La storia di Salomé

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Colpisce, la scrittura lieve di Colombe Shneck, giornalista e scrittrice francese, in questo Le madri salvate (titolo originale La réparation). Una leggerezza che avvince e porta – con facilità, verrebbe da dire, se non fosse incrinata dall’angoscia – nel cuore nero della tragedia europea del secolo scorso, la Shoah. Il racconto ha il punto di vista di chi viene dopo, e da quella storia, che fa parte della sua genealogia, si sente lontana, come scrive lei stessa: «Mi dicevo: è troppo facile, porti sandali di capretto color bronzo, ti crogioli in storie d’amore impossibili, ti piace fare il bagno nel Mediterraneo, e pensi che una ragazza come te possa scrivere sulla Shoah?»

L’appuntamento  di Colombe con i segreti della memoria è racchiusa in una sorprendente proposta della madre – una madre difficile, immersa nel silenzio – quando era incinta per la prima volta: «Se è una femmina potresti chiamarla Salomé, come secondo nome? Era il nome di mia cugina, di cui non rimane niente». Colombe non aveva mai sentito nominare quella bambina, ma non chiese nulla. Salomé fu il nome che le suggerì per caso un’amica, per la bambina che le stava per nascere, dopo il primo figlio, maschio. Allora le tornò in mente la strana richiesta della madre, che era morta e non poteva più dirle niente. E così, nell’urgenza di scoprire finalmente qual era la storia della bambina di cui la figlia porta il nome, Colombe Schneck ripercorre le vicende della famiglia della madre. Una comunità di ebrei lituani, una comunità distrutta, o quasi, lo sterminio ha colpito il 95 per cento della popolazione.

La ricerca la porta negli Stati Uniti, in Israele, in Lituania. La porta sulle tracce della bisnonna, Mary, e delle sue tre figlie. Una, Ginda, è sua nonna, che viveva in Francia  fin dagli anni venti. Le altre, Masa e Raya, si salvano dallo sterminio. Non la madre, Mary, non i mariti, e soprattutto non i loro figli.

È questo il segreto, il silenzio che ha avvolto la vita della nonna e della mamma di Colombe. Che viaggia, incontra zie e zii, cugini e cugine di cui ignorava l’esistenza, che parlano come se l’aspettassero da sempre. Le raccontano della scelta di Mary, che ha salvato le figlie. Che la loro nuova vita dopo, senza i loro figli, Masa e Raya l’hanno amata tutta, sempre. Hanno vissuto, sempre. Con loro, ascoltando queste parole, Colombe Schneck  trova la strada per sciogliere il nodo di dolore e paura che avvolge chi sopravvive. Non c’è colpa, scrive. C’è vita da vivere.

Le  ultime parole del libro sono per Salomé, di cui è stata ritrovata una foto di quando aveva due anni: «Salomé Bernstein è nata ai primi di marzo del 1937, è morta alla fine di ottobre del 1943. Oggi avrebbe settantacinque anni. Per me è finalmente un’assente».

 

Colombe Schneck, Le madri salvate, traduzione di Margherita Botto, Einaudi Torino 2013, 136 pagine, 17 euro

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