Tra generazioni, parole e scoperte impreviste

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Una giovane amica mi ha segnalato questo libro, contro versa,  che ho letto con interesse  per più ragioni, anche nell’orizzonte del dibattito intergenerazionale che si è sviluppato nel femminismo italiano tra Paestum 2012 e Paestum 2013, con i suoi vari portati di emergenze e di senso politico.

E’ una mappa di narrazioni che viene prevalentemente dai sud  d’Italia:  Calabria, Puglia, Campania, Sardegna, Umbria, Marche e Roma: storie di vita, cambiamenti, fili di senso,  intrecci e percorsi di coscienza,  vite femministe in ricerca di donne nate negli anni ’70  –  come già si indica nel titolo –  che si raccontano ed interpellano nel testo collettivo “contro versa. Genealogie impreviste” per le edizioni Sabbia Rossa – dall’icastico nome indiziario –  di cui apre la nuova collana Genealogie.
Quando avevo 18 anni, incuriosita dal titolo e dai colori della copertina, mi capitò di leggere tutto d’un fiato un volume che mia mamma aveva lasciato distrattamente sul tavolo della cucina. Fu, per me, uno di quei rarissimi colpi di fulmine. Ero così affascinata e colpita, fin dalle prime pagine, che mi sembrò di vedere per la prima volta situazioni  che – in realtà – avevo avuto sotto gli occhi per una vita intera e che, anche grazie alla vicinanza con bisnonne, nonne e madre, mi erano familiari. Il libro era  È femmina, però è bella. Tre generazioni di donne al sud di Renate Siebert. All’epoca dovevo ancora scoprire che sorelle e madri non sarebbero state solo quelle biologiche. Per la prima volta, e non senza un certo stupore, mi riconoscevo femminista”. È Doriana Righini che apre in Premessa ed esplicita il senso politico di questa raccolta da lei promossa e curata, interpellando sé e le altre che nascevano in quegli anni di piena del movimento femminista e che si sono trovate per percorsi diversi e variamente situati a raccoglierne l’interlocuzione ed un filo genealogico, per quanto variamente tessuto e intramato.

Nel primo nucleo tematico “Pensarsi donne tra pubblico e privato” il focus figurale e d’esperienza si apre con il racconto del conflitto per la vita e  la morte, nella cornice sociale di mafia, per come è accaduto nella storia di Lea Garofalo “che aveva voglia di libertà anche nelle piccole cose”  e di sua figlia Denise raccolta da Doriana Righini a Pagliarelle/Catanzaro dal racconto della sorella Marisa. Per la vita e per la morte, appunto. Lei morta ma di cui la Figura rimane.
Denise Celentano, la più giovane delle autrici, porta il suo racconto d’esperienza nel tracciato del suo individuarsi donna, calabrese tra “straniera” in terra natale e “migrante” di ritorno,  nel suo percorso di coscienza e di politica, attraverso la figurazione delle sue tappe: RIMOZIONI, SCOPERTE, RIAPPROPRIAZIONI in genealogie del possibile e del desiderabile per sé, sul filo della sua esperienza di giovane donna che decide di tornare in quella Calabria delle origini e che sceglie di essere madre alla luce maieutica di Adrienne Rich, per esempio, e delle relazioni di senso libero della differenza in conflitto aperto con la violenza e il suo corteggio ed  in conflitto esplicitamente assunto, come necessario: che “non si viene tirati fuori dalla caverna, se ne esce”.
Una genealogia nella mia coscienza politica di donna non può che partire dalle relazioni con altre donne, donne reali, conosciute personalmente, che portano avanti un controdiscorso… ma anche donne conosciute tramite la scrittura, donne lontane, lontanissime per geografia, tempo e generazione, che con le loro parole mi orientano nel tracciare un percorso inedito di riappropriazione e autocoscienza. Scoprivo che la politica mi riguardava…”

E Giovanna Vingelli riguarda, nella sua Passione del capire, la vicenda della trasmissione generazionale tra sé, le altre, il mondo nel focus dell’Università e nel contesto di ricerca del centro di Women’s Studies Milly Villa (…) grata alla tradizione femminista che mi ha aiutato a rifiutare di riconoscere la realtà (data) come oggettiva, naturalizzata, che avrei dovuto accettare come una sfida alla quale adattarmi, come the wise daughter of educated man…

Nel secondo nucleo tematico “Nuovo corso di relazioni politiche” nel disegnare la cartografia genealogica della loro Collettiva Femminista,  collettivo di giovani vivaci intelligenze che movimentano e producono densità critica e politica dalla città di Sassari,  a partire dalla originaria relazione con Monica Farnetti e Laura Fortini, Lucia Cardone e Ivana Pintadu  ribadiscono ad introduzione del loro narrarsi il punto di scaturigine condiviso, guadagnato al senso, alla coscienza, alla politica ed al pensiero dalla magistralità riconosciuta ed amata di Carla Lonzi  “il passaggio cruciale per noi, lo spostamento che ci distingueva dalle altre pratiche, doveva essere innanzitutto la trasformazione delle nostre vite. Anche per questo nella nostra genealogia Lonzi ha un rilievo del tutto speciale e invero, tornando alla mappa del nostro Pays de Tendre , assomiglia ad una sorta di altissima montagna … una cima che si appoggia saldamente a terra e che ci richiama alla scommessa di alzare il cielo…
Forme possibili di alzare il cielo seguono nelle esperienze di Loredana de Vitis narrate in Dall’essere me all’essere Bellissima, dal contesto delle pratiche dell’UDI salentina degli anni 2004/05, attraverso le relazioni riconosciute con Milena Carone e con Pina Nuzzo, fino alla scommessa più recente, sul filo del lavoro di “Immagini amiche”, di “Io sono Bellissima progetto di pratiche di liberazione dal sessismo della visione di sé, del corpo, degli immaginari, che ha realizzato con soddisfazione e porta in giro nel mondo ampio, ultimo approdo per ora:  Mình That Tuyết nella sede del Museo delle donne ad Hanoi.

Il femminismo per me è stata dunque una sfida che si è giocata su un duplice binario: da un lato le battaglie per i diritti che sapevamo inattaccabili, dall’altro, sul piano simbolico e culturale, l’impegno a reinventare una pratica e una parola ormai occultata dall’ideologia post-femminista!
La mia generazione è cresciuta nell’orizzonte culturale del post-femminismo, inteso non solo nella valenza positiva che è quella che a me convince di più, cioè come superamento di un’identità femminile, univoca e omogenea, sovradeterminata dal “genere”, ma nel suo significato luttuoso, come morte del femminismo.
La macro-narrazione e della donna “eccezionale” o “di potere” ha prodotto vuoti nella memoria storica, stravolgendo anche il senso dell’esperienza politica delle donne e lasciando sullo sfondo le donne reali e soprattutto la relazione politica con altri modelli di riferimento, quello delle nostre madri simboliche. La mia biografia femminista si è formata su questa consapevolezza, che si era smarrita una storia comune da raccontare. E’ qui concentrato uno dei nervi del conflitto. Perché di questa assenza o vuoto, noi ragazze abbiamo cominciato a vederne potenzialità e possibilità del nostro tempo…
”  Angela Ammirati –  giornalista e dottoranda, coop. sociale BeFree,  associazione Da sud –  problematizza la continuità genealogica per indagare  il portato del conflitto necessario, nella sua esperienza,  nel riconoscimento di sé e per la soggettivazione politica femminista: linguaggi, pratiche , scarti e scatti di pensiero, scommesse necessarie del presente e della sua materialità incarnata nelle esistenze, come peraltro, sottolinea, al convegno di Paestum 2012 è vivamente e vivacemente emerso;  e come precedentemente già raccolto in un  DWF del 2001 “Genealogie del presente”.
Anche Monia Andreani, nel suo ripercorrere e riguardarsi, tra studio e lavoro,  tra l’università di Perugia e di Urbino, sottolinea la condizione necessaria della propria materialità esperienziale per  poter raccogliere eredità fuor di metafora,  nelle proprie condizioni ed esperienze del divenire-donne “poi all’università, accanto alla filosofia occidentale e ben prima del pensiero femminile, ho incontrato una storica femminista e, grazie a lei, la storia delle donne …”

Scrittura, arte e cinema è il focus della terza parte, in cui Alessandra Pigliaru e Federica Timeto  indagano e raccontano alcune letture e visioni.
Le personagge di Fausta Cialente  sono  interpellate “come soggettività di enunciazione” in maniera singolare da Alessandra Pigliaru: la Natalìa del partire da sé del primo romanzo (1930) censurato dal fascismo (e poi, no?) per sospetto di lesbicità, la Camilla di Un inverno freddissimo (nella Milano  postLiberazione 46-47) , la Daniela  di Ballata levantina (e la volitiva sua nonna Francesca nella ricca corrotta borghese Alessandia d’Egitto) “quello su cui desidero interrogarmi sono le personagge prodotte dalla scrittura di donne; credo infatti che introiettare genealogia sia un’operazione che le personagge pongono in un atto di creazione, facendo sponda anzitutto con chi le ha portate al mondo: la loro madre scrivente. … Quella personaggia arriva al mondo con un suo corredo familiare preciso che si muove in un doppio modo: il primo appartiene alla costellazione stessa della scrittrice, il secondo è più proprio, e implica una libertà femminile attribuita dalla stessa madre-scrittrice che consente alla personaggia di muoversi e operare autonomamente”. Sollecita il lavoro di Alessandra,  oltre che per la peculiarità della sua lettura,  anche per il suo riportare  attenzione e  memoria agli scritti di Fausta Cialente; in direzione ostinata e contraria, sottolineerei, alle pratiche correnti dell’editoria ( provare a cercare gli scritti di Fausta  Cialente in una libreria?)
L’incontro laborioso e difficile tra arte e femminismo in Italia è il punto di visione che porta Federica Timeto  nel rivedere la vicenda critica e produttiva delle estetiche e dell’arte,  nell’arco temporale che va dal ’70 a qui, tra produzione artistica ed elaborazione teorica e critica . La riflessione sull’arte e sul ruolo dell’arte nelle vite sappiamo essere  una delle grandi invenzioni simboliche del femminismo; non a caso, mi pare, allora qui,  il ripercorrere questa storia si chiude(ri/apre) sul lavoro di autocoscienza di Carla Lonzi che è andata dalla coscienza critica dell’arte alla coscienza critica delle vite, a partire dalla propria. E ritorno!
Nel segno delle vicende e delle riconoscenze: contro versa prospettiva.
E quindi, sì, il femminismo è vivo e lotta insieme a noi!

contro versa. Genealogie impreviste di nate negli anni ’70 e dintorni, Sabbia Rossa, Reggio Calabria 2013,15 euro
www.cinemadonne.it

 

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