano dall’uomo che le perseguita, le massacra. Non giudicarle quando si ripresentano, alla polizia, al centro di accoglienza. Riprovare di nuovo ad aiutarle a trovare una strada.

Ecco, il libro, che è uno strumento prezioso, fornisce tutti i riferimenti possibili per chi ha problemi, lo dice con chiarezza.

Questo non è amore, questo è dolore

 

27ora, Questo non è amore. Venti storie raccontano la violenza domestica sulle donne, a cura di Giovanna Pezzuoli e Luisa Pronzato, Marsilio, 270 pagine 16, 50 euro (le autrici devolvono i loro compensi al Centro Antiviolenza Biblioteca delle donne Melusine dell’Aquila)

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La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.
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4 Comments
  1. Cara Bia, anche se con dolore, appunto, questo è un libro da leggere!
    Se farà piacere posso rendere visibile questa tua bella recensione sul prossimo numero del nostro trimestrale Pedagogika che si occuperà proprio di “relazioni tra i generi e violenza”. Colgo l’occasione per un caro saluto e spero di potere essere present qui a Milano in Libreria delle donne per la vostra presentazione di Leggendaria “Non violente. Non arrese”.

  2. Daniella Ambrosino

    il dramma nel dramma è che l’aiuto che la società può fornire in questi casi è assolutamente inadeguato. Si dice giustamente che il primo passo è denunciare, per poter attivare i poteri pubblici, la legge, ecc. ma di fatto, quando una donna denuncia, si ritrova allo scoperto in una terra di nessuno e in un tempo in cui l’uomo violento può agire a piede libero praticamente indisturbato, e per di più inferocito dalla denuncia stessa, intanto che si attivano magistratura, polizia, servizi sociali, e che passano i tempi e le procedure che devono essere concessi sia per le indagini sia all’accusato per difendersi fino alla condanna. E anche dopo una condanna per stalking, non esistono praticamente controlli e deterrrenti per verificare che effettivamente l’uomo si tenga a distanza dalla donna, e infatti quasi sempre lo stalking riprende nonostante la condanna. I luoghi dove le donne possono rifugiarsi e nascondersi al sicuro sono ridicolmente insufficienti, e poi comunque una donna non può restare nascosta per mesi o anni come una reclusa, e se va a lavorare nulla impedisce all’uomo di seguirla dal posto di lavoro e scoprire dove abita.
    Di fatto quindi non solo i mezzi finanziari, ma anche gli strumenti legislativi sono del tutto inadeguati a PREVENIRE il delitto. Non ci sono risposte preventive efficaci che proteggano effettivamente le potenziali vittime. In questo senso aiutare quelle donne a trovare una strada è estremamente difficile. Lo dico perché a volte si pensa che il quadro legislativo sia soddisfacente e manchino solo i mezzi materiali.

  3. Un libro da leggere, assolutamente: E’ necessario capire perchè succede. E Bia Barasini ci dona un quadro di riferimenti completo per difenderci dalla violenza, con mezzi legali e soluzioni possibili. Ma soprattutto sfata il mito che si possa fare violenza per amore o per gelosia. Il dolore è duro, l’autostima si perde, se non si agisce. E’ una questione essenzialmente culturale. L’uomo è portato a fuggire le fragilità: e questo fa sì che ci si allontani da tutta una sfera di emozioni che, quando si incontrano ed esplodono, non si sanno gestire. Basti un esempio: se si va a un parco gioco e si vedono dei bambini giocare, quando un maschietto cade e si fa male, cosa gli viene spesso detto? “Dai non piangere, sei un ometto…
    Ecco il cambiamento culturale potrebbe iniziare anche dalle piccole cose, anche da questo
    Leggiamo qiesto lirbo insieme, commentiamolo. Per salvarci, per conservare la nostra dignità, per amore del sè e dei propri figli.

  4. Giovanna Querci Favini

    E’ un problema grande, immenso, che per di più ha molte facce. Finora, come hanno già detto gli altri, non esistono misure adeguate e soprattutto ripugna pensare che proprio la persona offesa nel corpo e nella propria autostima, debba essere costretta a nascondersi come se “lei” fosse la colpevole. Infatti il primo sentimento che assale le donne che si decidono a denunciare è proprio la vergogna. La società ha tanto da farsi perdonare per come ha, da secoli, trattato le donne. Poiché io penso che esistano tanti, molti più di quanto si creda, di uomini sensibili e intelligenti, noi donne non dovremmo autoghettizzarci, ma dovremmo, al contrario aprirci e nei nostri seminari, nei nostri spettacoli teatrali dovrebbero partecipare sempre più maschi, perché purtroppo la società vede in quelli che si chiudono nel loro genere, degli inferiori o persone pericolose. Sono proprio gli uomioni, naturalmente oltre le donne, a dover e voler leggere questo libro. Sono anche gli uomini a ascoltare le sacrosante ragioni delle donne. Poiché pensiamo che l’omosessualità non sia una malattia, ma un modo di essere e vivere l’amore, a maggior ragione si dovrebbe capire che oggi i generi non contano, ma solo l’individuo e la sua intelligenza. Un uomo che compie violenza su una donna non è, prima di tutto, intelligente

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  1. […] http://www.societadelleletterate.it/2013/03/27-ora/ Share this:TwitterFacebookLike this:Like Loading… Posted on March 9, 2013 by letterattiva • This entry was posted in Lezioni and tagged cittadinanza, donne, I A, violenza. Bookmark the permalink. […]

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