Parla Francesca, uccisa ma non vittima

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riccelli dentro«Notte tra venerdì 15 e sabato 16 febbraio, ore 3.00: papà è sveglio, guarda nella mia stanza, non ci sono e io di solito avviso sempre se dormo da qualche amica. Prova a chiamarmi sul cellullare ma la signorina della Tim sostiene che non sono raggiungibile. Passa un po’ di tempo, papà non ce la fa più…»
A parlare, nel libro della giovane Deborah Riccelli (qui al suo coinvolgente esordio narrativo), è la giovane Francesca, trovata uccisa in un fienile la notte successiva a quella di san Valentino. È lei a raccontare perché ha rivisto Gabriele proprio la sera dopo aver festeggiato con Giacomo, il nuovo ragazzo, con cui viveva finalmente una storia d’amore non nevrotica. È lei a spiegarci che Gabriele l’ha uccisa semplicemente perché non voleva che lei si staccasse definitivamente da lui. Gabriele, primo amore e storia interminabile, che l’ha sedotta al primo sguardo e tradita per anni, sempre mentendole e sempre cercandola.  Ed è Francesca, tenera e preoccupata, a osservare la sorella Sarah, la madre e il padre, le amate amiche che, prima di trovare il cadavere, sperano di ritrovarla viva. Questa voce che viene dall’aldilà, forte e autentica, non è la voce di una vittima, ma la voce di una ragazza volitiva colta di sorpresa da un gesto che non aveva certo previsto, anche se da tempo aveva voluto porre fine, in accordo con Gabriele, a quell’amore malato di cui aveva invece consapevolezza.
A sua volta Gabriele non è propriamente un violento, né tanto meno si direbbe un mostro, ma piuttosto un mentitore, un ossessivo, che fin dall’inizio l’ha controllata e invasa fino a non accettare che Francesca scegliesse un altro. Si capisce lo sforzo dell’autrice di raccontarci una storia che abbiamo ascoltato tante volte ma da un punto di vista particolare e senza voler semplificare né le contraddizioni di tanti amori né le ambiguità che la stessa Francesca ha coltivato per anni.
Il racconto ha un ritmo serrato, teatrale, emozionante. E infatti quando è stato letto in pubblico a Genova durante la presentazione del libro, quando due attori hanno dato voce a Francesca e Gabriele, tutti siamo rimasti molto colpiti. Lì si è compreso bene perché all’autrice sia già stato chiesto di portare il libro in alcune scuole accompagnandolo alla lettura di brani scelti. Del resto Deborah Riccelli scrivendolo aveva tante ambizioni: intendeva prima di tutto dar voce a Francesca perché spesso non la si concede alle vittime, mentre si finisce per sapere tutto degli assassini; poi desiderava che in tante ci si riconoscessero per imparare a vedere, fino a che si è in tempo, i fattori di rischio di alcune relazioni. Il progetto, a mio parere riuscito, lo spiega così: «Francesca è frutto della mia fantasia, che mi ha concesso tante libertà, ma il libro è tratto dalla vera storia di Veronica Abbate. Lo dedico a lei e al coraggio di sua sorella Ilenia e dei suoi genitori, a cui si deve la nascita dell’associazione V.E.R.I., diminutivo di Veronica ma anche acronimo di Verità, Emancipazione, Rispetto e Impegno, associazione che nel maggio 2013 è riuscita ad ottenere, nel casertano, una casa sottratta alla camorra e ne ha fatto un rifugio per donne maltrattate».
Altro desiderio dell’autrice è infatti quello di mettere al centro della storia i parenti e gli amici, che resteranno segnati per sempre da questo omicidio. «Vorrei riuscire a rendere protagonista il dolore di chi sopravvive alle vittime, dei parenti che si trovano spesso a fronteggiare la curiosità mal posta della stampa, le domande inopportune degli inquirenti, i luoghi comuni che ancora attraversano la nostra società. Ho visto la solitudine di tanti parenti dopo l’omicidio e vorrei poterli aiutare in qualche modo», spiega Riccelli, di professione ottica, ma volontaria da anni in un centro antiviolenza e più di recente animatrice di una associazione – Oltre il silenzio Onlus Genova – che intende dare aiuto psicologico e legale non solo a chi è vittima di violenza ma appunto anche ai parenti.
Come nel telefilm di successo Desperate Housewives dove si sente la voce mai spenta di una amica delle protagoniste – le casalinghe disperate – uccisa dal marito, come nei Monologhi della vagina di Eve Ensler, in cui le vittime riprendono la propria soggettività raccontandosi, anche nel libro di Deborah la voce d’oltre tomba di Francesca diventa un escamotage capace di illuminare zone d’ombra a cui è necessario arrivare se vogliamo capire come si può cambiare la relazione tra le donne e gli uomini.  *

Deborah Riccelli, Nessuno mai potrà + udire la mia voce, Palomar 2014, pag. 128, euro14,50.

 

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