Grazia ci crede ancora

Ma non ti sei stancata? A 75 anni Grazia Giurato, catanese, militante dell’Udi, femminista, donna impegnata in politica, risponde con un no convinto e quasi accorato. Tanto che nella propria autobiografia scrive: “Il fatto che mi interessi ancora di tante cose, partecipi alle manifestazioni, mi indigni e inviti anche gli altri a farlo, viene visto come una mia stranezza. Eppure non ci rinuncerei”. Sta tutto in questa frase della penultima pagina il senso del libro Ancora ci credo, che porta in copertina la fotografia di un corteo di donne al cui centro campeggia Grazia stessa che urla in un megafono.

Il libro – non è in vendita, si può avere scrivendo a Grazia che devolve eventuali offerte per opere umanitarie –  è corredata di molte belle foto e ha la prefazione di Nando Dalla Chiesa, con il quale Grazia ha diviso l’impegno militante nell’associazione catanese Cittàinsieme, di cui è stata una delle fondatrici nel 1988. L’intento era quello di cambiare la politica, di dare già allora voce alla società civile (proprio così, Società civile, si chiamava il gruppo fondato da Dalla Chiesa a Milano, alla fine degli anni Ottanta). Era il tempo della “primavera di Palermo”, dell’elezione diretta dei  sindaci e Grazia decise di autocandidarsi per il movimento per la Democrazia la Rete. Era uscita dal Pci nell’89, nel ’93 diventa consigliera comunale a Catania. “Non mi candidò la Rete, mi autoproposi. L’autoproposizione era un’eredità che mi veniva dalla cultura delle donne. Quando ci si autopropone, secondo me, c’è una consapevolezza speciale”.

Ecco il movimento delle donne, che fa sempre capolino nelle scelte esistenziali di Grazia, private e politiche. Infatti, osserva nel libro, la cosa che la urtava di più negli anni Settanta nell’Udi era che molte compagne ascoltavano il partito comunista prima dell’associazione e lei, che si era avvicinata all’Udi in viaggio di nozze, nel 1962, incontrando un banchetto per strada a Firenze, non poteva sopportarlo. Non è lei del resto l’irriducibile che in montagna, in vacanza con la famiglia e gli amici, si scoccia per una battutaccia e si fa rimproverare dal marito, che pure l’ha sempre sostenuta? Il fatto è che un loro amico spinge i figli a uscire e “andare in discoteca a toccare il culo alle ragazze”.  Grazia lo rimbrotta e il suo tono gela l’ambiente vacanziero. Lei, pur restando convinta di aver ragione, è a disagio per la propria impossibilità di tacere. O di “essere normale”.

Del resto sono anche i suoi tre figli maschi a ripeterle spesso che non è una madre normale.  Non cucina, fa politica, riempie la casa di ragazze problematiche chieste in affido ai servizi sociali: compensa così il dispiacere di non aver avuto la figlia femmina che tanto desiderava. E questo malgrado che il marito le ripetesse, a ogni parto, di non disperarsi troppo perché in fin dei conti le donne hanno vita più difficile dei maschi.  Madre particolare, dunque, ma che, come scrive oggi, ai figli si dedica parecchio dopo che nel  1976 va in pensione. Ha lavorato vent’anni  in banca, giovane diplomata e orfana di guerra  – il padre disperso in Russia – una pioniera anche in quel settore dove si trova spesso unica donna tra tanti colleghi.  Ha tempo, per fortuna, quando deve curare il figlio Riccardo che è nato sordo: diagnosi drammatica e tardiva che Grazia e il marito, anche lui medico, avranno soltanto a Milano. Per anni viaggia tra Milano e Catania, compra le protesi, segue le terapie del figlio e si da’ da fare perché persone più povere di lei possano avere modo di curare i propri cari come lei, che si ritiene una privilegiata e vuole dividere con gli altri la sua fortuna.

Grazia infatti è anche credente, tuttora. Eppure tra le sue tante battaglie c’è anche quella per l’interruzione volontaria di gravidanza. Celebre, a Catania, il cartello da lei sfoderato in piazza in quegli anni:  “credente, praticante, difendo la 194”. Ed è pure già stata grillina, Grazia, nel 2008, quando il movimento di Beppe Grillo era ancora in formazione. Insomma non è mai stanca, per fortuna.

 

Grazia Giurato, Ancora ci credo,La tecnica della scuola, Catania 2012, pag. 156

(Per avere una copia del libro contattare Grazia Giurato alla mail graziagiurato@tiscali.it

Un’intervista video

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